Di fronte all’impegno dei giovani per ambiente e lotta ai cambiamenti climatici i giornalisti devono svolgere il loro ruolo di informazione corretta e di denuncia

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Il diritto alla terra e alla sua salvaguardia sono beni indisponibili

 di Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – In  questi giorni in cui i ragazzi in Italia e nel mondo fanno sentire la loro voce sulla tutela ambientale e sulle misure da adottare da subito per combattere gli effetti dei cambiamenti climatici, noi giornalisti dobbiamo  ribadire  e intensificare l’impegno per una informazione qualificata, su  questi temi fondamentali per la vita  ed il futuro dei popoli e del pianeta, impegni contenuti nella  Carta di Olbia, una dichiarazione su “Informazione e tutela ambientale”, che dovrebbe essere adottata come  Carta deontologica della Professione Giornalistica.

La proposta  fu sottoposta da chi scrive al Convegno dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana Lazio  di Orte nel 2017  “Comunicare è sociale”.

La carta di Olbia su Informazione e tutela ambientale. La proposta di riconoscimento come carta deontologica della professione giornalistica .

A conclusione del  convegno “Informazione e tutela dell’ambiente”, i giornalisti dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, riuniti per tre giorni a Olbia, Tempio Pausania e Porto Cervo  – dopo avere ascoltato numerose relazioni di esperti, autorità e protagonisti sui disastri ambientali che hanno funestato questa parte della Sardegna negli ultimi anni e averne ricordato le vittime, e ispirandosi alle proposte e agli stimoli della Lettera enciclica di Papa Francesco “ Laudato Si’ “ –  il 18 ottobre 2015 hanno approvato una dichiarazione destinata a trasformarsi in una Carta deontologica sulle tematiche della tutela ambientale e l’informazione.

Il documento di Olbia  prende atto che “nella odierna realtà dei sistemi di comunicazione, caratterizzata da rumore dispersivo e da mezzi personali di connessione che spingono all’individualismo, la professione giornalistica è in evidente crisi ma conserva un ruolo insostituibile a favore della coesione sociale, della legittimazione della politica in contrasto con la regressione populista, della possibilità concreta di reinventare le ragioni di fondo della pace e del vivere civile, anche di fronte a fenomeni epocali come il riscaldamento globale e le migrazioni.

Appare evidente che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, e che la questione ambientale presenta un punto di rottura.”  “Noi siamo convinti – si legge ancora nel documento dell’UCSI – che i giornalisti debbano svolgere un ruolo importante nel sollecitare la società a affrontare questi problemi, e che così facendo i giornalisti stessi possano trovare risposte a quella carenza di credibilità della categoria che è forse la causa principale della crisi professionale.”

La corruzione e l’egoismo individualistico ne ostacolano il rispetto. Il controllo democratico dei cittadini sul potere politico si esercita anche attraverso l’informazione corretta e puntuale della stampa sulla tutela ed i rischi che corre l’ambiente .

Il diritto alla terra e alla sua salvaguardia sono beni indisponibili.

“Gli amministratori pubblici, gli imprenditori, chiunque abbia poteri rilevanti è chiamato a operare in modo trasparente e responsabile”. I singoli cittadini – proseguono i giornalisti dell’UCSI – devono maturare la consapevolezza che ogni nostra azione ambientale avrà conseguenze sul futuro dei nostri figli.

Noi giornalisti proviamo dunque a fare un esame di coscienza. Sappiamo svolgere il nostro ruolo di “cani da guardia” nella società civile? Ci limitiamo a rincorrere la cronaca, o facciamo un giornalismo di inchiesta, di investigazione, sui fenomeni che riguardano la vita di tutti?

Di fronte ai fiumi che non si puliscono, ai ponti mal costruiti, alle costruzioni erette dove non dovrebbero esserci, raccontiamo o stiamo zitti? O piuttosto siamo portati a scaricare le responsabilità delle carenze informative sui nostri editori? Siamo convincenti nel mostrare modelli virtuosi di comportamenti pubblici e privati, o piuttosto consideriamo ogni doverosa attenzione educativa come estranea alla nostra missione professionale?  Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e comunale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali. E come può esercitarsi questo potere dei cittadini in assenza di una informazione corretta? Come si può realizzare un dibattito ampio e approfondito sulle analisi di impatto ambientale dei nuovi progetti, non alterate da tentativi di corruzione o di pressioni indebite, in assenza di meccanismi trasparenti di informazione pubblica professionalmente certificata? Per realizzare politiche condivise, occorre che tutti siano adeguatamente informati nella prospettiva del bene comune.  Per diffondere la nuova cultura ecologica – prosegue – i giornalisti devono approfondire le proprie competenze con un approccio interdisciplinare, e promuovere alleanze responsabili con chi analizza fenomeni complessi e fornisce interpretazioni e previsioni.

La professione giornalistica avrà un futuro solo attraverso la riscoperta della sua utilità sociale e della capacità di sollecitare rispettosamente le coscienze dei lettori sui temi dell’ambiente.

I giornalisti devono maturare questa consapevolezza, impegnarsi a fondo reinventando il proprio ruolo al servizio delle comunità, e imparare a far buon uso di tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a loro disposizione, che consentono di costruire con i propri lettori/spettatori un rapporto nuovo basato sulla fiducia e la credibilità. La tutela dell’ambiente è un tema privilegiato in questo percorso.  Noi giornalisti -conclude la nota dell’Ucsi – vogliamo dichiarare il nostro forte impegno a approfondire e realizzare questi obbiettivi nelle nostre scelte professionali, anche attraverso nuove iniziative di formazione, e ci impegniamo a fondo perché i nostri editori maturino le nostre stesse convinzioni: il futuro della informazione professionale sta nella sua utilità sociale e, in ultima analisi, nell’esercizio concreto e responsabile di una “mediaetica”, e non nella ulteriore esaltazione di modelli consumistici già ampiamente diffusi nelle pratiche della comunicazione.

Proposta di dichiarare  la “Carta di Olbia”  Documento deontologico su Informazione e Tutela Ambientale.

Come operatori dell’informazione  e direttori di testate giornalistiche  – chi scrive aderisce all’UCSI di Viterbo è direttore responsabile   delle riviste  Rotarianamente 2080 del Distretto Rotary Roma Lazio e Sardegna, del  “Il Centro Italia” e vice direttore del quotidiano www.newtuscia.it, conduttore  a Teleradiorte del programma Fatti e Commenti – non possiamo che farci convinti promotori di questa dichiarazione, calandola concretamente nella nostra professione di tutti i giorni, proponendo di sottoporla  all’approvazione degli organi deliberativi dell’Ordine dei Giornalisti, come Carta deontologica dei giornalisti italiani in materia di tutela ambientale.   Da parte nostra  proponiamo che la “Carta di Olbia” diventi Documento deontologico  dei giornalisti italiani in materia di Informazione e Tutela Ambientale.   Lo dobbiamo, come obbligo morale e professionale prioritario, per contribuire a creare una coscienza collettiva della “difesa preventiva” dell’Ambiente e delle misure efficaci per affrontare i  cambiamenti climatici  della “Casa Comune”.