“La persona prima di tutto”: inaugurazione oggi della mostra dedicata ad Aldo Moro

Stefano Stefanini

NewTuscia – VITERBO – Verranno inaugurate questo pomeriggio alle ore 18 presso l’ex Chiesa degli Almadiani in Piazza dei Caduti a Viterbo le due mostre dedicate  dal “Centro Studi Aldo Moro di Viterbo”allo Statista ucciso quarant’anni fa dalle Brigate Rosse   “La Persona prima di tutto”  (Aldo Moro 3 novembre 1941)  e “Moro e la Costituente”.

Dopo i saluti del presidente del “Centro Studi Aldo Moro” di Viterbo, Aldo Fabbrini, sono previsti gli interventi di Gero Grassi e di Giuseppe Fioroni, della II Commissione Bicamerale di inchiesta sul rapimento e la morte di Aldo Moro.   Le mostre saranno aperte al pubblico dall’11 al 20 settembre.

Giuseppe Fioroni, che è stato presidente della Commissione d’Inchiesta,  e Gero Grassi  illustreranno le ultime ricostruzioni dei fatti attraverso i documenti di Stato e gli atti della Commissione di cui fa parte. Un lavoro lungo quattro anni,  che si è tradotto in circa cinque milioni di pagine di atti processuali.

Il racconto dell’esperienza politica di Aldo Moro partirà da quel 3 novembre 1941, data della prima lezione del prof. Moro presso l’Università di Bari, durante la quale egli affermò che “La persona viene prima di tutto”.

Gli  interventi dei relatori tratteranno dell’impegno di Aldo Moro nell’Assemblea Costituente, che diede vita alla Costituzione della Repubblica Italiana del 1948.

Il presidente Giuseppe Fioroni ha sottolineato in più occasioni come  la sintesi più chiara della proposta politica  di Moro sia il suo discorso in Assemblea Costituente del 13 marzo 1947, quando egli interviene sugli articoli 2 e 3 della nostra Costituzione. Moro introduce una fondamentale precisazione, sottolineando che la Costituzione non può essere neutrale, perché deve corrispondere a una visione condivisa. Per usare le sue parole: «Divisi — come siamo — da diverse intuizioni politiche, da diversi orientamenti ideologici, tuttavia noi siamo membri di una comunità, la comunità del nostro Stato e vi restiamo uniti sulla base di un’elementare, semplice idea dell’uomo, la quale ci accomuna e determina un rispetto reciproco degli uni verso gli altri».

Sulla base di questa premessa, Moro rivendica innanzi tutto l’essenziale carattere antifascista e rappresentativo della volontà popolare della Costituzione Repubblicana.

Un secondo ambito dell’azione di Moro alla Costituente riguarda il tema dell’educazione e della scuola.  Moro insiste sul riconoscimento dell’istruzione come diritto soggettivo e sulla valorizzazione delle iniziative educative e scolastiche della società civile. Nella sua prospettiva pluralista, decisiva è, nell’educazione, la funzione della famiglia e delle altre formazioni sociali.

Il tema del pluralismo è centrale anche in un terzo filone degli interventi di Moro, quelli dedicati alle formazioni sociali e al rapporto tra Stato e Chiesa. La valorizzazione del pluralismo era del resto un carattere distintivo di tutta la generazione di giovani politici cattolici che si affacciò alla vita pubblica negli anni della Costituente.  Un ultimo filone dell’azione di Moro su cui Giuseppe Fioroni richiama l’attenzione riguarda l’organizzazione costituzionale e il ruolo dei partiti.

Il contributo di Moro alla Costituente è dunque estremamente ricco e variegato e presenta un elemento unificante molto chiaro: l’uomo in quanto persona e la promozione della solidarietà sociale, che si traduce in un’attenzione per le masse e, in prospettiva, in un coerente riformismo. Quello a cui Moro pensa è uno “Stato di popolo” – espressione che egli usa nel corso delle discussioni – nel quale la persona e le formazioni sociali contribuiscono allo sviluppo dello Stato ma sono tutelate da qualunque tentazione giacobina o totalitaria. Centrale rimane l’idea di “dignità dell’individuo”, che è il perno della concezione personalista a cui Moro può essere ricondotto.

Più volte il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato  l’insegnamento e la testimonianza di Aldo Moro in particolare richiamando il suo pensiero: «Il domani non appartiene ai conservatori e ai tiranni, ma appartiene agli innovatori attenti, seri, senza retorica».

È una definizione che possiamo adoperare noi per indicare l’azione di Aldo Moro, innovatore attento, serio, senza retorica e si tratta di un messaggio anche per l’oggi, e per il futuro del nostro Paese.

Lo stesso rispetto Moro lo esprimeva ai movimenti di liberazione dei giovani, delle donne e scriveva che l’avvenire è di questi fenomeni, di queste esigenze – lo dico con parole mie senza citare – certamente con saggezza e con autocontrollo. Affermava, nel 1968, «abbiamo fiducia in voi» rivolto ai giovani.
Il Capo dello Stato ha ricordato  la relazione di Aldo Moro  al Congresso della DC del 1973: «Noi saremo giudicati sulla base della nostra capacità di interpretare questi fenomeni di liberazione e di prendere su di essi una posizione appropriata». Moro aveva questa capacità e avvertiva la responsabilità di fornire risposte adeguate. E queste attitudini scaturivano anche dall’affetto per l’Italia, dalla considerazione del suo valore umano, dal rispetto e dall’affetto per la gente del nostro paese, per ciascuna singola, concreta, irripetibile persona. “

Al di là dei tanti segreti rimasti per anni nell’ombra, tutti noi – uomini e donne cittadini elettori e coloro che sono  impegnati delle istituzioni al servizio disinteressato e non menzognero  della collettività  –  dobbiamo tenere alta l’ispirazione, la vigilanza e la difesa quotidiana della democrazia e della sovranità del Popolo: solo così il Sacrificio di Aldo Moro, degli uomini della sua scorta e di tanti altri Martiri della Democrazia non sarà stato vano.