Kateryna Palazzetti

NewTuscia – VITERBO – “In Italia l’emergenza smog è sempre più cronica e si ripresenta puntuale ogni anno.” La conferma arriva dai nuovi dati di Mal’aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico nelle città del bel paese. Una vera e propria emergenza che, oltre ad impattare gravemente sull’inquinamento atmosferico, costringe i cittadini a dover giornalmente respirare aria non pura.

A Gennaio 2020 il primato negativo va a Frisinone, Milano, Padova, Torino e Trevisono che hanno già registrato sforamenti di PM10.

In base al report di Legambiente sono 54 i centri urbani che nel 2019 hanno superato il limite previsto per le polveri sottili (PM10) o per l’ozono (O3).  L’infelice podio va a Torino che ha raggiunto le 147 giornate fuorilegge (86 per il pm10 e 61 per l’ozono), seguita da Lodi con 135 (55 per pm10 e 80 per ozono) e Pavia con 130 (con un totale di 65 superamenti per entrambi gli inquinanti).

19 sono le città che hanno registrato oltre 100 giorni di superamento dei limiti giornalieri nelle centraline Arpa, mentre 14 sono le città che hanno oltrepassato i 50 giorni complessivi. Molti capoluoghi del sud della penisola italiana hanno superato “solo” i limiti per l’ozono come Casera (52 giorni), Enna e Potenza (50 giorni) e Avellino (46 giorni). Stessa sorte è toccata, nei periodi estivi, anche a molte città del centro Italia: Terni con 47 giorni, Chieti con 45, Lucca con 44, Grosseto con 37, Pescara con 34, Firenze con 30, Macerata con 28 ed in fondo alla classifica si posizione Roma con 27 giornate.

Il 28% delle città monitorane da Legambiente dal 2010 al 2019 ha annualmente superato i limini giornalieri di PM10. Primo capoluogo in classifica è Torino che ha sforato i limiti 7 volte su 10 per un totale di 1086 giorni di inquinamento in città.

“L’ormai cronica emergenza smog – ha dichiarato Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – va affrontata in maniera efficace. Le deboli e sporadiche misure anti-smog, come il blocco del traffico adottato nei giorni scorsi a Roma e in diverse città della Penisola, sono solo interventi palliativi che permettono di contenere temporaneamente i danni sanitari, ma non producono effetti duraturi se non all’interno di interventi strutturali. È urgente mettere in campo politiche e azioni efficaci ed integrate a livello nazionale che riguardino tutte le fonti inquinanti, programmando interventi sia sulla mobilità urbana sempre più pubblica, condivisa, a zero emissioni e multi-modale, che sul riscaldamento domestico, la produzione di elettricità e quella industriale e l’agricoltura. Solo così si potrà aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica”.