“Padroni e sfruttati: la solita storia schifosa, appena fuori dalle mura di Viterbo”

NewTuscia – VITERBO – Otto persone irrompono nel bel mezzo di un sit-in organizzato dalla FLAI-Cgil in solidarietà con i braccianti agricoli che lavorano dall’alba fino a notte fonda nelle campagne appena fuori Viterbo. Intimidazioni, minacce, urla, insulti: solo la presenza della Digos ha evitato il peggio. La situazione del lavoro bracciantile a Viterbo è nota a molti, e non da oggi: caporalato, lavoro nero, orari massacranti, assenza di controlli e di informazioni, violazioni dei diritti dei lavoratori (molti di loro discutendo con i sindacalisti sulla disoccupazione agricola avevano chiesto l’anonimato per evitare ritorsioni). Anche la semplice attività di distribuzione di materiale informativo oggi sembra dare fastidio ai “padroni della terra” – come lo scrittore Ignazio Silone chiamava i latifondisti di Fontamara. Nessuna lotta per i diritti, nessuna inchiesta giornalistica può permettersi di interrompere la consueta pratica dello sfruttamento dei braccianti: e così padroni e padroncini continuano impuniti, nel silenzio assordante di istituzioni e politici. Ora i principali partiti viterbesi si affrettano a condannare l’accaduto: ma perché non si sono mossi per tempo, visto che il quadro era già sufficientemente chiaro? E perché non l’hanno fatto le forze dell’ordine? La Federazione Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista, nel condannare qualsiasi pratica antisindacale, esprime totale solidarietà alla FLAI-Cgil e al giornalista Daniele Camilli (anch’egli preso di mira per le sue meritorie inchieste sulla condizione bracciantile nella Tuscia). Anche a Viterbo siamo e saremo sempre al fianco di chiunque voglia squarciare il velo del silenzio sullo sfruttamento dei lavoratori.

Roberta Leoni
Segreteria Partito della Rifondazione Comunista (Sinistra Europea)
Federazione di Viterbo