“Custodire il Cretato e la Pace giusta” a Orte scalo

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE SCALO – Si terra’ questa sera alle ore 21,15 presso la Sala Riunioni della parrocchia di Sant’Antonio in Orte Scalo  la conferenza “Custodire il Cretato e la Pace giusta”,riflessioni sull’Enciclica  “Laudato Si, tenuta da Gianni Novello di Pax Christi.

Nelle finalità del parroco, don Giuseppe Aquilanti, e degli organizzatori la riflessione sui contenuti, sull’analisi e sulle proposizioni della Lettera Enciclica dedicata da papa Francesco sulla cura della Casa Comune, cerchera’ di individuare i risultati ispirati e sollecitati dalle parole e dalla testimonianza di papa Francesco, rispetto ai comportamenti ed alle misure che Governi, Organizzazioni internazionali e nazionali, singoli Cittadini hanno adottato in difesa dell’Ambiente a partire dal 24 maggio 2015, data di pubblicazione della storica “Enciclica Verde”.

A tracciare contenuti e bilanci delle sollecitazioni di papa Francesco e’ stato chiamato Gianni Novello di Pax Christi.

Gianni Novello appartiene a Pax Christi Internazionale. Di origine veneta, Gianni Novello è vissuto per oltre trent’anni in Calabria portatovi dalla sua vocazione di fratello e di contemplativo a iniziare, a Rossano Calabro, una Comunità dove la vita è stata ritmata da preghiera, lavoro, accoglienza, studio e missione.

Ha studiato scienze politiche e teologia. I suoi studi e la sua vocazione lo hanno aiutato ad una grande attenzione ai segni dei tempi.   E’ membro di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, del quale per diversi anni è stato vicepresidente della sezione italiana e membro del Comitato Esecutivo Internazionale. In tale qualità ha partecipato a varie Missioni di indagine su violazioni dei diritti umani in varie aree del mondo particolarmente segnate da confllitti e violenze, in America del Sud, in America Centrale e in Africa. Dai rapporti su tali missioni sono nate varie Campagne di solidarietà e di pressione civile riconosciute dall’Unesco con il Premio mondiale della Pace assegnato nel 1983 a Pax Christi Internazionale.

Gianni Novello collabora a vari incontri culturali e spirituali soprattutto nelle regioni del Sud dell’Italia. Ha scritto in varie riviste su temi di educazione e di spiritualità della pace. Ha collaborato alla fondazione dell’associazione internazionale “Educatori senza frontiere” per interventi nel campo dell’analfabetismo e dell’emarginazione culturale con metodi di pedagogia liberatrice.

Tracciamo con l’aiuto di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food,  le reazioni che sollecito’ la “Laudato Si” al momento della sua pubblicazione nel 2015. Carlo Petrini ha scritto la presentazione del testo dell’Enciclica, da cui estrapoliamo alcuni brani   più significativi.

Papa Francesco, alla fine di questa enciclica, prima di proporre le due preghiere conclusive (bellissima ed epocale la Preghiera per la nostra terra al n. 246), sostiene di aver compiuto una «riflessione insieme gioiosa e drammatica». Mi sento di dire, però, che è la gioia a prevalere – e lo affermo da lettore non credente – seppur i presupposti siano profondamente dolorosi. È la gioia di poter credere in un cambiamento rivoluzionario, e in una nuova umanità.

 (…) Questenciclica, infatti, è innanzi tutto una dura ma obiettiva presa di coscienza sulla realtà della nostra casa comune, la terra con il suo Creato. È lucidissima nellanalisi di quanto danno abbiamo fatto alle cose e alle persone impostando i nostri modelli di sviluppo in maniera dissennata, per cui abbiamo lasciato che la nostra politica soggiacesse alleconomia e leconomia alla tecnologia.

Nella sua prima parte lo scritto è un perfetto riassunto, altamente educativo, della situazione in cui si trova il mondo: inquinamento e cambiamento climatico, la questione dell’acqua (l’accusa verso chi privatizza questa risorsa è senza appello, cfr n. 30), la perdita di biodiversità con le conseguenze del deterioramento della qualità della vita umana, il degrado sociale, il diffondersi dell’iniquità in un mare d’indifferenza e di presunta impotenza. Un quadro che non lascia spazio a dubbi, neanche scientifici: «Su molte questioni concrete la Chiesa non ha motivo di proporre una parola definitiva e capisce che deve ascoltare e promuovere un dialogo onesto fra gli scienziati, rispettando la diversità di opinione. Basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (n. 61). Ci parla della realtà e dalla realtà parte per le considerazioni successive.

