Nove anni senza Alfio Pannega

NewTuscia – VITERBO – Il 30 aprile ricorre il nono anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato il 30 aprile 2010.
Nel ricordarlo ancora con immutata gratitudine e commozione ne ricordiamo anche l’impegno inesausto in difesa della vita, della dignita’ e dei diritti di tutti gli esseri umani e dell’intero mondo vivente.
Ne ricordiamo la militanza antifascista, comunista e libertaria; ne ricordiamo la generosita’ e la sincerita’ senza riserve; ne ricordiamo l’amicizia incondizionata; ne ricordiamo la luminosa nutriente bonta’.
Chi lo ha conosciuto, ed ha condiviso con lui i pensieri tristi e felici, i dolori e le speranza, le vicissitudini e le lotte necessarie e ineludibili, sa quanta sapienza quell’uomo recasse, sa quanto acuta e preziosa fosse la sua riflessione e la sua testimonianza morale e politica, e sa quanti gesti di verita’ e di amore seppe compiere.
Particolarmente nelle ultime due decadi della sua vita, con l’esperienza del centro sociale occupato autogestito “Valle Faul”, non vi fu a Viterbo significativa lotta per il bene comune cui Alfio non prendesse parte, sempre recando l’autorevole e poetica sua testimonianza, il nitido suo impegno, la sua capacita’ di comprensione e di empatia, la forza gioiosa del suo resistere di antifascista che mai si era piegato al male, ne’ sotto la dittatura, ne’ sotto il regime della corruzione.
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In questi mesi in cui in Italia e’ tornato al potere un governo razzista, in cui in Italia si sta instaurando un regime di apartheid, in cui l’esecutivo si macchia ogni giorno di crimini atroci ed infami, come l’omissione di soccorso dei naufraghi, il rifiuto di salvare le vite dei superstiti dei lager libici accogliendoli in Italia, la persecuzione razzista di persone del tutto innocenti con l’abominevole “decreto sicurezza della razza”, l’istigazione all’odio razzista; in questi mesi, nella lotta nonviolenta contro il razzismo che ogni persona di volonta’ buona deve ogni giorno condurre in difesa dell’umanita’ e per restare noi stessi umani, noi sentiamo che la testimonianza, l’appello, la memoria di Alfio Pannega ci confortano e ci sostengono ancora.
Perche’ ricordare Alfio significa continuarne la lotta contro il fascismo, contro il razzismo, contro la schiavitu’, contro ogni oppressione ed ogni violenza, per la vita, la dignita’ e i diritti di ogni essere umano, per la liberazione dell’umanita’ e la salvaguardia dell’intero mondo vivente.
Nel ricordo e alla scuola di Alfio Pannega la nonviolenza e’ in cammino.
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Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta’ si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassiono’ vieppiu’ di poesia e fiori’ come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta’, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attivita’ artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara’ fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti. Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell’immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione. Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato – sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all’ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti – un monologo dal titolo “Allora ero giovane pure io” dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone cosi’ rivivere drammaturgicamente la figura. La proposta di costituire un “Archivio Alfio Pannega” per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettivita’ le tracce della sua vita e delle sue lotte, e’ restata fin qui disattesa. Alcuni testi commemorativi sono stati piu’ volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano “La nonviolenza e’ in cammino”, ad esempio negli “Archivi della nonviolenza in cammino” nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei “Telegrammi della nonviolenza in cammino” n. 265 ed ancora i “Telegrammi della nonviolenza in cammino” nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369, i fascicoli di “Coi piedi per terra” n. 546 e 548-552, e “Voci e volti della nonviolenza” nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di “Ogni vittima ha il volto di Abele” n. 170, i fascicoli di “Una persona, un voto” nn. 88-90, 206, 209, il fascicolo de “La domenica della nonviolenza” n. 420.

Il “Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera” di Viterbo