Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Si svolgerà questo pomeriggio alle ore 17, presso la Sala Conferenze del Palazzo Vescovile di Orte, nell’ambito degli Eventi culturali dell’Ottava di Sant’Egidio, la presentazione del libro “Le cose che scomparisciono” di Vincenzo Cherubini.  Presenteranno il testo  il prof. Luigi Cimarra e il prof. Enrico Fuselli. Interverrà il Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Orte, Valeria D’Ubaldo, che ha curato la Prefazione del testo.  Chi scrive modererà gli interventi dei relatori e del pubblico.

L’autore rivolge un particolare ringraziamento, tra gli altri,  al rettore dell’Ente Ottava Medievale, Giovanni Primavera e al Consigliere dell’Ente Nadia Proietti, per l’accoglienza e la disponibilità.

Vincenzo Cherubini con il libro “Le  cose che scomparisciono”  torna  a scandagliare le tradizioni della città di Orte sotto il profilo delle tradizioni popolari, con l’apporto di Gianfranco De Angelis, recentemente scomparso,  di Lelio Rossi, di Anna Labrecciosa e dei ricordi  della mamma dell’autore, Fernanda Vitantoni.

Premettiamo un  ricordo doveroso di Gianfranco De Angelis (Commendatore) delineato dallo stesso Vincenzo Cherubini “ Abbiamo fatto molti lavori insieme, in quanto anche lui era un appassionato di cultura ortana dialettale e antropologica.

Con Gianfranco De Angelis Vincenzo Cherubini ha pubblicato un libro  finalista al concorso “Salva la tua lingua locale” e oggetto di una recensione da parte della Cattedra di Italianistica della Terza Università di Roma: “Riccondanno qua ppe’ Orte”,  inserito nella Collana dei Quaderni dell’ Accademia dei Signori Disuniti di Orte.

De Angelis ha individuato e  “registrato” molti termini dialettali ortani arcaici ormai caduti in disuso. Ha condotto diverse ricerche  sul folklore infantile relativamente a cantilene e frangiottole.

Questo ultimo libro a cui  “i’ commendadore” De Angelis ha collaborato  è una parte di una ricostruzione della vita di campagna e in particolare di Baucche, con aneddoti e avvenimenti di vita ortana realmente vissuta.  E’ doveroso da parte dell’autore dedicare questo testo alla memoria e all’amicizia di Gianfranco.”

Chi scrive, come ormai usualmente per i testi di Vincenzo Cherubini,  ha curato la Presentazione del libro  di cui  riportiamo alcuni brani.

Le cose, i fatti, le esperienze di vita  “scomparisciono”  se non vengono riscoperte nella tradizione verbale, dai ricordi dei nonni e scrupolosamente salvate e custodite gelosamente, preservandole  dal trascorrere inesorabile del tempo.  

Le cose che scomparìsciono   sono state fortunatamente   trascritte  nel Libro che il lettore si appresta a gustare in tutta la sua genuina semplicità, quasi che i profumi, i colori le suggestioni delle  nostre campagne e della città della Rupe si offrano di nuovo a chi non smette di sognare.

Il volume viene pubblicato dalla casa editrice S.ED. di Viterbo del prof. Luigi Ceppari.

Il fecondo impegno letterario di Vincenzo Cherubini, fin qui espresso prevalentemente nella poesia dialettale e nella ricerca storica delle tradizioni popolari, si arricchisce con questa ultima pubblicazione, scritta con Gianfranco De Angelis, Anna labrecciosa e  Lelio Rossi, di un ulteriore prezioso tassello: una raccolta variegata, spassosa, ma spesso realisticamente aspra, di episodi, modi di dire, personaggi popolari della tradizione contadina  che solo il linguaggio dialettale sa rendere unici, irriverenti, ironici, talvolta drammatici, ma straordinariamente radicati nella vita quotidiana della comunità cittadina nei decenni trascorsi.

L’ Autore  intende porre a chi  si appresta a leggere queste pagine  alcuni specifici quesiti alla nostra società contemporanea, frenetica, spesso sbiadita nei valori fondamentali dell’esistenza, della solidarietà e della condivisione di progetti di vita comunitaria, familiare e personale.

