Disposizioni della Soprintendenza Belle Arti sui provvedimenti di autorizzazione in merito alla sostituzione di colture tradizionali con impianti di nocciole

di Simone Stefanini Conti

NewTuscia – VITERBO – La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per l’Area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale ha recentemente inviato una lettera circolare alla Regione, alla Provincia di Viterbo e a numerosi comuni della Tuscia, relativa ai “provvedimenti di autorizzazione in merito alla sostituzione di colture tradizionali con impianti di nocciole”.

In osservanza del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio e del Piano Territoriale Paesistico Regionale PTPR-Lazio, la Soprintendenza avverte che si rende necessaria l’acquisizione dell’autorizzazione paesaggistica, qualora:

  • i noccioli siano impiantati in “aree della Tuscia riconosciute beni paesaggistici di interesse archeologico”, dato che “le lavorazioni assai pesanti, veri e propri scassi che raggiungono una profondità spesso di molto superiore al metro” rischiano “di danneggiare gravemente le preesistenze celate nel sottosuolo e oggetto di tutela” (per le sanzioni disposizioni del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, art. 146, e l’articolo 160 e seguenti);
  • gli impianti di noccioli, “essenze… non autoctone e palesemente non storicizzate”, vengano sostituiti alle tradizionali colture come quelle dell’olivo (con specie autoctone di elevato pregio), all’interno di aree classificate come paesaggio agrario di rilevante valore e/o “paesaggio agrario di valore”; secondo il parere della Soprintendenza, “tali colture, oltre a comportare rischi per le locali produzioni di eccellenza, adducono una inevitabile alterazione dei caratteri identitari del paesaggio agrario e fondiario”.

Il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre ha  espresso vivo apprezzamento per questo chiarimento, a firma del Funzionario Archeologo dott.ssa Maria Letizia Arancio e della Soprintendente arch. Margherita Eichberg, quale importante contributo alla salvaguardia del patrimonio culturale e paesaggistico della Tuscia, augurandosi che sia sufficiente a impedire ulteriori danni irreversibili, come quelli già arrecati al patrimonio archeologico di Bisenzio nel Comune di Capodimonte.

In questi ultimi mesi – conclude il comunicato del Biodistretto della Via Amerina e delle Forre –  si sono registrati  diversi coraggiosi interventi delle Soprintendenze per la tutela del territorio italiano, scrigno di tesori e bellezze paesaggistiche; ricordiamo ad esempio l’azione per arginare l’incremento esponenziale di occupazione di suolo agricolo con impianti fotovoltaici e l’emanazione di pareri negativi alla realizzazione di impianti geotermici.