Novità per Contratti e Accordi collettivi di lavoro: la rappresentanza dei sindacati sarà certificata

Il futuro della contrattazione collettiva e i (nuovi) ruoli di Impresa e Sindacato.

Gli effetti per le Imprese ed i Lavoratori…ed i posti di Lavoro.

Stefano Stefanini (*)

NewTuscia – Partirà a breve  la misurazione e la certificazione della rappresentanza sindacale. Spetterà all’Inps il compito di raccogliere i dati su iscritti (dato associativo) e, insieme all’Ispettorato nazionale del lavoro, su voti (dato elettorale), su questi parametri si misurerà la rappresentatività delle sigle, anche nel privato. A metterlo nero su bianco è la convenzione, in dieci articoli, visionata e  anticipata dall’Agenzia ANSA, che giovedì 19 settembre sarà firmata da Inps, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa  l’accordo scaturisce da un lungo percorso, con l’obiettivo di dare certezza agli accordi, arginare i contratti pirata ed il dumping contrattuale (contratti firmati da organizzazioni che non hanno effettiva rappresentanza tra i lavoratori ed i datori di lavoro) .

L’Accordo riguarda per ora solo  i contratti nazionali di categoria che rientrano nel sistema Confindustria, ma le parti contano di estendere le nuove regole alle altre associazioni datoriali e a misurare anche la rappresentanza delle imprese (come indicato nel recente ‘Patto della fabbrica’). I dati serviranno anche per il monitoraggio dei contratti al Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

Ovviamente i dati non saranno nominativi ma verranno raccolti in forma anonima. La convenzione avrà durata triennale.

Si tratta di un “passaggio considerato cruciale”, che consente di mettere in pratica quanto già concordato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria nei precedenti accordi, a partire dal 2011 e 2013 (allora definito “storico”).

I requisiti della rappresentanza “misurata” e “certificata”:

  1. potranno sedere al tavolo della contrattazione nazionale i sindacati che raggiungono il 5% tra iscritti e voti.
  2. saranno ritenuti validi i contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali che rappresentano almeno il 50% più uno, cioè la maggioranza semplice. La stessa maggioranza semplice del 50% più richiesta per la consultazione certificata dei lavoratori, cioè il voto a cui sottoporre gli stessi accordi.

La rappresentanza dei sindacati certificata e le relazioni industriali delineate dall’Accordo Interconfederale del 9 marzo 2018.

Nel contesto sopra delineato Va ricordato che in precedenza l’accordo interconfederale del 9 marzo 2018, siglato da Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, ha rappresentato una tappa importante per disegnare l’evoluzione dei contenuti e degli indirizzi futuri delle relazioni industriali e della contrattazione in Italia.

Il documento conferma l’assetto contrattuale su due livelli: la governance della contrattazione è affidata al contratto nazionale e si rilancia il ruolo della contrattazione decentrata sul welfare integrativo o sulla stipula di accordi economici legati ai reali obiettivi di produttività.

L’alleanza che si profilerebbe con Confindustria, però, sembra porre il sindacato in un ruolo più tecnico, indebolendolo sostanzialmente sul piano politico. Reciproca legittimazione e riconoscimento di ruoli in attuazione  della Costituzione.

L’accordo tra le parti sociali sulle relazioni industriali – firmato il 28 febbraio e ratificato il 9 marzo 2018 – ha rappresentato un cambio di passo nei rapporti tra le organizzazioni sindacali e imprenditoriali, per anni, in grande difficoltà per l’irrisolta questione legata all’interpretazione “pragmatica” dell’art 39 della Costituzione, tanto che sostanzialmente per superare le differenze di interpretazione Confindustria e sindacati avevano chiesto al CNEL di “effettuare una precisa ricognizione dei perimetri della contrattazione collettiva di categoria” e di accertare la vera rappresentatività delle organizzazioni firmatarie.

Le parti sociali avevano  da parte loro condotto un richiamo all’articolo 39 della Costituzione, ancora inattuato né oggetto di proposte di modifica, potrebbe configurarsi come un atto di difesa preventiva di fronte alla possibile critica di volerlo eludere, giacchè in una legge (ancor di più nella Costituzione) la forma è sostanza.

Il problema è da sempre legato ad “impedire, specie a soggetti privi di adeguato livello di rappresentatività certificata, di violare o forzare arbitrariamente i perimetri e gli ambiti di applicazione dei contratti collettivi di categoria”.

La concertazione così come l’abbiamo conosciuta, ovvero quel concetto diffuso negli anni ’80 e ’90 in base al quale i sindacati sono legittimati a fare politica, è definitivamente superata e archiviata. Peraltro è bene constatare che le parti sociali da  tempo non sono in grado di “condizionare” in via incisiva e marcata l’attività del Governo.

La partita più interessante comunque rimane quella della contrattazione di prossimità (e dunque di secondo livello), quella che interessa le relazioni tra  Azienda – Rappresentanze sindacali.

Dalla raccolta dei contratti depositata al CNEL infatti si riscontra che in Italia di contrattazione aziendale se ne fa già tanta e anche di buona qualità e che è uno strumento che permette di affrontare meglio la crisi contingente.

