NewTuscia – VITERBO – Presentata in Parlamento la relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia (Dia) riguardante il primo periodo del 2018 (da gennaio a giugno). Nel viterbese,  si segnala la presenza di latitanti campani e calabresi, dediti prevalentemente a traffico di stupefacenti.

Un esempio è Giuseppe Simioli, latitante tra i più pericolosi d’Italia, appartenente al clan di Polverino di Marano (NA), fermato a Ronciglione nel luglio del 2017. Tornando ancora più indietro negli anni, un’operazione della polizia di stato nel 2012, ha portato all’arresto di 5 persone tra Viterbo e Ladispoli.

E’ di poche settimane fa invece la maxi operazione che ha portato all’arresto di 13 persone coinvolte con la mafia, occupate nel tentativo di assumere il controllo di esercizi commerciali della zona.

Tuttavia, per quanto riguarda il viterbese ed il reatino, la Dia afferma che, per motivi dovuti ‘alla posizione particolarmente decentrata’ delle due province laziali, non emergono fenomeni delinquenziali direttamente riconducibili alla presenza strutturata di organizzazioni criminali di tipo mafioso.

In generale, all’interno della Regione Lazio, il territorio non risulta immune alla presenza di consorterie straniere, prevalentemente abanesi, romene, nordafricane e nigeriane, dedite al traffico di stupefacenti, reati contro il patrimonio, sfruttamento della prostituzione e dell’immingrazione clandestina. Alle consorterie di origine cinese invece, si imputano soprattutto frodi fiscali, sfruttamento di immigrazione e prostituzione.