“D.N.A. (Dove nasce l’arte)”. Teatri a Viterbo e provincia: nuovi inizi

Elisa Anzellotti

NewTuscia – È partita a pieno ritmo l’attività del Teatro dell’Unione finalmente riaperto dopo un’ennesima lunga chiusura. La storia di questo bel teatro è stata caratterizzata da aperture e chiusure per diversi motivi, tra cui i bombardamenti del 1943-44 che lo colpirono duramente.

Facciamo un passo indietro e ricordiamo un po’ di storia. Il teatro dell’Unione fu indna dove nasce orteaugurato la sera del 4 Agosto 1855 con l’opera verdiana chiamata allora il Viscardello, oggi il Rigoletto. I lavori per la sua costruzione iniziarono nel 1854 allorquando si decise che il teatro Genio non riusciva più a soddisfare le esigenze della città. Poco meno di dieci anni prima infatti (nel 1845) la nuova società teatrale della città, la Società dei Palchettisti, più tardi chiamata Società dell’Unione – da cui il nome del teatro -, pubblicò un programma di concorso per la costruzione di un nuovo teatro, nel quale si richiedeva esplicitamente una struttura in muratura a discapito delle tradizionali soluzioni lignee. L’area scelta per edificare il nuovo teatro, la piazza San Marco (oggi Piazza Verdi o del Teatro), si trovava all’estremità Nord della cinta muraria, al termine del corso cittadino, nei pressi dell’antica porta Sonsa. La posizione strategica del nuovo teatro richiedeva pertanto una facciata di grande impatto, come poi avvenne con la scelta da parte della società teatrale viterbese del progetto del Vespignani in stile neoclassico e con una forte ispirazione ai modelli romani. Questo architetto fu responsabile anche del restyling del caffè Schenardi, dell’ingresso monumentale di Prato giardino, del cimitero cittadini ecc…

Questo teatro ha diversi elementi di notevole importanza: il palcoscenico ad esempio è di proporzioni molto grandi in modo da ospitare produzioni di notevole importanza. All’epoca fu fatto in funzione di opere liriche che prevedevano grandi scenografie. L’attuale uscita di sicurezza sul fondo del palco serviva a introdurre carrozze e cavalli per particolari rappresentazioni. Il meccanismo del palcoscenico fu realizzato da Daniele Ferretti, mentre lo splendido sipario (oggi sostituito da uno di più recente fattura) era stato realizzato da Pietro Gagliardi; esso raffigurava i grandi poeti e musicisti italiateatro dell'unione viterboni che ascendono al Tempio della Gloria.

Il soffitto odierno è opera del pittore viterbese Angelo Canevari; un altro artista cittadino, Felice Ludovisi, dipinse le tele del soffitto dell’ atrio e della biglietteria. I medaglioni dell’atrio, raffiguranti alcuni grandi compositori, furono eseguiti dal pittore Badaloni, mentre i meccanismi scenici sono stati riprodotti fedelmente.

Nel dopoguerra ebbe la funzione di cinema e fu utilizzato successivamente come sala per veglioni.

L’edificio ha attualmente una agibilità per 660 posti, dei quali 270 nella sala ed il resto nei quattro ordini di palchi. Comprende altri ambienti, tra i quali il ridotto decorato con stucchi e nicchie di gusto neoclassico sede della Scuola Musicale Comunale, che ospita alcuni strumenti antichi di proprietà del Comune ed una biblioteca tematica.

Il cartellone della stagione 2017/2018 appare interessante e speriamo che il successo sia grande.

Intanto in questi mesi sono stati inaugurati anche altri teatri nella Tuscia, come quello di Canino e si attende con trepidazione anche l’apertura del sospirato teatro San Marco di Tarquinia… Attendiamo e confidiamo nel buon senso.

 

Elisa Anzellotti

 

BIBLIOGRAFIA

Barucci, Clementina, Virginio Vespignani. Architetto tra Stato pontificio e Regno d’Italia, Roma, Argos, 2006.

Scriattoli, Andrea, Viterbo nei suoi monumenti, Roma, F.lli Capaccini, 1915.

Teatro dell’Unione

Home

Gaetano Alaimo

Giornalista iscritto all'Albo dal 2002. Ha collaborato al Messaggero di Viterbo per 4 anni. Ha diretto prima Ontuscia.it e dal 2008 dirige NewTuscia.it. A Tele Lazio Nord conduce "Luce Nuova sui fatti", trasmissione settimanale di approfondimento tematico in onda il giovedì alle 21