di Francesco De Melis

NewTuscia – VENEZIA –  Le macchine a spalla sono impressionanti strutture processionali portate a spalla da centinaia di persone nel corso di feste religiose profondamente radicate nella tradizione mediterranea, animate da un’intensa partecipazione collettiva. Tra queste, la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, i Gigli di Nola, la Varia di Palmi e i Candelieri di Sassari formano, dal 2005, una “rete”, la Rete delle Feste delle Grandi Macchine a Spalla – protagonista di questo short-film – che per la spettacolare complessità degli elementi messi in gioco e per l’importanza che riveste all’interno delle rispettive Comunità è stata decretata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, oltre che “modello e fonte di ispirazione”.

Girato “dall’interno” nel corso delle quattro feste, non a caso con la tecnica della “macchina a spalla”, il film del regista etnomusicologo Francesco De Melis, è un incessante contrappunto di immagini e suoni prelevati “fisicamente” dal “cuore” delle feste nel corso di numerose campagne di ricerca etnografica sul campo. Il complesso missaggio del video, condotto su molteplici tracce audio, mira a far vivere un’esperienza di percezione contemporanea relativa a tutte le sonorità delle feste, come se si trattasse di un’unica cerimonia, scandita da un’unica partitura. S’intende così restituire al pubblico l’intensità del trasporto rituale come vissuto in prima persona, ossia dal punto di vista e dal “punto di udito” degli stessi portatori. In un rocambolesco divenire d’ immagini, sotto il peso monumentale delle alte strutture votive, portatori e pubblico, al culmine della fatica fisica, all’apice dello slancio spirituale, vengono letteralmente calamitati verso la meta, dove sembrano riecheggiare le parole del mistico medioevale Meister Eckhart: “Più il pozzo è profondo, più nel contempo è alto, giacché altezza e profondità sono una cosa sola”.

Interverranno
Sen. Lucia Borgonzoni
Sottosegretario di Stato per i Beni e le Attività Culturali

Caterina Bon Valsassina
Direttore Generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio

Leandro Ventura
Direttore dell’istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Stefania Baldinotti
Funzionario antropologo dell’istituto Centrale per la Demoetnoantropologia

Patrizia Nardi
Responsabile tecnico-scientifico e focal point della Rete delle Feste delle Grandi Macchine a Spalla, esperto in candidature UNESCO

Nicola Sanna
Sindaco della Città di Sassari, in rappresentanza di tutte le Comunità della Rete

Francesco De Melis
Regista e etnomusicologo

Conduce Patrizia Giancotti

I Gigli di Nola sono otto strutture, una per ogni antica corporazione di mestiere. Ogni macchina è trasportata a spalla da circa 120 uomini, detti Cullatori, che si muovono danzando al ritmo incessante di musicisti e cantanti collocati sulla base quadrangolare di ognuna delle altissime torri. Questa processione musicale, accompagnata dalla barca di San Paolino, coinvolge centinaia di migliaia di persone: una “festa felice”, semplicemente travolgente.

La Varia di Palmi è una complessa macchina processionale che celebra l’ascensione della Vergine Maria. Il carro votivo, una immensa nuvola con astri rotanti, che rappresentano l’universo, ha un’altezza di sedici metri e viene
trascinata e sospinta da duecento portatori, gli ‘Mbuttaturi. Su di esso trovano posto figuranti che rappresentano il Padreterno, gli Apostoli e gli Angeli: li sovrasta l’Animella, una bambina arditamente collocata sull’estrema sommità della Varia, scelta per rappresentare la Madonna Assunta in Cielo.

I Candelieri di Sassari sono dieci grandi colonne di legno dipinto ornate di nastri e stendardi, che rappresentano altrettanti ceri votivi in onore della Madonna Assunta. La Faradda, cioè la discesa, dei Candelieri ad opera dei Gremianti, avviene al suono e al ritmo di tamburi e pifferi, con coinvolgenti coreografie a passo di danza. I dieci candelieri, dopo aver fatto il giro di tutta la città, si ritrovano sul sagrato della Chiesa di Santa Maria di Betlem per le ultime giravolte danzanti, prima di entrare a rendere omaggio alla Vergine

La Macchina di Santa Rosa di Viterbo è una imponente torre illuminata da fiammelle e luci elettriche, alta circa trenta metri e pesante cinque tonnellate. Nella città medioevale, totalmente oscurata per dar risalto alla sua luminescenza, la macchina viene portata a spalle da centotredici uomini, i “Facchini di Santa Rosa”, lungo un percorso di oltre un chilometro tra le vie, talvolta molto strette, e le piazze del centro storico.

UN PATRIMONIO SULLE SPALLE
Regia
Francesco De Melis

Montaggio
Fabrizio Barraco

Coordinatori per l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia
Leandro Ventura direttore

Stefania Baldinotti consulente antropologo

Responsabile tecnico-scientifico per la Rete delle Feste delle Grandi Macchine a Spalla

Patrizia Nardi

Responsabile per il piano di comunicazione
Patrizia Giancotti