Gloria vola…verso la proroga e Lorenzo Celestini rilancia: “Vorrei più di una sola riconferma”

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – “Gloria sarà prorogata per il 2020”. Ad ufficializzare quella notizia che era già nell’aria da tempo è il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, che ai nostri microfoni conferma quello che tanti viterbesi vogliono da tempo: tornare a vedere l’ideazione di Raffaele Ascenzi ancora  a lungo. Sì, perché il feeling tra i viterbesi e Gloria si è fatto ogni anno più stretto. Ad iniziare un paragone con il Volo d’Angeli era stato, già da qualche anno, il presidente del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa, Massimo Mecarini, che ha amato da subito questa Macchina per avere elementi legati alla tradizione religiosa e architettonica di Viterbo ma anche un aspetto agile e dinamico: un connubio di tradizione e modernità che, forse, sono i segreti di Gloria.

Il quinto trasporto di Gloria parte con quasi mezz’ora di ritardo. Il costruttore Vincenzo Fiorillo ci dice che il ritardo è stato dovuto alle procedure di dedica del Trasporto 2019 alla città di Viterbo: sono le parole del presidente del Sodalizio Massimo Mecarini, poco prima del Sollevate e fermi, che esplicitano bene il fatto. “Questo Trasporto – dice Mecarini – lo dedichiamo alla città di Viterbo e a chi è stato colpito dalle violenze inaudite in cui Viterbo, quest’anno, è stata colpita”. La mente va a Norveo Fedeli, lo storico commerciante viterbese ucciso in pieno centro di Viterbo ed in orario di lavoro. Le dediche vanno anche a tutti i Facchini morti, così come da tradizione negli ultimi anni: Raffaele Ascenzi ha reso pubbliche tutte le parti di Gloria con i relativi nomi dei Facchini scomparsi collegati.

E’ una Macchina Gloria, che unisce sforzo dei cavalieri di Santa Rosa agli aspetti umani e religiosi, passando per uno studio dei dettagli di ogni componente. Quest’anno le novità sono l’aureola sopra la testa della statua di Santa Rosa e la luce che ha illuminato le parti interne ai lati degli angeli: due scelte riuscite che lo stesso Ascenzi, ai nostri microfoni, giudica positivamente alla prova dei fatti.
“Ho visto l’effetto delle nuove luci – dice l’ideatore di Gloria –  e devo dire che mi ritengo soddisfatto. Nel suo complesso la Macchina è andata migliorando anno dopo anno e l’intesa col costruttore è forte”. E, questo, è già un fatto importante, visto che nei passati modelli difficilmente si era avuta una sintonia così forte tra ideatore e costruttore.

La Macchina vola spedita fino a piazza Fontana Grande e, poco dopo, a piazza del Plebiscito. La mezz’ora di ritardo causa qualche mugugno tra le persone. Parlando con la gente si sa che qualche ragazzo è arrivato addirittura alle 5 di mattina per prendersi un posto buono sul percorso di Gloria e, un ulteriore piccolo ritardo, diventa quasi una piccola ulteriore sfida. Ma, per Rosina, questo e altro.

La sosta di piazza del Plebiscito è leggermente più lunga della media. Ma si riparte. Il Sollevate e Fermi investe dei Facchini che si sono rifocillati almeno un po’ e pronti per un Trasporto che, in linea, di massima, è praticamente perfetto. L’arrivo a piazza delle Erbe è rapido, così come quello alla chiesa del Suffragio. Il vizio di qualche incosciente di cercare di toccare la Macchina, nel passaggio tra piazza del Comune e via Roma e tra piazza delle Erbe e il Suffragio, non viene meno neanche quest’anno. Ma tutto fila liscio. Così come la sosta tecnica alla fine di Corso Italia, prima della discesa che porta a piazza Verdi. Qui Gloria arriva sempre spedita. Nei volti dei Facchini di Santa Rosa la fatica è sempre tanta, ma è intrisa di quella fede e mistico senso del sacrificio che, ogni anno, sono il vero miracolo del Trasporto. Il tempo di sistemare le corde e presenziare alla sicurezza generale e si riparte. Dopo circa 25 minuti. L’ultima salita è quella che racchiude da sempre l’esaltazione dell’essere un Facchino di Santa Rosa: una costruzione di oltre 5 tonnellate portata di notte su una salita in cui si ha il fiatone a farla semplicemente a piedi. Ma è qui il miracolo che ogni anno i giganti vestiti di bianco e rosso compiono. Una salita veloce, fatta quasi tutta d’un fiato e si arriva a riportare la patrona di tutti i viterbesi, “la santa del popolo”, come ci dice don Alfredo, il cappellano del Sodalizio, a casa sua.

Siamo davvero tutti d’en sentimento. Il capofacchino Sandro Rossi viene circondato dai suoi ragazzi, che prima saltano e festeggiano il successo di un Trasporto perfetto, quindi abbracciano Rossi e gli lanciano addosso il tradizionale spumante.

Intanto scatta la mezzanotte ed è un giorno in meno a prossimo trasporto di Gloria. Chiude Lorenzo Celestini, il grande Lorenzo Celestini, figlio dell’immenso Nello, che anticipa, forse, la notizia che nessuno ha ancora dato: “Forse Gloria non avrà solo una proroga”. In altre parole, forse più di un altro Trasporto. E il pensiero va ancora al Volo degli Angeli, la Macchina più amata dai viterbesi, che potrebbe avere ora una seria”concorrente”…