Stefano Pavani, una squadra di sei esperti per stabilire il suo stato mentale

di Serena Biancherini

NewTuscia  – VITERBO – Dallo scorso maggio 2018, Stefano Pavani, 32 anni, si trova nel carcere di Mammagialla per l’omicidio del 42enne Daniele Barchi.

Il delitto è avvenuto in via del Suffragio  tra il 20 e il 21 maggio, nella casa della vittima dove Pavani era ospite da qualche giorno, ma il cadavere sarebbe stato scoperto dalle forze dell’ordine molte ore dopo in seguito alla segnalazione della ragazza del giovane e dopo una una lite tra i due.

A nove mesi di distanza il gip Savina Poli ha disposto ulteriori perizie psichiatriche; altri pareri dunque dopo le valutazioni della psichiatra Cristiana Morera nel 2014 e della dottoressa Maria Rosaria Aromatario, effettuati a distanza di anni, ma entrambi concordanti nel ritenerlo psichicamente instabile.

Un team di sei esperti si appresterà a valutarlo entro 90 giorni, oltre alla procura anche la parte civile e la difesa avranno i propri consulenti e se il loro parere dovesse coincidere con quelli già presentati e che lo ritraggono mentalmente infermo, Pavani non sarebbe imputabile. Quindi non andrebbe incontro neppure al rito abbreviato richiesto dal suo avvocato.

Ma non è la prima volta che l’uomo compare di fronte alla legge. Il 32enne è stato arrestato nel 2014 per aggressione e sottoposto ai domiciliari dopo una diagnosi di disturbo della personalità. Un difficile rapporto con i genitori e stati di irascibilità hanno fatto si che, già quando abitava a Corchiano, gli assistenti sociali del Comune si interessassero a lui, finendo poi per passare ad una una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza, da cui era scappato prima dell’omicidio in via del Suffragio.