Aree Protette: il ruolo insostituibile dei singoli territori

di Simone Stefanini Conti

NewTuscia – La Conferenza delle Regioni italiane ha approvato un documento sulla proposta di legge che modifica la legge 394/1991 e ulteriori disposizioni in materia di aree protette.

Ricordiamo che la legge quadro sulle aree protette, la n. 394 del 1991, ha segnato un punto di svolta storico in materia di protezione della natura ed ha consentito al nostro paese di accrescere la superficie terrestre e marina tutelata e valorizzata nel segno dello sviluppo sostenibile. 

La posizione delle Regioni era già stata preannunciata ed illustrata dalla coordinatrice della Commissione ambiente della Conferenza delle Regioni Donatella Spano nel corso di un’audizione parlamentare di fronte alla commissione Ambiente della Camera, presieduta da Ermete Realacci.

L’Italia, che è uno dei paesi al mondo più ricchi di biodiversità, è oggi ai primi posti in Europa in quanto a numero ed a superficie di parchi e aree marine protette (oltre il 10% del territorio nazionale) che, sommate ai siti della Rete Natura 2000, coprono quasi il 20% del territorio nazionale.

La legge ha costituito anche per le Regioni, che iniziavano ad istituire le proprie aree protette, un punto di riferimento importante per accrescere la propria azione nel campo della conservazione e della valorizzazione del patrimonio naturale.

Tuttavia, ad oltre 26 anni dalla sua approvazione, la Legge  sulle Aree protette necessita di un aggiornamento che, pur senza rivedere i principi generali che l’hanno ispirata, tenga conto delle modifiche istituzionali determinatesi nel frattempo all’interno del quadro normativo nazionale. È necessario inoltre tenere in considerazione i nuovi obiettivi e dei nuovi paradigmi coniati, in materia di la tutela della biodiversità a livello nazionale, comunitario e internazionale.

In Italia un passo importante è stato compiuto – prosegue il documento delle Regioni – con l’ approvazione della legge 28 dicembre 2015, n.221 sulla di Green economy, che all’art. 70 prevede la creazione di sistemi di remunerazione dei servizi ecosistemici e ambientali e dedica l’art. 67 al capitale naturale.

Dalla lettura della proposta di legge emergono diversi elementi di punti di novità, tra i quali:

1) L’introduzione di numerosi elementi di semplificazione e di snellimento delle norme che tengono conto dell’esperienza gestionale maturata in questi anni in materia di aree protette nazionali, regionali e locali.

Inoltre vengono rivisti, nelle fasi di formazione e di approvazione, alcuni dei più importanti strumenti di pianificazione e di programmazione dei parchi. Le stesse aree marine protette trovano una loro collocazione più organica nel corpo della legge rispetto a quanto prevedeva la legge n.394 del 1991.

2) L’ampliamento della categoria delle aree protette: vengono inseriti i siti della rete Natura 2000, specificando quale normativa viene ad essi applicata, risolvendo quindi i precedenti problemi interpretativi e vengono inoltre inserite le aree protette transfrontaliere e la previsione di promozione di collaborazioni tra parchi.

3) Appare importante la scelta operata attraverso le integrazioni per quanto riguarda le entrate finanziarie delle aree protette e le agevolazioni fiscali.

Viene introdotto il tema del rinnovo delle concessioni con il potenziale rischio di condizionamenti nell’espressione di valutazioni ambientali da parte degli enti gestori a fronte di aspettative di introiti economici; il pagamento del marchio del parco e dell’accesso al parco appaiono subalterni rispetto alle entrate generate dalle concessioni.

4) Si propone un ampliamento delle competenze del piano: il piano del parco nazionale (e di conseguenza quello regionale in una futura revisione) individua le aree contigue, i servizi ecosistemici, collaborazioni con gli agricoltori, promuove le attività compatibili.

5) Viene introdotto lo strumento del piano di gestione della fauna, pur con alcune osservazioni evidenziate di seguito.

6) Una ulteriore novità di rilevo è costituita dall’autorizzazione paesaggistica che viene attribuita anche ai parchi nazionali. Una delle proposte è di estenderla anche ai parchi regionali.

7) Una nota riguarda la sostituzione della dizione “enti parco” con “enti gestori di aree protette naturali” rispetto alla quale si pone l’attenzione di non generare possibili limitazioni all’attuale operato dei parchi regionali.