Come tutelarsi se il cane del vicino abbaia?

Avv. Vanessa Ercoli

NewTuscia – In questo articolo riprendiamo ed approfondiamo l’argomento affrontato nel precedente contributo riguardante i rumori in condominio. In particolare ci soffermiamo sul problema molto comune del cane del vicino che abbaia.

Va, innanzitutto, evidenziato che la nuova normativa condominiale imposta dalla Legge 220/2012 all’art. 1138 c.c. dispone che “le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici”. Pertanto il regolamento condominiale non può vietare in alcun modo il possesso e la detenzione degli animali domestici all’interno dei condomini.

Ciò non significa, però, che l’abbaiare del cane non possa essere considerata un’ immissione rumorosa illecita. Dalle eventuali immissioni illecite possono derivare illeciti civili (art. 884 c.c.) o a seconda dei casi penali (art. 659 c.p.).

La giurisprudenza, a tal proposito, ha riconosciuto il diritto del cane ad abbaiare, specificando però che ciò non deve essere determinato dalla condotta del padrone per aver lasciato solo l’animale o senza mangiare o per averlo innervosito.

Stando alle ultime sentenze della Cassazione, infatti, l’abbaiare del cane non deve ledere alla tranquillità del condominio e del vicinato. La pronuncia più recente in materia è la n. 16677/2018, con la quale la Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini della configurabilità della contravvenzione ex art. 659 c.p., è necessario che i lamentati rumori abbiano l’attitudine a propagarsi e a costituire fonte di disturbo per una potenziale pluralità di persone, confermando sostanzialmente il precedente orientamento.

Pertanto, a livello pratico, nel caso in cui i latrati del cane, per la loro possibilità di diffusione, dovessero dare disturbo a un numero indeterminabile di persone, è possibile tutelarsi ricorrendo alla querela da depositare presso i Carabinieri o presso la Procura della Repubblica, quindi attivando un procedimento penale. È necessario, tuttavia, per poter procedere in tal senso, che venga disturbato il riposo delle persone e la quiete pubblica, non quindi quella di un solo proprietario. Inoltre, per presentare la querela, non è necessario raccogliere le firme dei vicini di casa, potendosi attivare anche uno solo di essi, quando tutti gli altri preferiscano astenersi dal farlo. Questo perché le autorità valuteranno la capacità dei rumori, derivanti dall’abbaiare del cane, di irradiarsi intorno all’abitazione del padrone, dando fastidio a tutto il vicinato, a prescindere dalle lamentele dei proprietari degli altri appartamenti.

Viceversa, se gli estremi del reato non sussistono, l’unica tutela che è possibile azionare è quella civile del risarcimento del danno. E’ possibile anche avviare, prima di adire il Tribunale, un tentativo di conciliazione presso un organismo di mediazione, che potrebbe risolvere il problema senza dover andare dinanzi al giudice.

Nel caso in cui, invece, sia necessaria una causa civile, per dimostrare il fatto, solitamente, in questi casi, il giudice dispone una perizia fonometrica, anche se recenti interventi giurisprudenziali consentono di raggiungere la prova anche attraverso semplici testimoni.

In conclusione possiamo affermare senza dubbio che i cani hanno il diritto di abbaiare, purché non venga superata la normale tollerabilità, da valutare caso per caso.

Ricordiamo, però, che, anche se l’abbaiare del nostro cane non ci rende automaticamente responsabili per legge, un quattro zampe che abbaia frequentemente manifesta un disagio che può essere curato per poter vivere meglio tutti.

Avv. Vanessa Ercoli

 

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21