di Serena Biancherini
NewTuscia – VITERBO – Ascoltato oggi nel carcere di Mammagialla in un interrogatorio di garanzia, il 29enne di origini pakistane ha dichiarato di non conoscere le due bambine che l’accusa ritiene abbia molestato, palpeggiandole nelle parti intime. Non le avrebbe mai seguite, tantomeno incontrate, secondo le sue dichiarazioni stava passeggiando per le strade del centro.
Il giovane operaio agricolo si trova in Italia dal 2014 godendo della protezione internazionale elargita ai perseguitati, nel suo caso perché omosessuale, e nel 2017 è stata accettata la sua richiesta di asilo con il permesso di rimanere almeno fino al prossimo luglio.
Lo scorso tre maggio i genitori di due bambine, che tra loro non si conoscevano, a poche ore di distanza denunciano la molestia sessuale subita dalle piccole, descrivendo un modus operandi molto simile, che fa pensare addirittura ad un comportamento seriale. Scattano subito le indagini e grazie ad un riconoscimento facciale, tra le foto mostrate alle presunte vittime in audizione protetta e le immagini delle telecamere di sorveglianza, l’uomo è stato rintracciato: si trova in carcere dal 1 giugno. Il suo avvocato aspetta di avere tutti i ragguagli sul caso e i documenti delle ordinanze per vagliare una linea di difesa, per ora si limita a dichiarare che il suo assistito nega le accuse.
Le piccole di 11 e 13 anni da parte loro, hanno subito riconosciuto il volto che tanto le ha spaventate. Una è stata avvicinata mentre tornava a casa da scuola, l’altra mentre aspettava la madre nei pressi della sua abitazione. In entrambi i casi l’uomo si sarebbe accostato con la scusa di un appartamento da affittare.













