di Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato recentemente un ordine del giorno con cui si chiede che il decreto sulla progettazione e realizzazione di un “Sistema nazionale di ciclovie turistiche”  sia discusso presto dalla conferenza Unificata, anche in considerazione dell’istruttoria svolta che ha tenuto conto delle prescrizioni della Corte dei Conti.

L’ Ordine del giorno della Conferenza delle Regioni

sullo schema di decreto del ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, recante: “progettazione e realizzazione di un sistema nazionale di ciclovie turistiche”.

richiede:

– che il provvedimento in oggetto abbia carattere d’urgenza determinata dall’obbligo, imposto dalla Corte dei Conti al MIT, di subordinare la sottoscrizione di ogni ulteriore convenzione e l’erogazione di ulteriori risorse finanziarie

-alla fissazione di modalità di riparto ed erogazione delle risorse finanziarie disponibili per l’elaborazione dei progetti di fattibilità tecnica ed economica e per la realizzazione dei primi lotti funzionali,

– alla determinazione dell’eventuale cofinanziamento regionale;

–  il cofinanziamento in natura è stato indicato come ammissibile solo con interventi realizzati, dalle Regioni e Province autonome a partire dal 2012 e non dal 2010 come era stato convenuto a livello tecnico;

– inoltre il Ministero delle  Infrastrutture e Trasporti ha già richiesto di iscrivere il provvedimento all’Ordine del Giorno della Conferenza Unificata per l’acquisizione della prevista intesa e che tale richiesta non ha avuto seguito.

La Conferenza delle Regioni ha richiesto l’urgente inserimento dello schema di Decreto Ministeriale  in esame, all’ordine del giorno nella prossima seduta utile della Conferenza Unificata.

In questo senso, il ventaglio delle indicazioni più coerenti, con la visione di città sostenibile e competitiva descritta nei riferimenti strategici, è il seguente:

1.Allargare gli spazi per la mobilità dolce: le zone a velocità limitata, le isole ambientali, le aree pedonali, la ciclabilità diffusa. Occorrerà promuovere gli interventi utili a migliorare la sicurezza di tutti gli spostamenti: incremento dei livelli di servizio delle infrastrutture (ampliamento marciapiedi, manutenzione, qualità della progettazione, segnaletica), sviluppo delle misure di traffic calming (dissuasori, rallentatori, rotatorie, chicane ecc.), introduzione di strumenti, tecnologie e soluzioni per gli standard di sicurezza (segnalatori luminosi di velocità, videosorveglianza ecc.), diffusione di una cultura della sicurezza a tutti i livelli (Amministratori, pianificatori, progettisti, utenti della strada, cittadini).

2.Potenziare le infrastrutture dedicate per il trasporto collettivo sia per la penetrazione nelle aree urbane, sia per gli spostamenti interni (metropolitane, tram, ferrovie suburbane, people mover, parcheggi di scambio, corsie preferenziali, corridoi della mobilità…).

3.Rafforzare e diversificare i servizi di trasporto collettivo, sviluppando in particolare i servizi di integrazione intermodale (pianificazione degli orari, attrezzaggio dei nodi di interscambio, integrazioni tariffarie, informazioni in tempo reale, ecc.). Potenziare e valorizzare la leva dell’intermodalità in particolare per l’uso della bicicletta, attraverso la diffusione di ciclo-stazioni custodite con personale e/o con sistemi automatizzati per l’interscambio bici/bus e bici/treno.

4.Incoraggiare i dipendenti delle Amministrazioni comunali alla mobilità sostenibile con obiettivi ed impegni precisi stabiliti dalle Amministrazioni stesse, facilitando allo stesso tempo l’uso dei mezzi più ecologici (ad es. maggiore disponibilità di parcheggi sicuri per le biciclette nelle sedi di lavoro).

5.Favorire la diffusione delle figure di mobility manager e più in generale lo sviluppo delle politiche di mobility management a tutti i livelli (poli della pubblica amministrazione, poli industriali, poli commerciali e di servizio, aree urbane allargate ecc.) e promuovere la shared mobility per moltiplicare le opportunità di investimento a favore degli operatori del trasporto ed ampliare il ventaglio delle scelte modali per i cittadini.

6.Sviluppare servizi digitali a valore aggiunto sia per gli utenti del trasporto pubblico, sia per gli automobilisti, sia per gli operatori commerciali (trasporto merci, operatori turistici) e ripensare l’organizzazione dei flussi delle merci nelle area urbana, attraverso i modelli avanzati di city-logistics.

Ai singoli comuni le scelte strategiche per la qualità della vita dei cittadini, che anche nelle nostre realtà cittadine devono essere disincentivati alluso dei veicoli a motore, per la qualità dell’aria ma anche per superare una maleducazione stradale diffusa, l’eccesso di velocità, la scarsa attenzione verso i pedoni ed i cicli,  oltre l’abuso del clacson ( segnalazione acustica) per cui i vigili dovrebbero essere più esigenti.