NewTuscia – TUSCANIA – Dopo decenni di studi, la vicenda dimenticata dello splendido monumento funerario del leone tardo-etrusco di Tuscania è finalmente svelata con dovizia di particolari, assolutamente inediti. Un percorso di ricerca che, se da una parte ha contribuito a gettare nuova luce sul patrimonio archeologico di Tuscania, dall’altra ha confermato la devastante dispersione di reperti, strappati dalle viscere della terra e dimenticati.

Tale lavoro ha consentito, altresì, di rivelare uno spaccato della società di una piccola comunità di fine Ottocento, dove vizi e virtù si accavallano ed emergono prepotentemente dai manoscritti conservati negli archivi. Una storia finora carica di incomprensioni ed errori storici, risolti e corretti alla luce di un complesso e minuzioso lavoro di ricostruzione e di sintesi, che fanno apparire oggi la superba scultura in tutta la sua grandezza, all’interno delle sale del Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Il volume “Il Leone di Valvidone” costituisce il Quaderno n.1 del progetto di ricerca “Oltre lo Scavo” promosso dall’associazione Gruppo Archeologico Città di Tuscania con lo scopo di diffondere la conoscenza dello straordinario patrimonio storico-archeologico di questo territorio, che si basa sul recupero dei dati archeologici ricavabili dalle fonti archivistiche riguardanti le indagini condotte in tale comprensorio da sei secoli a questa parte.

A presentare alla STAS il volume e gli esiti del progetto “Oltre lo Scavo” saranno, Riccardo Fioretti, Stefano Bocci e Alessandro Tizi, sabato 02 marzo nella Sala Sacchetti di Palazzo dei Priori, alle ore 17.30.