Ammucchiata per il dopo Michelini?

Zio Fester

NewTuscia – VITERBO – Elezioni comunali di Viterbo 2018: avanti piano. Iniziano a scaldarsi i motori per le prossime elezioni comunali di Viterbo che, quest’anno, avranno senz’altro l’influenza di ciò che è successo alle Regionali e alle Politiche.

La visita di oggi di Matteo Salvini a Viterbo rappresenta una specie di start alla sfida che, in piccolo, si gioca soprattutto dentro il Centrodestra per esprimere i candidati sindaci. Sembra essere del tutto improbabile una candidatura unica, avendo già espresso Fratelli d’Italia una rosa di tre nomi (Buzzi, Bianchini e Ubertini) e, la Lega, forte del sorpasso nazionale su Forza Italia, certamente vorrà esprimere un proprio nome. E Forza Italia? E’ proprio qui che si gioca la partita interna più difficile da decifrare.
La spaccatura tra la “maggioranza” che fa riferimento al neosenatore Francesco Battistoni e la “minoranza” dell’ex sindaco Giulio Marini, dovrà trovare una quadra tra due candidati entrambi papabili: Giovanni Arena e Daniele Sabatini. Il primo fa numeri molto grandi ovunque: sui social, alle cene dei simpatizzanti. Il secondo ha ottenuto oltre 4 mila voti ma, per l’assurda legge elettorale della Regione Lazio, non è entrato in consiglio regionale.
Se Forza Italia troverà un nome unitario almeno per se stessa da candidare alla carica di sindaco sarà già un segnale per l’elettorato di riferimento. Il rischio è che troppi candidati nel centrodestra possano rappresentare un segnale di confusione per chi crede in una vera alternativa all’attuale amministrazione di centrosinistra.

Altro mondo strettamente legato al successo di un candidato sindaco del centrodestra è quello civico. Otto liste ufficiali, tra cui Fondazione, la dicono lunga sull’ambizione di Gianmaria Santucci, l’ex enfant prodige della politica viterbese e mai veramente esploso. Sicuramente lui si aggiungerà alla lista dei candidati sindaco del Centrodestra, a meno di colpi di scena e strategie dell’ultimo minuto di coalizione.

Fratelli d’Italia, come detto, ha indicato addirittura tre nomi per la poltrona di sindaco: è probabile, però, che si tratti di strategia pre-elettorale per fare la voce grossa. FdI ha a Viterbo quasi il doppio del consenso medio nazionale: l’elezione di Mauro Rotelli a deputato non ha fatto altro che rafforzare il senso d’identità di FdI e il sogno sindaco è iniziato a fare breccia in quel dei fiammaioli viterbesi.

Ad ingarbugliare ancora di più il mondo del Centrodestra ci pensa la lista Pirozzi: la discesa in campo del sindaco di Amatrice per le Regionali ha, di fatto, consegnato la Regione a Zingaretti. Il continuum dell’esperienza della lista Pirozzi anche per le Comunali di Viterbo potrebbe creare un vero rischio Vietnam per la scelta del consenso e dei candidati-sindaco in quest’area politica. Vedremo se, almeno in questo caso, i pirozziani rinunceranno a un loro candidato per appoggiarne uno di riferimento.

Stesso discorso vale per Chiara Frontini di Viterbo2020: l’autocandidata a sindaco per il suo movimento è in campagna elettorale ormai da settimane e settimane a colpi di slogan, menifesti pubblici, presenza sui social e su (specifici) giornali. Sarà da vedere quale sarà il suo contributo nel caso (molto probabile) di ballottaggio per la carica di sindaco di Viterbo. In quanto all’Unione della Tuscia di Umberto Ciucciarelli non si sa ancora se parteciperà alle prossime elezioni da sola o in appoggio a una lista precisa.

Discorso a parte per il Movimento Cinque Stelle che, a parte “miracoli”, andrà anche questa volta da solo e punta a fare il pieno di voti anche a Viterbo, notoriamente piazza non molto favorevole ai pentastellati. L’annuncio in anticipo del candidato sindaco, Massimo Erbetti, fa parte del modo di fare politica del M5s: a livello nazionale era stata resa nota l’eventuale squadra di governo (salvo poi fare i conti con una legge elettorale che non permette nulla senza affiliazioni).

Nella galassia centrosinistra, invece, il vero discorso è la resa dei conti interna dopo la legnata elettorale nazionale. Ieri è saltata la direzione provinciale per l’assenza del segretario regionale Fabio Melilli. Tornano in mente i dissidi interni alla maggioranza Michelini quando questa rischiò di cadere per i problemi di rappresentanza interna equa tra le due correnti del Pd, quella serra-panunziana e quella fioronian-renziana. Ora i dissidi sono per il futuro assetto alla luce della mazzata elettorale e l’uscita di scena di Andrea Egidi. A chi andrà la guida del partito? Certamente ci sarà un periodo di transizione che dovrà riportare prima la calma e, quindi, una veloce assemblea che elegga il nuovo segretario provinciale. Riguardo il voto di fine maggio c’è da vedere se il Pd e i suoi alleati riusciranno a proporre un candidato sindaco credibile che, certamente, non potrà prescindere dalla risoluzione dei temi appena descritti. Giuseppe Fioroni potrebbe essere forse l’unico candidato che potrà coagulare il consenso di un centrosinistra ai minimi termini, ma è ancora troppo presto per qualsiasi illazione.

Vedremo se la visita di Matteo Salvini a Viterbo sarà un collante tra Lega e Forza Italia o dividerà ancora di più un centrodestra viterbese che ha un perimetro mai visto così ampio: da Chiara Frontini (candidata sindaco per se stessa) ai partiti sovranisti, in primis Casapound, passando per Lega, Forza Italia, Fdi, Polo civico e Noi con l’Italia.