NewTuscia – VITERBO – Sembra sempre più palese l’abbandono da parte del gestore della parte alta della nostra linea, tra Catalano e Viterbo.
La Regione Lazio, che è proprietaria della linea, sembra scavalcata nelle decisioni che prende il Comune di Roma insieme a Atac, sua partecipata.
Lo stato di disagio e il senso di disservizio percepito dall’utente pendolare è massimo in questo momento.

Da circa 3 anni sembra assistere a un sistematico disimpegno da parte del gestore: prima introducendo i famosi “punti di rottura” (2016) a Catalano (che non sembra avere nemmeno tutte le dotazioni da “stazione ferroviaria” standard) e a Montebello, poi introducendo le autocorse sostitutive nel 2017, riducendo ulteriormente l’offerta ferroviaria e andando a intasare di auto e di bus la via Flaminia, che già soffre di suo per il traffico in aumento negli ultimi anni…forse anche a causa dell’alta inaffidabilità del collegamento ferroviario.

Sono questi i loro concetti di mobilità e intermodalità “ecologici” e “sostenibili”?

Da qualche giorno inoltre assistiamo inermi a un taglio drastico delle corse, soprattutto tra le stazioni di Catalano e Montebello, azzerando di fatto il servizio in quel tratto di ferrovia, con evidenti disagi dei comuni che si affacciano su quella parte di linea. Forse è questa l’ultima parte del loro “piano”, che porta a disincentivare l’uso del treno per avere poi la “scusa” per tagliare quello che pensano sia un ramo secco? Un po’ come hanno fatto sulla Roma-Pantano, poi accorciata a Giardinetti e poi ancora tagliata fino a Centocelle.

Sembra veramente essere programmata la definitiva soppressione di quella tratta ferroviaria? Purtroppo non dovremo aspettare molto per saperlo….la realtà è sotto gli occhi di tutti.

E questa realtà sembra far capire che il Comune di Roma intenda “salvare” la sua ATAC non andando a gara pubblica per l’affidamento del servizio di trasporto su rotaia, facendo prendere la quota per intero per l’erogazione del servizio, riducendo nel contesto l’offerta accorciando di fatto la tratta, tagliando quella che loro ritengono meno remunerativa.

Ricordiamo però che ATAC viene remunerata dalla Regione Lazio circa 80 milioni di euro l’anno per fare quel servizio e non vediamo riduzioni di importi corrisposti a seguito di riduzione di corse e di km percorsi!

Per questo procederemo a un ulteriore esposto alle Procure, alla Corte dei conti e a alle associazioni dei consumatori perchè a farci sfilare da sotto il naso il treno romanord in questo modo non ci stiamo, per la tutela del servizio pubblico e dei pendolari che ogni giorno viaggiano…mentre purtroppo assistiamo al rumoroso sonno perenne dei sindaci dei comuni coinvolti che non hanno capito che perdere il treno significa perdere il collegamento diretto con la capitale e gli altri comuni limitrofi, in ottica di sviluppo del territorio, del turismo e dell’imprenditoria.

Contenti loro? Oggi intanto va così.