In un libro di Rete Ferroviaria Italiana le proposte per valorizzare le stazioni ferroviarie dismesse

di Stefano Stefanini

NewTuscia – Rete Ferroviaria Italiana ha recentemente pubblicato  il  libro “Stazioni impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio ferroviario”, sull’operazione di recupero e riutilizzo di  450 stazioni ferroviarie dismesse, ubicate  in 18 regioni italiane. Il quotidiano La Repubblica ha dedicato un ampio servizio di presentazione della  pubblicazione che con  splendide foto illustra il progetto di recupero della stazioni ferroviarie dismesse, un progetto che si auspica venga presto esteso – dopo il primo riuso della stazione di Ronciglione – nella linea storica Orte- Capranica Sutri-Civitavecchia, che nel suo tracciato presenta una serie di piccoli fabbricati di stazione, sobriamente eleganti, nelle linee liberty di inizio Novecento.

Come noto, con la legge sulle Ferrovie Storiche Italiane, approvata dal Parlamento nel 2017, sono state individuate  le prime 18 linee ferroviarie che dovrebbero essere riattivate o potenziate con la missione specifica di incentivare il turismo e la cultura dei territori attraversati, e come insistentemente sostenuto nel recente convegno promosso ad Orte dal Comitato per la riapertura della linea, presieduto da Raimondo Chiricozzi.

Le Ferrovie abbandonate si trasformano in luoghi collettivi da  rivalutare, come  occasione di rinascita. Un libro di Rfi racconta i  450 casi di recuperi in 18 regioni italiane:  siti che le amministrazioni locali hanno riconvertito in centri di aggregazione e  “assaggi di provincia italiana”.

Le migliori esperienze del riuso sociale delle stazioni e degli immobili ferroviari per progetti e attività culturali, turistiche, di solidarietà e sostenibilità, sono diventate un libro, Il libro “Stazioni impresenziate. Un riuso sociale del patrimonio ferroviario”, che racchiude circa 90 casi virtuosi in 18 regioni italiane. Esempi concreti di come l’assegnazione di questi spazi ha generato esperienze con impatti importanti, sul territorio, in ambito sociale. Un modo per far rivivere posti abbandonati, per creare aggregazione, stimolare idee e ridare decoro a luoghi spesso dimenticati delle città.

E anche sulla linea Orte-Capranica Sutri-Civitavecchia,  a Ronciglione  il primo piano dell’edificio dell’ex fabbricato viaggiatori della stazione dove il treno non passa più da venti anni è diventato un appartamento gestito dall’associazione “Cuore di Mamma” che ospita, gratuitamente, i genitori dei bambini in cura all’ospedale di Roma del Bambino Gesù. Lo chiamano giustamente “Il binario della solidarietà”, distante solo una cinquantina di chilometri dalla Capitale.

Nella stazione di Ronciglione è localizzata la Casa di Accoglienza e Vacanza per famiglie con bambini affetti da patologie oncologiche.

Il progetto sociale è stato realizzato grazie al coinvolgimento delle Ferrovie dello Stato Italiane che ha ceduto, in comodato d’uso gratuito per sei anni, alcuni locali dismessi della stazione all’Associazione benefica “Cuore di Mamma Onlus“.  Scopo dell’iniziativa è quello di offrire un ambiente accogliente ai molti bambini in cura nelle strutture ospedaliere, e alle loro famiglie. Nella nuova Casa Accoglienza i piccoli ospiti hanno a disposizione giochi, possono svolgere attività didattiche pensate per ogni fascia di età e fare passeggiate a contatto con la natura.

Una stazione senza treni è un luogo che ha perso la sua vera anima. Ma 450 esperienze nelle oltre 2000 stazioni italiane dismesse o senza più personale dimostrano che l’anima di uno scalo ferroviario può essere recuperata. Può diventare la casa di artisti o il luogo dove resiste la memoria. Può accogliere scuole e cittadini, associazioni e collezionisti. Una stazione dismessa può ridiventare, anche a rotaie ferme, il cento della vita di un paese, come sede di musei, piste ciclabili,  vendita e promozione di prodotti del territorio, porta turistico-culturale della città.

Altro esempio significativo di recupero e rigenerazione di stazioni è quello della   stazione di Redipuglia, a Trieste, ai piedi delle alture carsiche teatro degli scontri tra italiani e austriaci nella prima guerra mondiale. Qui a poche centinaia di metri c’è il sacrario militare in cui sono seppellite le salme di 100 mila soldati italiani morti in battaglia.  La stazione di Redipuglia, aperta nel 1936 per accogliere i pellegrini diretti proprio a quel sacrario, oggi è di nuovo un centro pulsante grazie al Museo multimediale della Grande Guerra che accoglie ogni anno 60 mila visitatori, in particolare scolaresche.

A Crema, invece, la memoria lascia spazio alla solidarietà. Dove un tempo si consegnavano al personale delle Ferrovie pacchi da spedire, oggi si consegnano ai volontari dell’Auser carrozzelle da riparare.

A Quarona, in provincia di Vercelli, le macchinette dei biglietti hanno invece lasciato il posto a scaffali pieni di libri. Dal 2005 la biblioteca comunale si è trasferita qui: i libri per adulti sono al piano terra, dove c’è ancora lo sportello di legno della vecchia biglietteria.

In Toscana, a Borgo a Moriano (Lucca) la stazione è diventata la sede dei “cercatori di funghi” che custodiscono i segreti dei boschi della zona.

Ad Alba Adriatica, in Abruzzo, la stazione è diventata un ostello della gioventù per portare energia positiva. La struttura, aperta dalla Pro Loco nel 2017, ha accolto nella scorsa estate oltre 3 mila ospiti.

In Basilicata la stazione di Melfi è diventata un centro d’accoglienza per i migranti.

Infine, il visitatore che si rechi nei pressi della stazione siciliana di Patti San Piero viene colpito da una  gigantografia con il ritratto di un uomo che guarda il mare ed il suo nome scritto in lettere maiuscole: si tratta di  Libero Grassi, ucciso dalla mafia per il suo coraggio a difesa della legalità.