NewTuscia – VITERBO – Due storie molto diverse. Pina Perazza e Armando Mortet: la prima, specializzata in un ambito specifico, la lavorazione di gioielli in titanio; il secondo, oltre che orafo, anche scultore e cesellatore. Ma entrambi accomunati dalla passione e dalla competenza nell’artigianato artistico. I loro percorsi, li hanno illustrati ai ragazzi Licei Artistici “Francesco Orioli” di Viterbo e “Ulderico Midossi” di Civita Castellana – sezione di Vignanello, nel corso del terzo e ultimo appuntamento con “L’arte del fare – Dialoghi con gli artigiani”, nell’ambito di Forme e colori della terra di Tuscia, la mostra concorso di artigianato artistico in programma fino al 20 maggio al Museo della ceramica, a Palazzo Brugiotti, su iniziativa di CNA Artistico e Tradizionale di Viterbo e Civitavecchia in collaborazione con la Cooperativa Girolamo Fabrizio.

“Tecniche preziose. Gli orafi raccontano”, il tema dell’incontro, coordinato dal giornalista Daniele Aiello Belardinelli, di Tusciaweb. Incontro che ha confermato, secondo la CNA, “l’importanza di un progetto che promuova la bottega come luogo di formazione per le giovani generazioni”.

Perazza, titolare del marchio “Il titanio di Pina Perazza”, è partita proprio dalla nascita di un oggetto prezioso. Anzi da prima. “perché l’artigiano – ha detto – si confronta con una committenza molto diversificata e a ognuno deve proporre qualcosa di cui si possa innamorare”. A proposito di innamoramenti, lei è diventata artigiana “quasi per caso: ero convinta di fare la scrittrice. Poi a 22 anni ho iniziato a fare l’orafa. Ho una formazione umanistica, ho sempre continuato a studiare”. La sua caratteristica è la lavorazione del titanio, “penso di essere l’unica ad averlo portato nell’artigianato, facendo molta sperimentazione”. Quindi ha mostrato alcuni segreti della lavorazione di due sue creazioni: un anello e un gioiello, e ha raccontato la storia di ciascuno.

Mortet ha preso invece spunto da un monumento da lui realizzato, la statua di suor Serafina, puntando l’attenzione sulla tecnica della fusione a cera persa. “Siamo partiti da un bozzetto in cera di 30 centimetri, per l’approvazione del committente. Poi il telaio per la figura alta 1,70 metri, per sostenere la creta. Quindi la modellazione e la trasformazione in cera, il negativo, la cottura di 15 giorni a 800 gradi”. Fino alla fase di riposo, la lavorazione del metallo e i ritocchi finali. “Per un’opera come questa, servono almeno 3 mesi”. Le sculture di Mortet sono però anche in pietra o in legno. Anche nel suo caso, non è mancato il lato più personale. “La mia – ha spiegato – era una famiglia di intagliatori, ma parliamo del 1800”. E poi il rapporto col padre 92enne, al quale ha rubato i segreti del mestiere e che ha lavorato fino a 3 mesi fa.

I dialoghi con gli artigiani organizzati in occasione di Forme e colori, si chiudono qui. “Organizzare, per il secondo anno consecutivo, il ciclo di iniziative con gli studenti, è stata una scelta giusta, peraltro condivisa con gli insegnanti, che ringraziamo – osserva la CNA -. Incontri come questi ci incoraggiano a proseguire nella costruzione di un raccordo tra scuola e artigianato, non solo per tramandare mestieri di cui rischiamo di perdere la conoscenza, ma per aiutare le nuove generazioni a scoprire, come hanno detto questa mattina gli artigiani, il piacere del lavoro, la passione e l’entusiasmo nel fare le cose”.

La mostra concorso continua fino al 20 maggio. E i visitatori hanno voce in capitolo: il pubblico può votare le opere degli artigiani fino a domenica 13.

Ricordiamo gli orari di apertura del Museo (in via Cavour, 67), dove è possibile ammirare gratuitamente anche splendide collezioni di ceramiche: giovedì, venerdì, prefestivi e festivi 10-13/15-19.

Forme e colori ha il patrocinio di Regione Lazio, Camera di Commercio di Viterbo, Provincia, Comune di Viterbo e Osservatorio dei Mestieri d’Arte, oltre che della Fondazione Carivit.