Tra i principali poli museali laziali spicca Colle del Duomo, venerdì il convegno a Viterbo

NewTuscia – VITERBO – Presentato oggi in conferenza stampa il convegno  “Identità, funzione, attività e prospettive dei musei civici, diocesani e di interesse locale”, che avrà luogo venerdì e si propone di mettere a confronto vari musei del Lazio che nel corso del tempo hanno trovato strategie e temi vincenti. Migliorare imparando dagli altri dunque.

I temi centrali verteranno sull’integrazione dei musei con le realtà di oggi e il  modo di proporsi, vagliando la propria identità fino ad arrivare alle buone pratiche e strategie di sviluppo.

Saranno presenti rappresentanti di molti musei della provincia viterbese e per il capoluogo l’eccellenza sarà rappresentata dal Museo del Colle del Duomo, che si piazza ai vertici delle classifiche regionali in ambito culturale. Pietra miliare nel Lazio, il museo è stato realizzato nel 2000 sotto l’impulso della volontà della curia vescovile di salvaguardare e condividere il patrimonio diocesano ed è gestito da Archeoares diventando un eccellente meta turistica.

La presentazione del convegno è avvenuta alla presenza del portavoce del vescovo, don Emanuele Germani, di Francesco Aliperti, ossia uno dei soci fondatori di Archeoares e di Stefano Francocci, il direttore del museo civico di Nepi che ha sottolineato l’idoneità di Viterbo come sede per il convegno in quanto città ospite di una delle prime facoltà di conservazione dei beni culturali a livello nazionale.

Il carnet di venerdì si arricchirà ulteriormente della presenza del sindaco Giovanni Arena, di Vittorio Sgarbi, del vescovo Lino Fumagalli e poi Marina Cogotti del polo mussale regionale e i rappresentanti di Icom Italia e dell’area regionale servizi culturali, rispettivamente Alberta Campitelli e Claudio Cristallini, che dalla mattina fino alle 18.00 si alterneranno in spiegazioni e discorsi.

Occasione anche per ribadire il ruolo nella promozione culturale da parte della diocesi che patrocina non solo il convegno -insieme al Comune, alla Regione Lazio e alla provincia – ma ha contribuito  alla valorizzazione di altri edifici come la chiesa di Santa Maria Nuova e del Gonfalone, come ha spiegato don Fabbri alla conferenza.