 (…) La novità sta innanzi tutto nel messaggio davvero universale di cui si fa portatore Francesco: egli intende parlare anche a chi professa altre fedi e ai non credenti, si rivolge a tutti.

(…) Nellesortazione a coltivare e custodire, al di là di un epocale senso filosofico e teologico che sta tutto nella definizione di «ecologia integrale», si intravedono anche alcune stringenti questioni che si possono definire politiche: hanno una dirompenza tale da spingerci senza tante possibilità di scelta a un mutamento radicale, che dovrà rinnovare sia luomo sia le cose fatte dalluomo. 

Nel testo di Francesco non mancano riferimenti chiarissimi e trasparenti a un sistema tecno-finanziario che non funziona e che dimostra ogni giorno la sua incompatibilità con una società armonica e giusta.

Non solo, ma la centralità della politica, intesa come la capacità di disegnare il mondo che vogliamo e di compiere le scelte necessarie per realizzarlo, è riaffermata dal Santo Padre proprio a fronte di un momento storico in cui l’inseguimento quasi spasmodico del profitto impedisce che i governanti prendano decisioni lungimiranti, capaci di immaginare un futuro oltre le scadenze elettorali.

(…) Lenciclica ci chiede di partire dalle risorse, dalla terra, dallacqua, dallagricoltura e dal cibo, quindi da un afflato ecologico che però immediatamente comprende anche luomo e non può più tollerare le ingiustizie che perpetriamo, tanto alla natura quanto ai nostri fratelli e sorelle. Una nuova ecologia che parte da lontanissimo, anche dai testi biblici, e che oggi ci richiede una «conversione» (n.216).

(…) Credo che questa enciclica scontenterà molti potenti (per esempio con il riferimento alle monocolture, al potere delle multinazionali del cibo e delle sementi, la riflessione sugli OGM), e per questo forse sarà aspramente criticata da alcuni, ma è quanto una moltitudine enorme di esseri umani chiedeva e aspettava per imprimere una nuova forza e luce sulla strada del cambiamento.

(…) Tornando a san Francesco, c’è una frase a lui attribuita che mi sembra una chiusa perfetta per ogni ragionamento attorno a questo scritto del Santo Padre: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E allimprovviso vi sorprenderete a fare limpossibile».

Nulla ci deve spaventare in questo compito a cui siamo chiamati, credenti o non credenti .

L’appuntamento e’ per questa sera alle ore 21,15 in parrocchia ad Orte Scalo, per un appuntamento finalizzato a dare speranza, entusiasmo, motivazioni e concretezza all’impegno in difesa della Casa Comune, ogni giorno,  in ogni nostra azione !

Sono passati quattro anni dal 24 maggio 2015, data di pubblicazione dell’enciclica “Laudato si’ ” di papa Francesco, la “riflessione insieme gioiosa e drammatica” che ha segnato una svolta nella storia della Chiesa non meno che nel pensiero ecologista. Non c’è ecologia senza giustizia e non ci può essere equità in un ambiente degradato”, scriveva allora il pontefice, esponendo in modo potente e chiaro i principi di un’ecologia integrale.

Come operatori dell’informazione  e direttori di testate giornalistiche  – con ispirazione di valorinprofessionali chiari ai Lettori,mchi scrive aderisce all’UCSI – Unione Cattolica della Stampa Italiana di Viterbo – non possiamo che farci convinti promotori di questa dichiarazione, calandola concretamente nella nostra professione di tutti i giorni, proponendo di sottoporla all’approvazione degli organi deliberativi dell’Ordine dei Giornalisti, come Carta deontologica dei giornalisti italiani in materia di tutela ambientale.

Il convegno dellUnione Cattolica Stampa Italiana Informazione e tutela dellambiente di Olbia si era concluso nel 2015 con una dichiarazione sullimpegno di vigilanza dei giornalisti sulle politiche di tutela ambientale e sul contrasto dei danni ambientali, che prende il nome di Carta di Olbia.

