Arci: “Quanto avviene tra le mura degli istituti penitenziari chiama alle proprie responsabilità l’intera società”

NewTuscia – VITERBO – Venerdì sera un altro dramma ha portato all’attenzione della cronaca il carcere di Viterbo. Per Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo Onlus la morte di una persona detenuta, qualunque essa sia la causa, è sempre e comunque un fallimento dell’intero sistema.

Il carcere è un sistema complesso, che subisce gli effetti delle politiche securitarie discriminatorie e di marginalizzazione verso la povertà, la tossicodipendenza, il disagio psichico.

I dati sul sovraffollamento, pubblicati dal ministero della giustizia, sono decisamente preoccupanti, in poco tempo si è tornati sopra la soglia di 60.000 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di poco più di 50.000 posti. Questo rende la gestione della quotidianità detentiva sempre più complicata, perché contenitore di marginalità e fragilità estremamente diversificate. Il trattamento e la rieducazione della persona detenuta non possono essere demandati solo ad assistenti sociali, educatori e psicologi penitenziari, figure carenti per oltre il 35%, spesso costrette a lavorare sull’emergenza e appesantite dalla progressiva burocratizzazione del loro lavoro (http://www.antigone.it/quattordicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/personale-in-carcere/).

Quanto avviene nelle mura degli istituti penitenziari non può essere interesse solo ed esclusivamente dell’amministrazione penitenziaria, ma deve chiamare alle proprie responsabilità tutti gli enti pubblici, dalle ASL, agli enti locali, alla magistratura.

Quanto successo venerdì sera dimostra quanto sia necessario garantire la salute mentale, diritto fondamentale di ogni essere umano, soprattutto, nei luoghi di detenzione nell’ottica non solo di cura e di trattamento farmacologico, ma anche di prevenzione, ampliando e aumentando le strutture adeguate e formando personale specializzato.

Non è accettabile, nonostante la situazione di crisi, un arretramento nel sistema dei diritti e l’invocazione alla riapertura degli OPG, ma si deve continuare nella presa in carico della persona detenuta nella sua complessità in maniera responsabile, concertata e integrata tra i diversi servizi.

Arci Viterbo e Arci Solidarietà Viterbo Onlus