Questa cultura veniva trasmessa ai più giovani nel contatto quotidiano del lavoro nei campi, nei cortili, o durante i falò, quando ci si raccoglieva nella stalla per sfuggire ai rigori del freddo nelle lunghe giornate invernali.

In questa “scuola di comunità”, come la chiama Ulderico Bernardi, mentre le donne filavano e gli uomini riparavano attrezzi o giocavano a carte, venivano rivissute le storie del paese e le tradizioni, venivano trasmesse le preghiere popolari, i modi di dire, le superstizioni. Qualche esperto narratore, aiutandosi con i gesti e con i bruschi cambiamenti di tono, affascinava gli uditori con le sue storie di santi, di eroi, di orchi o di streghe.

In questa operazione di ricerca  e trascrizione condotta dagli autori:

il racconto si fa “una sorta  di attualizzazione  evocativa  dei ritmi della vita rurale  di tante generazioni, scanditi dal naturale avvicendarsi delle stagioni”,  scritta nella sonorità  recuperata delle espressioni dialettali che da sole, in modo esclusivo ed irripetibile riescono a fermare un momento,  animare con espressioni dialettali oggi in disuso  la ripetitività della vita quotidiana, recuperando alla memoria storica della nostra cultura, la lingua  destinata altrimenti irrimediabilmente a dissolversi nell’inesorabile oblìo del tempo;

l’invito al recupero dei Valori legati alla cultura contadina,  consolidatesi nei secoli scorsi, legati alla vita, alle conoscenze, alle tradizioni, alla storia, alla dimensione comunitaria, familiare e religiosa della nostra città è rivolto in particolar  modo ai giovani, ai giovani di ieri che hanno vissuto quelle esperienze raccontate  e al mondo della scuola e della cultura, a chi vede il mondo con la giusta visione solidale e tollerante;

la vita quotidiana delle nostre campagne  e del Centro storico quale era nelle sue miserie ed epicità fino agli anni Sessanta e Settanta del Novecento.  Leggendo queste pagine scopriremo attrezzi da lavoro, utensili da cucina, strumenti dai nomi ormai quasi dimenticati, ma anche il cibo semplice  dei contadini impegnati nel lavoro faticoso dei campi,   sapori remoti che ci ricordano le nostre radici e sono memoria di una civiltà sconosciuta ai più giovani.

Il libro che ci accingiamo a leggere  ci aiuterà a conoscere da dove veniamo, comprendere le tradizioni, anche le più antiche , è l’unico modo che gli autori sommessamente ci suggeriscono , per restituire dignità alle nostre storie e a quelle di tanti nostri nonni, per lo più, miseri contadini e mezzadri sotto padrone.

Vite spesso  chiuse negli argini dei loro campi e forse più vere se, come dice un vecchio proverbio cinese, la “verità sta scritta in un chicco di riso” .

 Nel racconto sono  riportati in vita modi, usi e tradizioni agricole che conservano ancora intatto tutto il fascino di un rapporto “uomo-lavoro-natura”, faticoso e antico come la storia della gente che ha abitato questa nostra terra.

E per chi contadino non lo è mai stato e non lo sarà mai si apre la possibilità di conoscere la grandezza di una cultura verbale che oggi parla solo attraverso gli strumenti più umili della quotidianità: aratro,  vomero,  brocche, carri, zappe, oggetti di una vita semplice, conservatrice perché immobile come i cicli delle stagioni, la vita autentica della dura terra.

Scorriamo insieme alcuni dei brani e testimonianze raccolte direttamente dagli autori, per apprezzarne il radicamento nella tradizione dei nostri padri.

