In scena la commedia di Plauto “Pseudolo” domani sera a Ferento

NewTuscia – VITERBO – Un’opera classica, una commedia di Plauto, “Pseudolo”, andrà in scena domani sera, giovedì 2 agosto (inizio ore 21,15) nell’antico teatro romano di Ferento con l’interpretazione di Ettore Bassi, Riccardo Bartoletti, Massimo Boncompagni, Antonio Salerno, Jacopo Costantini e Lodovico Rohl per la regia di Cristiano Roccamo. Cicerone racconta che Plauto “ si divertiva” (gaudebat ) in vecchiaia nel comporre “Pseudolus”, commedia rappresentata per la prima volta nel 191 a.c. quando Plauto aveva circa sessant ‘anni.

Il giovane Calidoro – racconta la commedia – è l’amante di Fenicia, una cortigiana del lenone Ballione. Tuttavia ella viene promessa ad un militare macedone in cambio di venti mine. Calidoro, allora, interpella Pseudolo, suo fedele ed astuto schiavo, il quale gli promette che riuscirà a trovare il modo per liberare Fenicia. Il servo pensa di rivolgersi, prima di tutto, a Ballione, dal quale viene a sapere che il militare gli ha già depositato un anticipo di quindici mine, con la promessa che il suo attendente Arpace gli avrebbe consegnato le restanti cinque portando con sé un sigillo prestabilito.

Pseudolo, fingendosi uno schiavo di Ballione, raggira Arpace e lo convince a consegnargli la lettera recante il sigillo. Grazie all’aiuto di Carino, amico di Calidoro, che gli offre le cinque mine restanti e con esse uno schiavo, Scimmia, Pseudolo può portare a compimento il suo piano. Scimmia, fingendosi Arpace, si presenta da Ballione il quale, cadendo nell’inganno, gli consegna Fenicia. Dopo poco arriverà però il vero Arpace. Ballione, questa volta, crede che questi sia stato mandato da Pseudolo per ingannarlo e, solo dopo l’arrivo di Simone, padre di Calidoro, il quale gli rivela tutto il piano ordito da Pseudolo, capisce di essere stato ingannato e di non poter fare più nulla. Calidoro, così, ottiene la sua amante e Pseudolo, come ricompensa, del vino in abbondanza.

“Come nel Miles Gloriosus, nello Pseudolus il servo è al centro della commedia – scrive

Cristiano Roccamo nelle note di regia – Il servo di Plauto ha infatti ispirato nei secoli i più grandi autori teatrali come Molière, Ariosto, Goldoni, Shakespeare, Goëthe e Rossini; per questo, e non solo, si evince come Plauto sia il padre di tutto il teatro comico europeo.

 

Una messa in scena semplice, senza quarta parete; gli attori, dialogano tra loro, si rivolgono al pubblico e lo interpellano. Ne vien fuori un allestimento che lascia spazio all’improvvisazione, al gioco scenico. Deverbia e Cantica accompagneranno gli spettatori negli intrecci Plautini messi in atto da personaggi grotteschi, anche grazie all’uso delle maschere che permettono agli attori di interpretare più personaggi. I sentimenti e gli affetti sinceri, quando ci sono, sono comici e non commoventi, motivo per cui, le commedie di Plauto erano di certo le più applaudite”

Lo “Pseudolo”, comunque,  come tutte le commedie plautine, è stato ispirato da una precedente commedia greca, il cui nome tuttavia non è stato conservato sino a oggi. Ha subito inoltre una sicura contaminatio da parte della commedia plautina “Curculio”, analoga allo “Pseudolo” nella struttura fondamentale. Plauto ha rimarcato la struttura del “Curculio” in parecchie parti, anche a discapito del modello greco originario, sfoggiando un’accurata abilità nel congiungere più trame differenti. Il punto di giuntura delle due trame è riconoscibile nella  scena dove Pseudolo dopo aver già escogitato un piano (conforme a quello del modello greco) abbandona quest’ultimo per ingannare Arpace e confluire nello stesso modello del Curculio. Qui entra in scena Carino che sostituisce nel ruolo dell’aiutante Callifone, personaggio che nel modello greco svolgeva sicuramente un ruolo più importante sino a riconoscere Fenicia come propria figlia. Plauto tuttavia mantiene la liberazione di Fenicia nello “Pseudolo” per non stravolgere i valori della società romana e per non recare danno al vecchio padrone, ricalcando il modello greco. Egli non esplicita che i festeggiamenti finali per la ricongiunzione tra Calidoro e Fenicia siano la loro festa di matrimonio, poiché ha comunque parlato di Fenicia come una prostituta da bordello e quindi non adatta a un giovane nobile come Calidoro.

La stagione di spettacoli a Ferento, organizzata dal Consorzio Teatro Tuscia, assegnatario del bando del Comune di Viterbo, con la direzione artistica di Patrizia Natale, è realizzata in collaborazione con Archeotuscia onlus, TusciaE20 , e con il sostegno di Ance.

Per tutte le informazioni in merito agli spettacoli contattare il 335 474640. Per informazioni riguard anti la biglietteria contattare invece il 328 7750233. Info e aggiornamenti su www.teatroferento.it , pagina Fb teatroferento e sui canali istituzionali del Comune di Viterbo.