NewTuscia – VITERBO – Dodici comuni del viterbese risultano “fuori legge” a causa dell’alto livello di floruri nell’acqua.

Un fenomeno di origine naturale, che ha ricadsimonetta badiniute sulla salute dei cittadini ma non è impossibile da superare in maniera efficace, senza costringere gli amministratori locali a decisioni obbligate difficili da gestire, come il divieto di potabilità.

Di certo la politica del dearsenificatore, portata avanti fino a oggi come unica soluzione praticabile, non è la risposta.

I dearsenificatori, costati oltre 20 milioni di euro, si sono dimostrati inaffidabili. Funzionano a “singhiozzo”, ma incidono inesorabilmente sulla bolletta: ognuno di loro consuma 70mila euro di energia elettrica all’anno. Il carico della manutenzione spetta alla Talete, ma ad aprire la borsa per finanziare il sistema è la Regione.

Ai costi per il funzionamento ordinario e straordinario si aggiunge la spesa delle famiglie per la bolletta idrica e l’acqua in bottiglia, inevitabile quando i comuni sono costretti a “chiudere i rubinetti”, e il conseguente aumento del carico di rifiuti da smaltire. Un danno per l’economia e per l’ambiente.

Cosa fare dunque? Certo non continuare a riparare i dearsenificatori singhiozzanti o aumentarne il numero, già fin troppo alto.

Occorre il coraggio di superarli, con un approccio allo stesso tempo antichissimo e moderno, che potremmo chiamare “la via dell’acquedotto”. Una soluzione già prospettata dall’Ato negli scorsi anni, che sostituisce il dearsenificatore con la miscelazione delle acque. Attraverso un intervento strutturale sull’acquedotto e la creazione di nuovi pozzi si vanno a mescolare le acque con alti livelli di floruri e arsenico con quelle non contaminate, riportando i valori ai livelli consentiti.

Una soluzione che risolve il problema a lungo termine riducendo costi e sprechi e permette di abbandonare la logica dell’emergenza perenne e dei finanziamenti a pioggia.

La Tuscia e il Lazio hanno bisogno di nuove prospettive, non di interventi tampone, soprattutto quando si parla di beni primari, come l’acqua pubblica, e risorse ambientali. Superiamo la politica tesa al mero consenso del momento, puntiamo a soluzioni definitive per la tutela dell’interesse collettivo.

Simonetta Badini
Capolista alla Camera dei Deputati Plurinominale Lazio 2-01
VITERBO – CIVITAVECCHIA – RIETI