di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – La scelta del Ppe come riferimento unitario di 36 sigle. La senatrice Paola Binetti anticipa : «Ci collocheremo al centro per seguire la dottrina sociale della Chiesa, senza spezzettarla».

Ora le adesioni e incontri regionali. La scenografia è semplice ed evocativa (sullo schermo accanto al palco il simbolo della Dc e, sotto, quello del Ppe). Evocativo anche il giorno scelto: il 18 gennaio, a 26 anni dalla chiusura dei battenti – al Palazzo dei Congressi dell’Eur – della Dc e dalla conseguente nascita del Partito popolare. Si riparte da lì, in una gremita sala convegni del Museo dell’Arte sanitaria, al lungotevere in Sassia, accanto all’ospedale Santo Spirito a Roma.

Una chiamata a raccolta delle componenti che si collegano direttamente a quell’esperienza, cercando di evitare i personalismi.

Prova ne è il fatto che i due promotori, Lorenzo Cesa (per l’Udc) e Gianfranco Rotondi (Dc per le Autonomie), siedono in terza fila. Inno nazionale eseguito al pianoforte, circa 150 i promotori presenti, a nome di 36 associazioni dell’arcipelago democristiano. Quattro i parlamentari che fanno parte del progetto iniziale, tre senatori (Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Sacconi) e un deputato, lo stesso Rotondi, che rappresenta la fondazione Dc messa in piedi con Rocco Buttiglione. Sul palco Calogero Mannino, appena uscito da un’interminabile odissea giudiziaria, accolto da un lungo applauso, e Giuseppe Gargani.

Presenti tre “figli di” dal cognomeimportante: StefanoAndreotti, MariaFidaMoro e Nino Galloni. Il nome sarà con tutta probabilità la traduzione italiana del Ppe, il “Partito dei popoli europei”: la nuova formazione, che dovrebbe partire entro due mesi con un Congresso, dovrebbe chiamarsi “Partito del popolo italiano”.

“Popolari 101, si riparte?”, recita il titolo,dove 101 sta per gli anni passati dall’appello di don Sturzo ai “liberi e forti”.

Angelo Picariello sul quotidiano dei Vescovi italiani  Avvenire annota il 18 gennaio scorso: Si riparte da dove si era rimasti, con un video dell’intervento di Mino Martinazzoli, risalente a quel lontano 18 gennaio 1994.

La nuova formazione politica sarà ufficializzata entro due mesi da un congresso, annuncia Rotondi: «Da domani partiranno le adesioni e poi replicheremo con 20 iniziative  in tutte le Regioni».«Il popolarismo sturziano ci insegna la moderazione come metodo, la solidarietà contro gli egoismi; la necessità di ricercare una sintesi tra interessi spesso contrastanti», dice Cesa. E nel solco del pensiero del sacerdote di Caltagirone c’è piena adesione, a differenza dei partiti del centrodestra, al sistema proporzionale, «per consentire la più ampia rappresentanza delle idee, degli interessi e, non da ultimo, dei territori», chiarisce il segretario dell’Udc.

«Manca alla politica italiana l’esperienza forte di un centro capace di partecipare all’azione di governo», dice Paola Binetti.

«Un’esperienza – prosegue – da rilanciare all’insegna dell’inclusione sociale, dell’unità dei cattolici, in nome di un riferimento unitario, e non spezzettato alla dottrina sociale della Chiesa, e di una nuova ecologia».

Anche a Viterbo si attendono eventi organizzatovi e adesioni alla nuova formazione del Popolarismo d’ispirazione cristiana.