Legalità: a Montalto di Castro gli studenti delle Medie dicono la loro

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NewTuscia – MONTALTO DI CASTRO – È terminata la settimana dedicata a “Legalità e sicurezza” all’I.C. di Montalto di Castro. La Dirigente Scolastica plaude all’iniziativa promossa dalle insegnanti Cinzia Bocci e Bruna Mariani, iniziativa che ha assorbito per alcuni giorni l’intero Istituto (Infanzia, Primaria e Secondaria di primo grado). La nostra scuola è da anni impegnata nel progetto “Scuola amica” che vede la collaborazione di UNICEF Italia e MIUR, ma questa full immersion dentro al concetto di legalità ha avuto delle specifiche interessanti proprio per le modalità di intervento da parte degli operatori, chiamati ad operare con linguaggi differenti a seconda della fascia di età degli alunni.

È già stato detto. Colleghe autorevoli hanno già raccontato in modo efficace, con articoli sul web, cosa è stata questa esperienza e chi è intervenuto.

A questo punto mi chiedo: ma i ragazzi delle medie che ne pensano? Rimarrà qualcosa di significativo, in loro, di questa didattica parallela fatta di incontri, teatro, ragionamenti fuori dall’aula? Domanda insidiosa per noi insegnanti, che a volte abbiamo una percezione alterata degli interventi formativi (magari ben preparati, ma con scarsa ricaduta sugli alunni). Ma non possiamo esimerci dalla domanda. Quanto di questi discorsi sulla legalità viene assorbito?

Provo a rispondere prendendo a prestito le parole utilizzate da alcune studentesse in un recentissimo compito in classe. “La legalità e quindi le leggi sono un muro formato da comportamenti corretti (invece che da mattoni). Dalla parte della legalità, è lì che voglio stare!”.

Accidenti! Lo scrive una ragazza di terza media in un tema sulla legalità. Be’, sarà una frase di circostanza, penso io. Altro tema, altra studentessa: “Noi ragazzi vediamo le norme come qualcosa che ci limita, ci blocca la strada; la curiosità ci sovrasta e si alimenta ancor di più quando qualcuno dice: NO, NON FARLO. (…) Ma secondo quello che percepisco io, la legalità raggruppa i comportamenti di ogni persona, questi modi di agire si costruiscono nel tempo, e pian piano si impara a conoscere quali di essi è sbagliato e quale è giusto”.

Calma, dico io. Pensieri belli e anche ben scritti, ma non fanno statistica. E chi lo dice? A volte percepisco un disfattismo strisciante intorno al mondo della scuola e di cui noi insegnanti siamo in parte complici. L’educazione dei giovani non ha quasi mai effetti immediati, che si possano testare con strumenti di precisione. Ti accorgi che qualcuno recepisce subito il valore di una conoscenza o di un ragionamento condiviso, e te ne dà conferma in modo esplicito. Altri saranno più lenti a metabolizzare. Altri ancora potrebbero anche rimanere indifferenti, ma chissà, forse non del tutto. Gli adolescenti della Secondaria di primo grado hanno sentito parlare in questi giorni di “cultura del corretto” che non è concetto astratto, ma capacità di scegliere con consapevolezza. La vita quotidiana è fatta di decisioni continue su cosa fare, anche più volte al giorno. Decidere di tener fede agli impegni presi; decidere di faticare e studiare una materia piuttosto che copiare da altre fonti; convincersi che il proprio agire possa essere un modello per gli altri e possa rendere migliore l’ambiente, e agire di conseguenza.

Cultura della legalità a cominciare da cose molto semplici, dunque, quando si parla ai ragazzi a scuola, ma che sono un vero e proprio programma di vita se prese sul serio.

Le frasi sopra citate delle due studentesse mi rendono, in conclusione, ottimista sulla buona disposizione dei giovani, e pure sull’operato degli educatori.

Non amo i proverbi, considerati da molti come una saggezza troppo a buon mercato. Eppure non posso cacciare dalla mia mente una massima che, impertinente e prepotente, insiste per essere citata. Dice più o meno così: “Se i tuoi progetti hanno come obiettivo un anno, pianta del riso. Se hanno un orizzonte di venti anni, pianta un albero. Se la prospettiva è un secolo, insegna ai ragazzi”.

Ma guarda! Ma è il nostro lavoro di educatori, e genitori, e insegnanti. Sempre impegnativo. Imprevedibilmente complicato. In una parola: meraviglioso.

 

 

Prof. Alberto Puri

(Docente di Lettere I.C. Montalto di Castro)