Oggi Festa dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate. Le parole del Capo dello Stato Sergio Mattarella all’Altare della Patria

Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA, VITERBO – In queste ore a Roma all’Altare della Patria ed in ogni comune d’Italia davanti ai Monumenti eretti per onorare la Vittoria e i Sacrifici di tanti giovani, vengono ricordati i caduti ed i combattenti della Prima Guerra Mondiale, nella Giornata dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate.

Queste le parole del Capo dello Stato, Sergio Mattarella riportate dall’Agenzia Giornalistica ANSA: “Oggi 4 Novembre – scrive il capo dello Stato in un messaggio al ministro Guerini per l’occasione – celebriamo il Giorno dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, in questo 2019, anno centenario del decreto che volle una festività dedicata alla appena conquistata unità della Patria. Settanta anni fa la Repubblica riconobbe, con legge del Parlamento, il 4 Novembre come Giornata dell’Unità Nazionale. Una data in cui si riassumono i valori di una identità nazionale lungamente perseguita dai popoli d’Italia con le aspirazioni risorgimentali e con i grandi sacrifici compiuti dal popolo italiano nella prima guerra mondiale”. 

“Ricorrono altresì – prosegue il Capo dello Stato – 20 anni dalla legge che apriva alle cittadine italiane l’arruolamento nelle Forze Armate, con un contributo positivo alle capacità del Paese in materia di difesa. Le gesta e l’esempio che hanno contraddistinto il comportamento di tanti militari nelle vicende che hanno accompagnato nei decenni lo sviluppo dell’Italia, ispirano ancora oggi il personale delle Forze Armate, al quale va la riconoscenza di tutto il Paese per il contributo fornito alla sicurezza della comunità nazionale e internazionale.

Nelle aree più martoriate del nostro pianeta, i nostri militari assicurano il sostegno dell’Italia alla salvaguardia dei diritti umani e per prevenire e contrastare il terrorismo”.

“In un mondo – sottolinea ancora – attraversato da molteplici tensioni e scosso da diffusa conflittualità, lo Stato italiano oggi schiera oltre 6000 persone in 22 Paesi, a salvaguardia dei più deboli ed oppressi. A tutte loro va un particolare pensiero. Si tratta di un impegno gravoso che risponde alle responsabilità assunte dalla Repubblica a tutela della pace nel contesto internazionale, in particolare dell’alleanza alla quale abbiamo liberamente scelto di contribuire, il Trattato dell’Atlantico del Nord, e nell’Unione Europea. Un ruolo riconosciuto ed apprezzato, ad iniziare dai Paesi amici ai quali forniamo supporto nell’affermazione della loro indipendenza, nel consolidamento di relazioni internazionali rispettose della legalità e dei diritti di ciascuno.

I traguardi raggiunti ci consentono di guardare al futuro con fiducia, consapevoli, tuttavia, dei rischi e delle sfide portate tuttora alla pacifica convivenza. In questo giorno in cui celebriamo l’Unità Nazionale e festeggiamo le Forze Armate, desidero trasmettere il più vivo apprezzamento del Paese per la professionalità e le qualità umane espresse dai militari e dai dipendenti civili della difesa nella loro attività. Ad essi e alle loro famiglie rivolgo l’augurio più cordiale. Viva le Forze Armate, viva la Repubblica”.

Il Ricordo della Giornata dell’Unità d’Italia e delle Forze Armate nei Pesi colti dal sisma.

Anche nei comuni colpiti dal terremoto e nei luoghi di temporanea dimora le popolazioni ed i tanti esemplari soccorritori, militari e civili, impegnati in questa emergenza viene ricordato il 4 novembre, crediamo per sentirsi uniti nel momento della prova e per trarre nuova forza e ispirazione per la Ricostruzione delle cittadine.

Molto spesso si discute sulla mancanza di valori del tempo presente, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. Tutti si interrogano su cosa fare, dove guardare.   La risposta è quella di rivalutare i protagonisti delle pagine più eroiche della storia d’Italia per trarre una nuova volontà collettiva di ricostruire il presente ed il futuro sulle solide basi unificanti dei principi costituzionali.

Quella grande vittoria del 4 novembre 1918, ottenuta con il sacrificio di milioni di soldati, tra cui tanti giovani – fra cui settecentomila caduti – l’impegno di tutta la nazione affinché la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. È significativo che oggi di fronte ai nostri Monumenti, possiamo celebrare il 4 novembre riconciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.

