Ora solare e ora legale: risparmio energetico e stile di vita

di Serena Biancherini

NewTuscia – E’ iniziata la prima settimana in cui l’ora legale ha ceduto il posto a quella solare e fino ad alcune settimane fa ci si è chiesto se questo sia l’ultimo volta in cui le lancette subiranno tale cambiamento due volte all’anno.

La proposta della Commissione europea di rimuovere il cambio dell’ora già dal 2019 e lasciare la decisione di stabilire la preferenza tra ora legale e solare ai singoli Paesi, era stata avanzata circa due mesi fa dopo una lunga discussione che ha accompagnato l’estate dei cittadini, ma a quanto pare la maggioranza dei Paesi europei coinvolti preferisce aspettare almeno fino al 2021 data la spaccatura decisionale presente al momento.

Anche se una maggioranza approva la soppressione del cambio d’orario, si creerebbero degli inconvenienti non da poco nei paesi vicini eventualmente discordi: i lavoratori che dovessero attraversare le frontiere subirebbero disagi, i trasporti aerei dovrebbero riorganizzarsi e in tempi non proprio brevi. I problemi, anche se più lievi, si estenderebbero alle comunicazioni.

Ma quando si verificherà la condizione di mantenere la stessa ora tutto l’anno quale sarebbe la scelta più opinabile, solare o legale?

La maggiore spinta per un abolizione della seconda si avverte dai Paesi nordici, che mettono a confronto le conseguenze negative a livello psico-fisico conseguenti al cambio dell’ora, con un sempre più ridotto risparmio energetico. Va comunque detto che questo varia da Paese a Paese, prendendo in esame il caso dell’Italia il risparmio di elettricità si aggira attorno ai 100 milioni di euro all’anno nei mesi che vanno da aprile a ottobre.

Ma gli effetti dell’ora legale sul ritmo e sulla salute durano una settimana al massimo, bambini e anziani possono avvertirli maggiormente magari, ma nel giro di poco tempo la stanchezza, il malumore dipendenti da ciò svanirebbero. Il suo mantenimento invece consentirebbe di avere a disposizione un’ora in più di luce che fa aumentare i livelli di serotonina per migliorare sonno e umore, e di sfruttare il pomeriggio “più lungo” per svagarsi e uscire, cosa che per il settore turistico sarebbe positiva. Dall’altro lato della medaglia l’agricoltura perderebbe però un’ora di sole al mattino.

Pro e contro sono da entrambe le parti, ma il punto principale è che essendo cambiate le modalità di consumo dell’energia e gli stili di vita, e vedendo come essi stessi cambino da Stato a Stato, non è possibile per il momento almeno, fare una scelta indipendentemente dagli altri stati o decidere quale dei due orari adottare senza dover operare una rimodulazione dei ritmi della vita biologica e tecnologica a livello sociale e personale.

Ormai però si tratta di stabilire quando: a dicembre la decisione finale del Consiglio Europeo per decidere il momento opportuno per attuare il cambiamento senza danneggiare il mercato unico con una serie di fusi orari diversi alla stessa longitudine.