Smartphone, tanto utile quanto inutile

NewTuscia – Riceviamo e pubblichiamo da Giorgia Pusceddu.

Osservando oggi le abitudini dell’essere umano, forse è la prima volta che ci troviamo davanti ad uno strumento così flessibile; utilizzato praticamente da tutti: dai bambini piccoli per non piangere ai giovani per giocare, dagli adolescenti per comunicare in modo moderno, ai professionisti per lavorare, fino ad arrivare agli anziani che lo usano anche come salvavita.

Insomma! Tutti avrete capito che stiamo parlando dello smartphone, un incredibile meccanismo ipertecnologico, figlio del “telefono senza fili” o “cellulare”, affinato dal grande Steve Jobs negli anni 80, che in brevissimo tempo è diventato quasi indispensabile per la vita di ognuno di noi.

Questa mia riflessione, ha avuto spunto da un test d’ingresso fatto al Liceo Classico.

Nello specifico, la domanda era: “Cosa ne pensate di tenere il telefono acceso a scuola?”Appena letta, mi è venuto subito in mente, l’articolo pubblicato sul Corriere Degli Studenti (numero 2 del 2018), intitolato “Look Down Generation”. In quell’occasione l’articolo era rivolto all’uso sconscienziato del telefonino, ovviamente, appellativo riferito a tutte quelle persone che nella vita quotidiana, non possono fare a meno di questo oggetto, passando la maggior parte del tempo con la testa in basso.

Invece, il mio ragionamento di oggi, parte, o meglio, si riferisce ad una frase del dottor Marco Landi (già presidente mondo della Apple), che quando lo intervistai disse: “Il telefonino è ricerca, apertura, conoscenza, non dobbiamo vietarne l’utilizzo, ma dobbiamo insegnare ai giovani ad utilizzarlo”.

Rileggendo dunque la domanda del test liceale, dopo l’affermazione di Landi, la stessa, assume un aspetto diverso e se quindi d’istinto avrei detto che il telefonino a scuola deve essere spento, per non attirare la concentrazione dello studente ai “famosi” social network, adesso direi che forse, ipotizzando un giusto uso, dovrebbe poter essere acceso anche a scuola. Ma come regolamentarne l’uso?

Beh! I nostri genitori ci raccontano che la scuola, ai loro tempi, prevedeva l’educazione civica: una materia che tra le tante cose contemplava anche il comportamento. Ora, se è vero che questa materia verrà reintrodotta e quindi avremo qualcuno, che ricomincerà a dirci come ci si deve comportare  in un luogo pubblico, a rispettare le persone più grandi di noi, quali sono i nostri diritti di cittadino ma soprattutto i doveri di ognuno, certo mi verrebbe da dire: sarebbe utile dedicare uno spazio, dove si insegni alle nuove generazioni il sano e corretto uso di questo utile quanto “diabolico” strumento tecnologico.

di Giorgia Pusceddu