Le aziende che hanno attivato una contrattazione di secondo livello sono in realtà più capaci di fronteggiare la recessione senza ledere i diritti di nessuno e con modalità intelligenti, che sanno ottimizzare i provvedimenti di sostegno alla contrattazione e dunque l’organizzazione del lavoro per rispondere ai bisogni quanto più si è vicini ai bisogni.

Il documento siglato il 9 marzo 2018 ha confermato l’assetto contrattuale su due livelli attribuendo al contratto nazionale la governance della contrattazione e rilanciando la contrattazione decentrata sul “welfare integrativo”, in funzione di accordi economici “legati a reali e concordati obiettivi di crescita di produttività, qualità, redditività” e con l’impegno di favorire forme di partecipazione nonché un richiamo in materia di prevenzione salute e sicurezza alla necessità di revisione delle tariffe INAIL per “garantire la sostenibilità economica e finanziaria dell’Istituto”.

Questa “inusuale” alleanza con Confindustria è probabilmente dovuta al fatto che una necessaria e moderna legislazione sulla rappresentanza e sul salario minimo pone indubbiamente il sindacato in ruolo più tecnico, indebolendolo sostanzialmente sul piano politico, e divenendo così le parti sociali fondamentali solo ed esclusivamente per interagire con le aziende nelle situazioni concrete.

La stagione del tradizionale monopolio contrattuale delle grandi confederazioni (e delle categorie che nell’accordo del 9 marzo si confermano la vera spina dorsale del sindacato) è stata messa in discussione da centinaia di accordi contrattuali, sottoscritti da nuovi soggetti associativi, sia sindacali che imprenditoriali, molto spesso considerati pericolosi perché stipulati con la sola finalità di abbassare il costo del lavoro.

Il diffondersi poi di una sorta di dumping intersettoriale che porta molte aziende riconducibili oggettivamente ad un determinato comparto ad applicare il contratto collettivo sottoscritto da altre categorie perché meno costoso, ha emarginato il potere delle confederazioni che comunque vivono al loro interno conflitti ancora fortissimi.

Ancora più importante è nel documento del 9 marzo la richiesta al CNEL di misurare la rappresentanza non solo delle organizzazioni sindacali ma anche, e per la prima volta, imprenditoriali: sarebbe invece più semplice definire le procedure di consultazione certificata dei lavoratori interessati, le cui modalità vengono comunque affidate alle organizzazioni di categoria.

Il documento sottolinea la coerenza del percorso con ”i principi sanciti dal legislatore costituzionale in materia di contrattazione collettiva” e , richiede la “piena e leale collaborazione delle Istituzioni” che -non è scritto ma è evidente – non dovrebbero insistere solo sul “salario minimo” ma recepire le intese definitivamente sottoscritte dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali che le condividono.

Per Confindustria nel suo “Progetto Paese” presentato a Verona nel febbraio del 2018, sono tre le missioni-Paese con effetti quantificati sull’economia reale, tre attori principali, con sei assi prioritari d’intervento: in sintesi la proposta di Confindustria.

I tre attori sono l’Europa, le imprese, le istituzioni a tutti i livelli di governo; le 3 missioni-Paese sono: un’Italia che include, attraverso la creazione di opportunità di lavoro, soprattutto per i giovani; un’Italia che cresce, di più e in modo costante; un’Italia che rassicura, con il graduale rientro del debito pubblico.

 Uno sviluppo lungo 6 assi d’intervento: Italia più semplice ed efficiente − Prepararsi al futuro: scuola, formazione, inclusione giovani − Un Paese sostenibile: investimenti assicurazione sul futuro − L’impresa che cambia e si muove nel mondo − Un fisco a supporto di investimenti e crescita e che premia le imprese − Europa miglior luogo per fare impresa.

Non c’è dubbio che le Confederazioni sindacali condividano una preoccupazione sul futuro delle politiche di coesione e sul bilancio europeo post 2020. Ci sono in gioco le risorse con cui le Regioni europee finanziano le proprie politiche per la formazione, gli investimenti e l’innovazione. Il Governo del Paese deve essere capace di far valere le proprie ragioni e gli interessi nazionali in un negoziato che sarà certamente difficile e complesso.

Il  CNEL  ha più volte ribadito le  politiche per un più facile ingresso nel mondo del lavoro: dalla maggiore autonomia delle scuole al rinnovamento delle Università, al potenziamento degli ITS-Istituti Tecnici Superiori all’alternanza scuola-lavoro, sono molti i suggerimenti del Piano che coincidono con le indicazioni programmatiche del CNEL rivolte ad adeguare i percorsi formativi utili ad aumentare le possibilità di trovare un’occupazione.

Dobbiamo augurarci positivi concreti effetti  delle misure illustrate per le Imprese ed i Lavoratori… soprattutto per qualificare e creare nuovi  posti di Lavoro, in particolare per i nostro Giovani.

(*)  Stefano Stefanini è vice segretario vicario della Rappresentanza Sindacale Aziendale della Direzione Generale di Roma di Autostrade per l’Italia S,p.A.- Atlantia S.p.A. per il Sindacato Lavoratori Autostradali-CISAL e componente del Comitato Aziendale Europeo della stessa.