Credenze popolari: viene descritto dagli autori  “l’orologio di San Pasquale”, il ticchettìo sospetto che derivava dalle travi in legno che si pensava fosse portatore di negativi presagi. Vengono descritte le pratiche di chiara origine contadine  per evitare i danni dei fulmini e della grandine e colpisce la descrizione delle proprietà benefiche “dell’Olio ferrato”

 I ritmi  ed i riti della vita in campagna:  nei racconti  riportati con dovizia  di particolari  viene descritta la mietitura, la ramatura, la vendemmia e la cantina, la produzione dei cocomeri di Baucche, che affiancavano il carciofo, come produzioni particolarmente adatte al terreno sabbioso della Valle del Tevere .  La stalla viene descritta come un “luogo familiare” a conferma dello strettissimo rapporto tra l’uomo e gli animali da allevamento e da lavoro.

Pè rria:

Particolarmente  esilaranti  sono  le vicende raccontate a proposito dell’Oste  e la “particolare qualità” dei suoi vini, i personaggi  ben delineati come  Mecuccio, Peppe, Madèo, la strana pipa di nonno Eliseo, o i viaggiatori abusivi che approfittavano della lentezza del tratto in salita del treno ce percorreva la linea Orte – Capranica –Civitavecchia per un passaggio “gratuito”  sino alla stazione di Gallese

 Drendo Orte

Gli autori descrivono le “spassose” udienze che si tenevano in  Pretura, ufficio giudiziario rimasto  in attività ad Orte dal 1872 al 1964.    Al cinema Alberini è dedicata la descrizione dei venditori di bruscolini e  gli effetti indesiderati  di alcune  pellicole,  che  riuscivano ad “impressionare” gli spettatori più sprovveduti.

I proverbi della Campagna ed i proverbi “dendro Orte”

Colpisce, tra i tanti, la “raccomandazione” che le mamme facevano ai loro figli prima del fidanzamento e per le future nozze: “Ricordati, figlio mio: la bellezza fino alle nozze, la bontà fino alla morte!”

Non ci resta che accingerci a percorrere insieme a Vincenzo Cherubini,  Gianfranco De Angelis e Lelio Rossi, questo viaggio nel tempo della nostra Città e del suo contado,  viaggio nella dimensione più popolare,   lasciandoci coinvolgere nelle profonde suggestioni di carattere  storico, ambientale, sociologico, morale e religioso:  passioni,  sentimenti e valori  su cui  si fonda il presente di una comunità viva,  con le sue radici invisibili, ma indelebili.

 

Il Programma dell’ Ottava di Sant’Egidio di Venerdì 7 Settembre

  • Ore 17.00

Presentazione del libro “Le cose che scomparisciono” (sendenno Commendatore, nnepote de Meco e quarcunandro) dello scrittore ortano Dott. Vincenzo Cherubini. Presentano Prof. Luigi Cimarra, Prof. Enrico Fuselli, Dott. Stefano Stefanini. Sala dell’Episcopio – Palazzo vescovile

  • Ore 18.30

Apertura mercatino alimentare con prodotti tipici. Piazza d’Erba

  • Ore 18:30

Apertura Accampamento militare medievale a cura della Compagnia “Opificium”  e “Gruppo Arcieri Storici di Orte”. Terrazza giardino (Ex Giardinetti)

  • Ore 18.30

Apertura “Mercatino medievale arti, mestieri e didattica”. Piazza Belvedere

  • Ore 19.00 fino a tarda serata

Spettacolo itinerante a cura de ”Il Buffone di Corte”, “Il folle Saverio” e “lo musico Psicofante”. Vie e piazze della Città

Spettacolo itinerante a cura degli artisti di “Ludika 1243”. Vie e piazze della Città

Spettacolo itinerante a cura del “Gobbo di Cicignano”. Vie e piazze della Città

Spettacolo itinerante a cura di “Vassago”. Vie e piazze della Città

Spettacolo itinerante a cura dei “Giullari del Diavolo”. Vie e piazze della Città

  • Ore 20.00 Apertura Taverne
  • Ore 20.00 Festa della Contrada S.Sebastiano. Cortei di rappresentanza delle Contrade in festa. Vie e piazze della Città.
  • Ore 22.00

Spettacolo a cura della compagnia “I Giullari del Diavolo”. Piazza della Libertà

  • Ore 23.30

“Li numeri de le 7 Contrade con Messer Egidio” gioco a premi offerti da “Zoo Agricola Fiore”. Piazza della Libertà