di Stefano Stefanini

smogNewTuscia – Un argomento di vitale importanza ambientale su cui dovranno confrontarsi i candidati della competizione elettorale regionale e nazionale è senz’altro l’emergenza smog che appare sempre più cronica in Italia: aria irrespirabile nelle grandi città con un 2017 da “codice rosso” a causa delle elevate concentrazioni delle polveri sottili e dell’ozono.

Come ogni anno a fotografare la situazione è Mal’Aria 2018 – “L’Europa chiama, l’Italia risponde?”, il rapporto sull’inquinamento atmosferico nelle città italiane di Legambiente presentato alla vigilia del vertice di Bruxelles sulla qualità dell’aria.

Un incontro, rivolto agli otto paesi in procedura di infrazione, tra cui c’è anche l’Italia, e fortemente voluto dalla Commissiona Europea che in questi giorni ha lanciato anche un ultimatum al nostro paese, chiedendo al ministro dell’ambiente Galletti aggiornamenti sulle misure pianificate dall’Italia in materia di inquinamento atmosferico. In mancanza di misure concrete ci sarà il rinvio alla Corte di giustizia europea con inevitabili e salatissime multe per l’Italia.

Dall’indagine  Mal’aria di Legambiente emerge che, nel 2017 in ben 39 capoluoghi di provincia italiani è stato superato, almeno in una stazione ufficiale di monitoraggio di tipo urbano, il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metro cubo.

Le prime posizioni della classifica dell’inquinamento atmosferico  sono tutte appannaggio delle città del nord (Frosinone è la prima del Centro/Sud, al nono posto), a causa delle condizioni climatiche che hanno riacutizzato l’emergenza nelle città dell’area del bacino padano.

Le proposte per provvedimenti  da adottare nei singoli territori regionali 

Città libere dallo smog – Si parte col ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici e la creazione di zone 30, in cui imporre il limite di velocità massimo di 30 km/h. Centri urbani completamente sicuri e rinnovati, in grado di tornare a respirare anche grazie alla creazione di nuovi spazi verdi e alla piantumazione di nuovi alberi in città, nelle vie del centro e delle periferie, ma anche sugli edifici e sui tetti perché le alberate svolgono un’altra funzione importante: riparano gli edifici dal calore e dal freddo con un risparmio stimato del 10% dell’energia necessaria per regolare la temperatura di un edificio e quindi di emissioni.

La città del futuro si basa anche su una rete ciclabile che attraversa nelle diverse direttrici i centri urbani e sul potenziamento del trasporto pubblico (1000 treni pendolari, metropolitane, tram e 10 mila bus elettrici o a bio-metano) con strade dedicate e corsie preferenziali. Un intervento a basso costo per le amministrazioni comunali e velocemente realizzabile. Spostarsi in bici, o semplicemente camminare, nella città di domani sarà più semplice, piacevole e sicuro.

Sempre in tema di spostamenti, Legambiente mette al centro del restyling urbano anche una mobilità a emissioni (quasi) zero ricorrendo alla trazione elettrica e-bike, moto, auto e bus. La mobilità di prossimità, la micromobilità (ciclabile ed elettrica) deve connettere tutti alle stazioni e alle fermate dei mezzi pubbliciPer far questo lo Stato deve cessare tutte le agevolazioni e gli incentivi (vedi autotrasporto) alle vecchie tecnologie “fossili” e concentrare politiche, incentivi e agevolazioni esclusivamente sulle tecnologie a zero emissioni.

In questo periodo di transizione, per limitare l’ingresso nei centri abitati di veicoli inquinanti e per favorire la mobilità dolce e l’uso di veicoli più efficienti e a zero emissioni, per Legambiente è fondamentale istituire zone a pedaggio urbano (sul modello dell’AreaC milanese) e implementare una differente politica tariffaria sulla sosta. I ricavi ottenuti devono essere interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale e di forme sostenibili di mobilità.

Parlare di città liberare dallo smog significa anche parlare di riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti e rendere gli edifici più sicuri dal rischio sismico e idrogeologico con l’obiettivo di riqualificare in 30 anni tutti gli edifici pubblici e privati, ovvero il 3% all’anno. Per fare questo si stimano oltre 400 mila interventi all’anno tra ristrutturazioni radicali e ricostruzioni. È poi fondamentale intervenire sulle altre fonti di inquinamento, il settore industriale e quello energetico.

