Lo sviluppo sostenibile delle regioni passa per i punti strategici dell’Asvis

di Stefano Stefanini

NewTuscia – La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha incontrato recentemente il prof. Enrico Giovannini, portavoce dell”Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

Le Regioni stanno contribuendo alla strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile con diverse iniziative. Abbiamo necessità di coordinamento e stiamo cercando di farlo all’interno delle commissioni della Conferenza, ma è chiaro che le relazioni a cui la Conferenza delle Regioni ha aderito già da qualche mese sono fondamentali, perché significa trovare strumenti di coordinamento e di formazione, e naturalmente tavoli già ben strutturati e questo renderà più facile il nostro lavoro”.

Lo ha affermato Donatella Spano, coordinatrice della Commissione Ambiente e Energia al termine di un incontro con Enrico Giovannini, portavoce dell’Asvis, Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. “La Conferenza fa parte dell’Asvis, le collaborazioni sono già in atto”, ha spiegato Giovannini al termine dell”incontro.

Oggi “Un punto cruciale è contenuto nella direttiva del presidente del consiglio del 16 marzo scorso: il fatto che è stato portato a Palazzo Chigi il coordinamento politico della strategia di sviluppo sostenibile – ha osservato Giovannini – Portare l’Italia sullo sviluppo sostenibile non solo sul piano ambientale ma economico, sociale, istituzionale d’ora in poi è responsabilità del presidente Consiglio, che ha istituito una Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile con la partecipazione di tutti i ministeri, le Province, le Regioni e le città perché hanno un ruolo fondamentale”.

Per questi motivi, in Conferenza delle Regioni, “ho illustrato cosa si può fare all”interno dell”Alleanza – ha proseguito – noi forniremo indicatori compositi per capire come ogni regione si muove verso lo sviluppo sostenibile, la modellistica per valutare come le politiche delle varie giunte impatteranno, la formazione per aiutare i dirigenti regionali a contribuire meglio. Le Regioni devono aiutare il Paese a fare il salto necessario” ha concluso Giovannini spiegando che “oggi non siamo sul sentiero dello sviluppo sostenibile”.

Rispetto ai 17 Obiettivi SDGs Sustainable Development Goals, la situazione italiana presenta progressi, ma anche gravissimi ritardi, soprattutto nell’adozione di strategie fondamentali per il futuro del Paese, da quella energetica a quella per la lotta ai cambiamenti climatici. Peraltro, molti dei provvedimenti presi negli ultimi dodici mesi, pur andando nella giusta direzione, non sembrano in grado di assicurare il raggiungimento degli SDGs e di rispettare gli impegni internazionali presi dall’Italia (come quelli sulla povertà, sulla riduzione delle emissioni e sulla qualità degli ecosistemi), non essendo inseriti in una visione sistemica, chiaramente comunicata agli operatori economici e alla società italiana.

Come segnalano gli indicatori compositi calcolati dall’ASviS, presentati per la prima volta in questo Rapporto, nel corso degli ultimi anni si registra:

un miglioramento per nove Obiettivi (Fame e alimentazione, Salute e benessere, Educazione di qualità, Uguaglianza di genere, Infrastrutture resilienti, Modelli sostenibili di consumo, Riduzione dei gas serra per combattere il riscaldamento climatico, Tutela dei mari e Giustizia per tutti,

un sensibile peggioramento per quattro (Povertà, Gestione delle acque, Disuguaglianze ed Eco-L’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, sistema terrestre),

– mentre la situazione resta statica per i restanti quattro (Energia, Occupazione, Città sostenibili e Cooperazione internazionale). Ciononostante, le distanze dagli altri Paesi europei restano molto ampie, come evidenziato dalle analisi della Fondazione Bertelsmann e di diverse organizzazioni internazionali, per non parlare delle forti disuguaglianze territoriali, socio-economiche e di genere presenti in Italia, in evidente contrasto con il motto dell’Agenda 2030 “che nessuno resti indietro”.

Il Rapporto dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile 2017 indica cosa si dovrebbe fare concretamente, nel breve e nel medio termine, per portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile. In particolare è necessario:

  • completare l’iter di approvazione di leggi (consumo di suolo, gestione delle acque,) e di strategie (energetica, economia circolare, lotta ai cambiamenti climatici) cruciali per il futuro del Paese;
  • dettagliare la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, anche in termini quantitativi, e rendere operativa la sua governance, ad esempio con la trasformazione del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile;
  • adottare provvedimenti urgenti per accelerare il passo verso il raggiungimento dei 22 Target che prevedono una scadenza al 2020;
  • predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché esse applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. A partire dalla nuova legislatura, è indispensabile accelerare il cambiamento culturale nelle classi dirigenti e nell’opinione pubblica a favore di una visione “sistemica” dello sviluppo, in grado di assicurare equità e sostenibilità del benessere, sfruttando le sinergie che l’interazione favorevole di politiche settoriali possono generare.
  • Uno specifico capitolo del Rapporto illustra le azioni da intraprendere adottando tale visione, secondo sette “circuiti”: cambiamento climatico ed energia; povertà e disuguaglianze; economia circolare, innovazione, lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture e capitale sociale; cooperazione internazionale. Inoltre, si ritiene indispensabile dotare il Paese di ulteriori strumenti “sistemici”, come un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile, le cui caratteristiche sono già state elaborate dall’ASviS e da Urban@it, che affianchi quella esistente per le aree interne.