Umbria. Un decreto “taglia lavoro” cancella migliaia di professionisti, la Fesica Confsal ricorre al TAR del Lazio

NewTuscia – PERUGIA –  “A tutti coloro che hanno legittimamente conseguito il titolo di massaggiatore massofisioterapista dopo il 2015 e svolto meno di trentasei mesi di attività, è preclusa la possibilità di iscriversi negli elenchi speciali e conseguentemente di svolgere la professione per la cui formazione hanno investito tempo, energie ed ingenti somme di denaro”.

E’ quanto dichiara il segretario nazionale del comparto massofisioterapico della Fesica Confsal Carmine Camicia a seguito del ricorso, depositato al Tar, di alcuni lavoratori assistiti dallo stesso sindacato e dal proprio ufficio legale.

Lavoratori e sindacato denunciano l’annullamento della qualifica di Massofisioterapista acquisita al termine di un corso abilitante riconosciuto dal Ministero della Salute; l’infondatezza della questione di legittimità costituzionale e l’illogicità e l’irragionevolezza per violazione e falsa applicazione degli articoli 3, 4 e 41 della Costituzione.

“Il nostro sindacato – ha spiegato il segretario generale della Fesica Confsal Bruno Mariani –  tramite i nostri legali con in testa Paola Petri, ha impugnato, in questi giorni, il decreto attuativo della suddetta legge, chiedendo la sospensiva dei suoi effetti. Nello specifico, a tutela dei propri iscritti, si è ricorsi contro il Ministero della Salute per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, del Decreto del Ministro della Salute del 9 agosto 2019 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 settembre scorso”.

“Siamo davanti, ma sarà il Tribunale amministrativo regionale del Lazio a pronunciarsi – continuano i sindacalisti Camicia e Mariani – ad un chiaro caso di illegittimità. In Umbria in circa vent’anni si sono formati migliaia di operatori sanitari attraverso un corso triennale. Oggi il Ministero della Salute, attraverso un decreto attuativo, con un ‘colpo di spugna’, cancella la norma che regolamentava i corsi e la rende anche retroattiva. Riteniamo illegittima la legge 145/018 perchè toglie a migliaia di professionisti un titolo acquisito, creando un principio bulgaro. Con questo provvedimento molti giovani, che finalmente avevano trovato una occupazione dopo aver conseguito con profitto il titolo di MFT, si troveranno – concludono Camicia e Mariani – senza un lavoro dal primo gennaio prossimo”.

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