Il documento di Olbia  prende atto che “nella odierna realtà dei sistemi di comunicazione, caratterizzata da rumore dispersivo e da mezzi personali di connessione che spingono allindividualismo, la professione giornalistica è in evidente crisi ma conserva un ruolo insostituibile a favore della coesione sociale, della legittimazione della politica in contrasto con la regressione populista, della possibilità concreta di reinventare le ragioni di fondo della pace e del vivere civile, anche di fronte a fenomeni epocali come il riscaldamento globale e le migrazioni. Appare evidente che pace, giustizia e salvaguardia del creato sono tre questioni del tutto connesse, e che la questione ambientale presenta un punto di rottura.”  Noi siamo convinti – si legge ancora nel documento dell’UCSI – che i giornalisti debbano svolgere un ruolo importante nel sollecitare la società a affrontare questi problemi, e che così facendo i giornalisti stessi possano trovare risposte a quella carenza di credibilità della categoria che è forse la causa principale della crisi professionale.

Il diritto alla terra e alla sua salvaguardia sono beni indisponibili. La corruzione e legoismo individualistico ne ostacolano il rispetto. Il controllo  democratico dei cittadini sul potere politico si esercita anche attraverso linformazione corretta e puntuale della stampa sulla tutela ed i rischi che corre lambiente .

“Gli amministratori pubblici, gli imprenditori, chiunque abbia poteri rilevanti è chiamato a operare in modo trasparente e responsabile”. I singoli cittadini – proseguono i giornalisti dell’UCSI – devono maturare la consapevolezza che ogni nostra azione ambientale avrà conseguenze sul futuro dei nostri figli.   Noi giornalisti proviamo dunque a fare un esame di coscienza. Sappiamo svolgere il nostro ruolo di cani da guardia nella società civile? Ci limitiamo a rincorrere la cronaca, o facciamo un giornalismo di inchiesta, di investigazione, sui fenomeni che riguardano la vita di tutti? Di fronte ai fiumi che non si puliscono, ai ponti mal costruiti, alle costruzioni erette dove non dovrebbero esserci, raccontiamo o stiamo zitti? O piuttosto siamo portati a scaricare le responsabilità delle carenze informative sui nostri editori? Siamo convincenti nel mostrare modelli virtuosi di comportamenti pubblici e privati, o piuttosto consideriamo ogni doverosa attenzione educativa come estranea alla nostra missione professionale?

Se i cittadini non controllano il potere politico – nazionale, regionale e comunale – neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali. E come può esercitarsi questo potere dei cittadini in assenza di una informazione corretta? Come si può realizzare un dibattito ampio e approfondito sulle analisi di impatto ambientale dei nuovi progetti, non alterate da tentativi di corruzione o di pressioni indebite, in assenza di meccanismi trasparenti di informazione pubblica professionalmente certificata?

Per realizzare politiche condivise, occorre che tutti siano adeguatamente informati nella prospettiva del bene comune.

Per diffondere la nuova cultura ecologica – prosegue – i giornalisti devono approfondire le proprie competenze con un approccio interdisciplinare, e promuovere alleanze responsabili con chi analizza fenomeni complessi e fornisce interpretazioni e previsioni.

La professione giornalistica avrà un futuro solo attraverso la riscoperta della sua utilità sociale e della capacità di sollecitare rispettosamente le coscienze dei lettori sui temi dellambiente.

I giornalisti devono maturare questa consapevolezza, impegnarsi a fondo reinventando il proprio ruolo al servizio delle comunità, e imparare a far buon uso di tutti gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a loro disposizione, che consentono di costruire con i propri lettori/spettatori un rapporto nuovo basato sulla fiducia e la credibilità.

La tutela dell’ambiente è un tema privilegiato in questo percorso.  Noi giornalisti -conclude la nota dell’Ucsi – vogliamo dichiarare il nostro forte impegno a approfondire e realizzare questi obbiettivi nelle nostre scelte professionali, anche attraverso nuove iniziative di formazione, e ci impegniamo a fondo perché i nostri editori maturino le nostre stesse convinzioni: il futuro della informazione professionale sta nella sua utilità sociale e, in ultima analisi, nellesercizio concreto e responsabile di una mediaetica, e non nella ulteriore esaltazione di modelli consumistici già ampiamente diffusi nelle pratiche della comunicazione.

Come operatori dell’informazione  e direttori di testate giornalistiche  non possiamo che farci convinti promotori di questa dichiarazione, calandola concretamente nella nostra professione di tutti i giorni, proponendo di sottoporla  all’approvazione degli organi deliberativi dell’Ordine dei Giornalisti, come Carta deontologica dei giornalisti italiani in materia di tutela ambientale.