Riscoprire e conservare i monumenti della 1^ Guerra Mondiale nei nostri comuni

di Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Domenica 4 novembre in tutti i nostri comuni verranno ricordati i caduti, i combattenti e reduci della Prima Guerra Mondiale, ricorrenza  che nel 2018 celebrerà i cento anni dell’anniversario della Vittoria.

Molto spesso si discute sulla mancanza di valori del tempo presente, di una cultura condivisa, di fiducia nel futuro. La risposta è quella di rivalutare le pagine più eroiche, e più drammatiche,  della storia d’Italia!

Da più parti è emersa la necessità di riscoprire, conoscere e conservare i Monumenti presenti in ogni comune a ricordo del sacrificio di tanti uomini, in gran parte giovanissimi, morti o mutilati per portare a compimento l’Unità d’Italia con la conquista di Trento e Trieste.

I Monumenti ai caduti ricordano anche le missioni di Pace ed il ruolo insostituibile delle Forze Armate e delle Forze di Polizia, nelle varie specializzazioni, al servizio del Paese, in ogni fase di emergenza o di prevenzione e  repressione dei reati e di tutela dei diritti e dei doveri dell’ordine democratico.

Ad Orte, per iniziativa dellUniversità UNITRE delle Età, in collaborazione Comune di Orte e lAssociazione Nazionale Combattenti  è stato pubblicato un dépliant , che illustra la storia del monumento tra l’altro testimonia anche l’impegno di molti cittadini alla manutenzione  e conservazione del Monumento, in collaborazione con il Comune.

Una grande vittoria, il sacrificio di milioni di soldati – fra cui settecentomila caduti – l’impegno di tutta la nazione affinché la guerra giungesse ad una conclusione vittoriosa. E’ significativo che oggi di fronte ai nostri Monumenti, possiamo celebrare il 4 novembre riconciliati con gli ex nemici di allora, nella consapevolezza che valore, sacrificio e coraggio sono valori universali che uniscono e non dividono.

La memoria storica degli avvenimenti di chi ha combattuto: il racconto di un Ragazzo del 1899.

Uno degli ultimi testimoni della Grande Guerra  nella Tuscia Viterbese  è stato un ultracentenario, Torquato MAGGI, un Ragazzo del 1899, scomparso a centoquattro anni alcuni anni fa.  Fino all’ultimo egli cercò di far  riscoprire  a tanti ragazzi che gli facevano visita lo spirito, e la memoria storica di chi partecipò come combattente al Primo Conflitto Mondiale, esperienza spaventosa, come sempre e solo la guerra sa essere.

Agli occhi ed al cuore dei ragazzi l’esperienza vissuta e raccontata dal cavaliere di Vittorio Veneto Torquato Maggi conta  sicuramente più di  tante pagine di storia o di tanti discorsi  di circostanza quanto, talvolta, ipocriti e  privi di valori ed esperienze vissute.

Uomini come Torquato Maggi sono testimoni eroici – nella loro comune esperienza di cittadini e di lavoratori – devono essere di esempio e di stimolo per tutti noi, in modo particolare per chi amministra la “res  publica” , nei ruoli di maggioranza o di opposizione: il benessere di cui oggi godiamo è il frutto dei drammatici sacrifici di tanti nostri nonni, che hanno sacrificato, da ragazzi inesperti, la loro gioventù in nome dell’ideale di Unità della Patria che è l’Italia,  portando così a compimento il disegno unificatore del Risorgimento.

Un messaggio di riscoperta concorde dellUnità nazionale, oltre le divisioni del presente

Il messaggio e la testimonianza dei Combattenti come Torquato Maggi, dei Cavalieri di Vittorio Veneto, è quello di collaborare, oggi, ciascuno nel proprio ruolo,  alla crescita del nostro Paese,  oltre gli episodi di corruzione e di malgoverno della cosa pubblica.

Ma andiamo a scoprire l’esistenza  di un uomo che ha vissuto a cavallo di due secoli, due guerre, la ricostruzione post-bellica, il benessere degli anni sessanta e settanta, sino ai nostri giorni di nuovo incerti  del  “terzo millennio”.

Torquato Maggi fu chiamato alle armi nel luglio 1917, come tanti “Ragazzi del 1899” ormai scomparsi e venne destinato al 70° Reggimento Fanteria di Arezzo e successivamente al 119° Fanteria Brigata Emilia.  Fu protagonista, in prima e seconda linea degli scontri sul Monte Grappa, ove aveva combattuto sino all’ottobre del 1918.

Anche negli ultimi anni di vita, a centoquattro anni, quando la vista si era affievolita e l’udito appariva un po’ precario, conservava nella sua memoria  il ricordo dei giorni di guerra, che raccontava ai suoi visitatori ed ai familiari con inalterata lucidità.

In giornate di guerra particolarmente afose, preso da sete e da fame incontrollabili di un diciassettenne, non esitò con i suoi commilitoni a bere l’acqua di una pozza utilizzata normalmente dagli animali al pascolo e  a divorare un tozzo di pane trovato frugando tra rifiuti e bende.

E la riflessione di Torquato Maggi e di tanti Cavalieri di Vittorio Veneto, nel ricordare la gioia della Vittoria conseguita anche con il suo sacrificio,  si faceva dispiaciuta nel constatare come il senso di amore verso la Patria ed il Tricolore si stava affievolendo, quando lui, come tanti commilitoni, era pronto a dare la propria vita per difendere l’Italia e a la Bandiera che la rappresenta.

Oggi, a  cento  anni dalla Vittoria del primo conflitto mondiale,  non dobbiamo dimenticare le sofferenze ed il valore dei Cavalieri di Vittorio Veneto, essi rappresentano la memoria storica che deve farci riflettere, la loro scuola di vita ed il loro sacrificio ci esorta a impegnarci su altre battaglie per costruire un futuro migliore per e con i giovani e l’Italia nella sua interezza.