Viterbese, il sogno serie B e quel futuro da raggiungere per la Tuscia

Gaetano Alaimo

NewTuscia – VITERBO – Viterbese, provaci! La partita di stasera con il Sudtirol rappresenta non solo uno spartiacque per la serie B ma tanto altro. Una città, Viterbo, che da anni subisce scelte esterne e non ha, certamente per le colpe anche di una classe dirigente e politica spesso non all’altezza, mai potuto essere nei posti che contano un po’ in ogni settore.

Viterbo e la Tuscia risentono di un ritardo cronico e storico nello sviluppo di infrastrutture viarie, ha un’imprenditoria tradizionale e, nelle scelte dei grandi momenti, non ha mai potuto avere quella spinta decisiva verso i migliori trend nazionali. Come detto le colpe sono anche locali: rimane storico il niet all’Autostrada e alla Ferrovia nazionale del Dopoguerra dei grandi latifondisti de noantri. Però, però… Ora è il tempo di guardare al futuro e di farla finita con i pretesti e con l’addossare le colpe al passato.

Dicevamo la Viterbese. Entrare nelle prime 4 squadre di Lega Pro in Italia, in caso di vittoria sul Sudtirol, significherebbe non solo sognare la serie B ma anche avere tutto un territorio, la Tuscia, che salirebbe alla ribalta nazionale nello sport più famoso d’Italia. Un salto in serie B sarebbe importante per attrarre il calcio che conta e, con esso, la possibilità e, anzi, l’obbligo imposto sia dalla legge che dalle maggiori opportunità, di rilanciare lavori pubblici sia sportivi che in generale. Il confronto con contesti nazionali più avanti di noi dal punto di vista economico e sociale non potrebbe che fare bene a un territorio con enormi potenzialità come la Tuscia ma ancora non maturo per competere sui fronti turistici, economici e sociali. Di passi in avanti ne sono stati fatti, ma quello che manca è ancora una visione d’insieme, quello che dovrebbe chiamarsi Sistema-Tuscia.
Ci sono alcune punte di eccellenza che stanno facendo vedere che ci si può arrivare: basta ricordare solo i numeri di Civita di Bagnoregio. Se si arrivasse a catalizzare un modo armonico e sistemico di concepire lo sviluppo dell’intera Tuscia ne gioverebbero in primis l’economia e la qualità di vita dei cittadini.

Ecco perché la Viterbese deve avere il sostegno non solo dei tifosi di Viterbo e di tutta la provincia ma essere, come già abbiamo scritto su queste righe, un vero e proprio modello da seguire. L’intransigenza, spesso considerata esagerata, della famiglia Camilli, unita a un programma di medio-lungo periodo, ha portato la Viterbese a due passi dalla serie cadetta, laddove il calcio conta davvero. Proporre un sistema di sviluppo della Tuscia simile, in cui la programmazione, gli strumenti a disposizione e gli obiettivi siano chiari e condivisi, è l’unico modo per portare la Tuscia e la città dei papi ai livelli che meritano e che, da tanto tempo (anche per colpe interne ma non solo), gli sono negati.