Blera, incontro dell’organizzazione di produttori olivicoli della Tuscia A.P.P.O.

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NewTuscia – BLERA – Iniziativa di grande spessore oggi a Blera organizzata dalla organizzazione di produttori olivicoli della Tuscia A.P.P.O.

Tra i promotori dell’iniziativa la Cooperativa Colli Etruschi, aderente ad APPO, una delle più belle realtà del nostro territorio, una cooperativa che produce qualità.

Sono intervenuti esperti del settore come Stefano Polacchi ed il Presidente dell’ordine degli agronomi di Viterbo Cardarelli. Faceva gli onori di casa il Presidente della cooperativa Colli Etruschi Mario Leotta.

Nell’incontro sono stati affrontati i temi della produzione e della commercializzazione dell’olio fino alle tecniche colturali dell’olivo attraverso l’aiuto di esperti.

Era invitato all’incontro Massimo Pelosi responsabile Lazio Nord di Legacoop che ha parlato del ruolo della cooperazione nel settore olivicolo. Nel settore operano in Italia 89 cooperative iscritte a Legacoop, che occupano 585 addetti e sviluppano annualmente 137 milioni di euro di fatturato. Con i suoi 86.087 soci è il settore cooperativo del settore agroalimentare con la base sociale più ampia.

Il ruolo della cooperazione, ha ripetuto Pelosi, è stato determinante per lo sviluppo dell’olivicoltura, soprattutto nella nostra provincia e non è un caso che uno dei migliori oli Tuscia dop sia prodotto da Colli etruschi una delle aziende cooperative insediate storicamente nel nostro territorio.

Con il dop dobbiamo andare verso livelli qualitativi di eccellenza ed in questo la cooperativa che non ha fini speculativi è la struttura giusta. Oramai sono rimaste sul mercato solo quelle aziende cooperative che riescono attraverso lo scambio mutualistico a salvaguardare il reddito per i soci conferitori.

L’Italia in questi anni ha conosciuto una crisi dell’industria dell’olio d’oliva, che l’ha portata negli ultimi dieci anni a perdere parte della propria quota di produzione mondiale a vantaggio di paesi emergenti come Tunisia e Turchia, trovando ad oggi però delle risposte positive nei segmenti più elevati del mercato internazionale. È risaputo, infatti, che questa diminuzione della quota di produzione mondiale è stata bilanciata da un continuo aumento della qualità del nostro prodotto, sicché ancora oggi l’Italia è leader indiscusso nell’export dell’olio d’oliva insieme alla Spagna, con una netta specializzazione nell’extravergine.

L’olio d’oliva è una delle eccellenze indiscusse del Made in Italy e della dieta mediterranea. Se fino a qualche decennio fa esportare olio d’oliva all’estero presentava bassi margini di ricavo, oggi rappresenta un’importante opportunità per i produttori italiani. Oggi esportare non è solo una opportunità ma un’esigenza visto che i consumi interni sono in calo o comunque stagnanti.

La dieta mediterranea, negli ultimi anni, è penetrata con successo in paesi in cui era quasi totalmente estranea, come Germania, Stati Uniti e Giappone.

Infatti, nel 2016 nel mondo sono stati consumati quasi 3 miliardi di litri di olio d’oliva, una cifra impensabile fino a qualche anno fa, che ha fatto aumentare l’export di olio d’oliva italiano del +8%.
L’Itala è infatti il primo fornitore di olio d’oliva per paesi con mercati vastissimi, come Stati Uniti, Canada e Germania, e occupa posizioni dominanti anche in Cina, Giappone, Brasile e Russia. Numerose sono, infatti, le aziende italiane che si sono aperte all’export di olio d’oliva in Germania o negli Usa.

Germania, Regno Unito e Austria forniscono un ampio bacino di consumatori con un forte potere di spesa, costituendo un importante bacino per l’esportazione di olio d’oliva.
L’olio d’oliva, pur essendo estraneo alla cultura alimentare di questi paesi, guadagna terreno grazie al cambio di stili alimentari. Senza contare che il consumatore inglese o tedesco è disposto a spendere cifre più alte per un prodotto di qualità.

Per avere un’idea del cambiamento delle dinamiche dei consumi nei paesi europei, basti pensare che in Gran Bretagna negli ultimi 25 anni le importazioni sono cresciute del +763%, e del +465% in Germania.
La Francia, pur avendo una sua produzione olearia, ha visto l’import salire del 268%.

L’olio extravergine deve essere promosso richiamando la storia del prodotto e delle proprie zone di produzione. Il nostro territorio ha i prodotti e le caratteristiche per questo tipo di pubblicità. A questo punto devono intervenire le istituzioni per aiutare il a promuovere la qualità del territorio. Purtroppo per l’export spesso sprechiamo tantissime risorse  in iniziative del tutto inutili oppure in bandi pubblici di nessun interesse per i produttori.

L’olio extravergine oltre  il bacino del mediterraneo è un prodotto il cui utilizzo è del tutto sconosciuto pertanto la sua commercializzazione deve essere accompagnata da interventi e iniziative che ne fanno emergere la  qualità e le caratteristiche in cucina. Una piccola impresa non ha possibilità di promuovere l’uso dell’olio in mercati così ampi ed anche in questo caso le istituzioni dovrebbero intervenire.

Un’ultima nota al canale di vendita dell’olio extravergine all’estero. Tranne forse in Germania, Svizzera e gran bretagna l’olio d’oliva italiano non dovrebbe essere commercializzato nella nella gdo, rischierebbe  di perdersi con gli altri oli all’interno degli scaffali e competere esclusivamente per il prezzo. In questo caso sarebbe  perdente e venduto a margini non remunerativi. Pertanto tranne in alcune realtà di mercati maturi  nel resto del pianeta l’olio italiano va commercializzato nei canali gourmet che valorizzano il prodotto oppure nel canale horeca.

 

Massimo Pelosi Legacoop