Treia. La via di mezzo in pieno fermento elettorale. Riflessioni di Paolo D’Arpini

NewTuscia – CALCATA – In questi giorni di fermento elettorale, in attesa delle amministrative per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale del Comune di Treia, osservo le reazioni dei vari contendenti. Quelli della vecchia guardia consolidata e quelli che cercano di prenderne il posto. Entrambe le fazioni si affrontano con promesse gloriose ed accuse reciproche per conquistare il favore degli elettori. 

In mezzo ci siamo noi “democratici per Treia”, una compagine raccogliticcia, un’armata Brancaleone, una lista che non esiste, questo dicono di noi. E pure i nostri stessi sodali ci accusano talvolta d’inefficienza, d’incongruenza, di mettersi in mostra l’un contro l’altro… Insomma la nostra è definita la lista del “tutti contro tutti”. Ma è veramente così? Malgrado le apparenze od i giudizi altrui lo stimolo che ci unisce è quello di perseguire un bene comune. Un bene che unisca l’intera comunità di Treia, come è dichiarato anche nel nostro programma, e così sentiamo nell’animo. Poi il modo per attuare quel progetto di bene comune diventa un’impresa personale di ognuno di noi candidati.

Non posso certo parlare a nome di tutti, esprimo quindi i miei sentimenti riguardo alla mia presenza in questa lista “democratici per Treia”. Una lista da me vista come una forma di rivalsa, di risveglio, della plebe costretta all’ubbidienza cieca, infine realizzata per colpi di fortuna e per l’impegno dei suoi partecipanti e sostenitori. Una lista civica nata nella sacrestia di un partito, anch’esso definito “democratico”, e spaccato a metà. Il fatto di essere così spaccati mi fa pensare alla famosa via di mezzo buddista. Ecco, noi democratici per Treia percorriamo una via di mezzo tra due forti contendenti opposti, che non nomino poiché li conoscerete già, avendo letto ed assistito alle varie fasi del torneo in corso.

Ma qui non voglio né posso parlare delle posizioni altrui, siano quelle dei miei momentanei compartecipi  o di quelle delle opposte fazioni. Di me vi dirò che accettare le possibilità presenti nell’occasione contingente, senza spingere per una soluzione precostituita, è la mia via di mezzo.  Occorre però che la verità delle intenzioni sia messa al vaglio dalla prova dei fatti. Allorché esaminiamo il modo in cui ci poniamo nel mutamento scopriamo immediatamente se il nostro sentire ed agire è veramente in sintonia, facente parte del movimento in atto (e ciò indipendentemente dal risultato) oppure l’azione è solo frustrante recitazione.

Per quanto mi riguarda debbo dire che il mio approccio verso la politica è quello del “mezzo sderenato” (come si dice a Roma).  Essere un mezzo sderenato mi dà la possibilità di non assumere una posizione predefinita, restando così libero da dettami ideologici, ed allo stesso tempo mi permette di interloquire con tutti, sia con le persone impegnate e intellettualmente preparate sia con i semplici e comuni uomini di mondo, di cui posso capire le ragioni ed in parte condividerne le scelte ed essere da loro accettato come un compagno di strada. Un compagno di strada provvisorio, per intenderci, come i pellegrini che viaggiano sulla via di Compostela. E’ vero, con questo atteggiamento la credibilità personale ne patisce, il prodotto non si vende bene, ma almeno ci si sente liberi di non esserci noi stessi venduti.

Percorrendo la mia personale via di mezzo sento che il mio spirito è desto, come lo sono il mio corpo, i miei sensi e la mia mente. E’ desto come lo spirito di chi osserva il corso degli eventi senza aspettative, pur restando costantemente impegnato nell’ascolto come se la mia vita dipendesse da ciò che odo. Però non consapevolmente, altrimenti la concentrazione si fisserebbe su un argomento determinato, origlio ed osservo senza sapere di origliare e di osservare. Visto da fuori posso apparire come un’inerte foglia sospinta dal vento, dentro mi sento estremamente libero, vivo e serrato, pronto a lasciarmi conglobare nel campo di forze del “non-formato”. Sto sognando? Sto seguendo un fine? Sono astratto o perfettamente presente? Qualsiasi giudizio è futile ed innecessario.

Paolo D’Arpini

P.S. – Scrivevo ieri: “In un aforisma zen è detto: “La verità non è difficile e non consente scelta tra due cose”. Questo “tra che sceglie”, come lo definiscono i maestri, è espresso dal fatto che chi vuole operare per l’una cosa deve rifiutare l’altra. Sicché prevale una presa di posizione unilaterale. Su colui che ha optato per una cosa agisce anche il suo contrario. Poiché si attiene a certe idee egli ne diventa schiavo nella stessa misura in cui altri è schiavo delle sue. E’ superiore al “tra che sceglie” colui che percepisce entrambi i fattori e ne avverte l’inconciliabilità ma con ciò non è ancora al di là, non è ancora al di sopra dei contrasti, e per questo incontra il rifiuto da entrambe le parti. Qui l’essere naturale, libero da preconcetti, non può far altro che riconoscere ed accettare la propria vera natura rendendosi indipendente dal dualismo del credere o non credere nell’una o nell’altra cosa…”