A Porano Pietro Benedetti ancora in “Drug Gojko”

NewTuscia – PORANO – La Legge 92/2004, fin dalla sua genesi parlamentare e successivamente nei singoli articoli, si propone di ” (…) conservare e rinnovare la memoria, della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra (…) ma anche “(…) della più complessa vicenda del confine orientale (…).

Si tende infatti a dimenticare che a Trieste, nella Venezia Giulia e nei territori confinanti, la storia non comincia il  1° Maggio 1945, giorno della Liberazione della città per mano Partigiana.

Nel 1920, ad esempio, Mussolini nel suo discorso al teatro di Pola affermava: (…) per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani (…). Fin dai primi anni ’20 gli squadristi ebbero mano libera e solidi appoggi  economici per le loro infami incursioni; nel ’22 iniziò la campagna di italianizzazione vera e propria: divieto di parlare in sloveno, chiusura di scuole “non italianizzate”, devastazioni di sedi associative, modifiche alla toponomastica e anche ai nomi e cognomi delle persone.

Furono la violenza fascista e l’annullamento dell’autonomia culturale e linguistica delle popolazioni slave, ad esasperare inevitabilmente i sentimenti di inimicizia nei confronti dell’Italia.

Con l’occupazione nazi-fascista di Dalmazia, Slovenia e Croazia nel 1941 vennero attuati stupri, massacri, bombardamenti e deportazioni di massa, specialmente a danno delle minoranze. 
Gli italiani contribuirono attivamente con la creazione dei campi di concentramento e di sterminio o di luoghi d internamento, anche in Umbria: secondo dati accertati, gli sloveni e i croati deportati dalla primavera del 1942 al 8 settembre 1943 furono non meno di 25.000. Tra i più terribili quello sull’isola di Arbe (ex provincia di Fiume, oggi Croazia): su circa 7500 internati i morti furono almeno 1435, tra cui oltre 100 bambini di età inferiore ai 10 anni; il tasso di mortalità superava quello del campo di Buchenwald.

Alla fine della guerra la Jugoslavia conterà circa 1 milione di vittime di cui 300.000 direttamente attribuibili alle truppe d’occupazione italiane. Dopo l’8 settembre ’43 e fino al ’45, con le sorti della guerra rovesciate, le popolazioni slave e l’esercito popolare della nascente Jugoslavia intensificarono la lotta contro i simboli della dittatura, gerarchi fascisti e camicie nere, anche con una serie di “infoibamenti”, il cui numero aumenta di anno in anno soltanto nella propaganda della destra e dei neofascisti, salvo però trovare difficilmente riscontri documentabili.

Pensiamo che nel prendere in considerazione oggi la questione delle foibe non si possa non tener conto del contesto che fu: non per negarle o per ridurne l’importanza, ma per contestualizzarle.
La storia non si cancella e ogni altro uso della stessa che non abbia riscontri tangibili, nella migliore delle ipotesi appartiene al peggior revisionismo.

E’ importante ricordare, magari senza retorica e onestà vorrebbe ricordare tutto!

DOMENICA 9 FEBBRAIO ore 16:30 – SALA CONSILIARE del COMUNE DI PORANO

PIETRO BENEDETTI in “DRUG GOJKO
La storia nel racconto di Nello Marignoli, militare italiano sul fronte greco – albanese, l’indomani dell’8 settembre 1943 partigiano nella Resistenza Jugoslava.
Introduzione a cura del prof. ANGELO BITTI, storico e ricercatore ISUC “Il contributo degli slavi nella Resistenza Umbra”

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21