Ecco in sintesi le 10 mosse per la città di domani, libera dallo smog:

1   Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città;

  • Aumentare il verde urbano;

3   Una mobilità verso “emissioni zero”;

4   Priorità alla mobilità pubblica;

5   Fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città;

6  Road pricing e ticket pricing (istituzione di  zone urbane con ingresso a pagamento);

7  Riqualificazione degli edifici pubblici e privati;

8  Riscaldarsi senza inquinare;

9  Rafforzare controlli su emissioni auto, caldaie, edifici;

10 Intervenire su industrie e aree portuali

Occorre dare maggiore informazione al monitoraggio dell’aria nei singoli comuni, in quanto i cittadini hanno diritto di sapere anche nei piccoli centri il livello  di  qualità dell’aria che respirano, vicino a industrie con evidenti immissioni  di gas nell’aria o nei pressi di nodi viari stradali  o di svincoli ad altissima concentrazione di traffico, seppur in alcune ore del giorno. Provvedano pertanto le strutture comunali ad adottare provvedimenti  in merito alle risultanze dei monitoraggi sulla qualità dell’aria  e le minoranze in consiglio comunale vigilino sull’applicazione di tali azioni di controllo e prevenzione in ambito di salute pubblica.

Per Legambiente  Mal’Aria 2018 è necessario che i protocolli e gli accordi, che coinvolgono più amministrazioni e sono coordinati dal ministero dell’Ambiente, non debbano riguardare solo le regioni padane, ma devono coinvolgere tutte le regioni e le città in procedura d’infrazione, prevedendo alcune caratteristiche imprescindibili:

  • meno soggettività e più obbligatorietà nella scelta delle misure di salvaguardia previste dai piani e garanzia di controlli adeguati e sanzioni eque all’applicazione delle misure previste.
  • sostenendo ed accelerando il processo di potenziamento del TPL, per renderlo sempre più efficace e affidabile e la sua trasformazione verso un parco circolante completamente elettrico, come varato dal piano del comune di Milano da qui al 2030 o come cominciato a fare dall’azienda del trasporto pubblico torinese su alcune linee.
  • Limitazione dell’accesso nelle aree urbane in maniera stringente e costante ai veicoli più inquinanti, spingendosi, come fatto dal comune di Torino, al blocco dei mezzi euro 5 diesel e a Roma, dove si è arrivati recentemente a bloccare anche le Euro 6.
  • potenziando le infrastrutture di ricarica per l’elettrico e, soprattutto, implementando “nelle aree urbane” infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale” con più determinazione rispetto a quanto fatto fin ad oggi.
  • Indispensabile allora che le Regioni e l’Italia rimettano mano a tutta la programmazione degli interventi dei “Piani di Risanamento dell’Aria”, ai piani dei trasporti, ai piani energia e clima che –alla luce dell’evidenza –sono stati tutti (quando esistenti) troppo timidi e largamente inefficaci. Legambiente in tutti questi anni, con l’annuale dossier di “Mal’aria”, ha sempre dettagliato cosa si potrebbe e si dovrebbe fare per uscire davvero dall’emergenza.

A partire dalle “10 mosse per la città di domani, libera dallo smog”, sopra ricordate e sperimentate,  in cui Legambiente proponeva delle soluzioni efficaci, in alcuni casi già realizzate nel tessuto urbano di alcune città e quindi replicabili, e volte a migliorare non solo la qualità dell’aria ma anche la qualità della vita delle persone. Partendo dal ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città aumentando il verde urbano, dando la priorità alla mobilità pubblica orientandola già verso le “emissioni zero”.

Cominciando sistematicamente a tenere fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città, anche attraverso una politica di “Road pricing e ticket pricing”. Senza tralasciare la riqualificazione degli edifici pubblici e privati che dovrebbero riscaldare senza inquinare. Per ultimi, ma non meno importanti, gli aspetti legati al rafforzamento dei controlli sulle emissioni di auto, caldaie ed edifici e intervenire specificatamente sulle aree industriali e portuali.