Non dimenticare “la memoria storica” degli avvenimenti di un Reduce: il racconto di un Ragazzo del 1899.

Uno degli ultimi testimoni della Grande Guerra nella Tuscia Viterbese è stato un ultracentenario, Torquato MAGGI, un Ragazzo del 1899, scomparso a centoquattro anni alcuni anni fa.  Fino all’ultimo egli cercò di far riscoprire a tanti ragazzi che gli facevano visita lo spirito, e la memoria storica di chi partecipò come combattente al Primo Conflitto Mondiale, esperienza spaventosa, come sempre e solo la guerra sa essere.

Agli occhi ed al cuore dei ragazzi l’esperienza vissuta e raccontata dal cavaliere di Vittorio Veneto Torquato Maggi conta sicuramente più di tante pagine di storia o di tanti discorsi di circostanza quanto, talvolta, ipocriti e privi di valori ed esperienze vissute.

Uomini come Torquato Maggi sono testimoni eroici – nella loro comune esperienza di cittadini e di lavoratori – devono essere di esempio e di stimolo per tutti noi, in modo particolare per chi amministra la “res  publica” , nei ruoli di maggioranza o di opposizione: il benessere di cui oggi godiamo è il frutto dei drammatici sacrifici di tanti giovani spesso inesperti ed inconsapevoli soldati  che hanno sacrificato  la loro gioventù in nome dell’ideale di Unità della Patria,  portando a compimento il disegno unificatore del Risorgimento.

Un messaggio di riscoperta concorde dell’Unità nazionale, oltre le divisioni del presente. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: questo giorno espressione di riconoscenza per il servizio delle Forze Amate e di Polizia alla sicurezza interna ed internazionale. Il racconto sempre attuale di un Cavaliere di Vittorio Veneto.

 Il messaggio e la testimonianza dei Combattenti come Torquato Maggi, dei Cavalieri di Vittorio Veneto, è quello di collaborare, oggi, ciascuno nel proprio ruolo, alla crescita del nostro Paese, oltre gli episodi di corruzione e di malgoverno della cosa pubblica.

Ma andiamo a scoprire l’esistenza di un uomo che ha vissuto a cavallo di due secoli, due guerre, la ricostruzione post-bellica, il benessere degli anni sessanta e settanta, sino ai nostri giorni di nuovo incerti del “terzo millennio”.

Torquato Maggi fu chiamato alle armi nel luglio 1917, come tanti “Ragazzi del 1899” ormai scomparsi e venne destinato al 70° Reggimento Fanteria di Arezzo e successivamente al 119° Fanteria Brigata Emilia.  Fu protagonista, in prima e seconda linea degli scontri sul Monte Grappa, ove aveva combattuto sino all’ottobre del 1918.

Anche negli ultimi anni di vita, a centoquattro anni, quando la vista si era affievolita e l’udito appariva un po’ precario, conservava nella sua memoria il ricordo dei giorni di guerra, che raccontava ai suoi visitatori ed ai familiari con inalterata lucidità.

In giornate di guerra particolarmente afose, preso da sete e da fame incontrollabili di un diciassettenne, non esitò con i suoi commilitoni a bere l’acqua di una pozza utilizzata normalmente dagli animali al pascolo e a divorare un tozzo di pane trovato frugando tra rifiuti e bende.

E la riflessione di Torquato Maggi e di tanti Cavalieri di Vittorio Veneto, nel ricordare la gioia della Vittoria conseguita anche con il suo sacrificio, si faceva dispiaciuta nel constatare come il senso di amore verso la Patria ed il Tricolore si stava affievolendo, quando lui, come tanti commilitoni, fu pronto a dare la propria vita per difendere l’Italia e a la Bandiera che la rappresenta.

Oggi, a centouno anni dalla Vittoria del primo conflitto mondiale, non dobbiamo dimenticare i Cavalieri di Vittorio Veneto, essi rappresentano la memoria storica che deve farci riflettere, la loro scuola di vita ed il loro sacrificio ci esorta a esprimere riconoscenza alle Forze Armare e di Polizia e ad impegnarci collettivamente per costruire un futuro migliore per i nostri figli e l’Italia.