“Storia di Roma”. Un libro d’inchiesta e di attualizzazione scritto da uno storico del giornalismo

di Stefano Stefanini

NewTuscia – Nella storia dell’umanità non c’è esempio di pari grandezza, splendore e decadenza come gli undici secoli della Roma antica. Al di là del mito felice, su quei sette colli è stata scritta la storia di una Città-Stato del tutto inedita e lungimirante, capace di aggregare i Popoli conquistati per farli concittadini nel nome del suo diritto.

ImmagineNel I secolo a.C. è già una Metropoli, interlocutrice di Alessandria e Cartagine, di Antiochia e Atene; la pace di Augusto viene salutata con gioia in Occidente come in Oriente. Roma è la capitale politica e culturale del mondo di allora. Qui giungono i potenti e gli uomini d’affari, i filosofi e i letterati. Qui approdano Paolo e Pietro, si radica e fiorisce quel Cristianesimo che, con la sua visione dell’uomo e del mondo, promuove l’altruismo e la buona vita. Roma avveduta, con Costantino unifica i due mondi. Agostino, Ambrogio e Girolamo delineano la nuova fede e la città dell’uomo. Così a tanti e diversi popoli offre una nuova patria, l’Urbe diventa Orbe. Crescita territoriale e romanizzazione fatta in punta di lancia, ma anche estendendo i vantaggi di un’ambita cittadinanza o della sua amicizia. Mette a capo delle legioni personaggi dell’élite cittadina, spesso educati in casa da precettori greci e attivi nei circoli culturali, ma senza la pretesa di possedere e imporre una cultura. Tito Livio, nella sua storia dell’epopea romana, ammonirà: l’Impero dura finché i sudditi vi si trovano bene. Oltre le grandi vie, gli eserciti e le leggi, per unificare i territori e diventare caput mundi, Roma ha usato la lingua latina e la cultura che esprimeva.

Con queste intuizioni è stata il cuore e il crogiolo dell’Europa che viviamo. Questa cultura è diventata patrimonio dell’umanità.

L’assetto politico statuale dell’Impero venne spazzato via dalla discesa dei barbari. Ma Roma ci aveva già messo tanto di suo per accelerare il declino: il mancato inserimento dei Popoli germanici, la corruzione interna, il prevaricante egoismo di un’aristocrazia esanime, le famiglie senza figli, l’esercito in mano agli stranieri, il trasferimento della leadership con Costantino a Bisanzio (oggi Istanbul), l’ultimo tentativo di Diocleziano. È la fine dell’Impero e di quella Roma davvero grande.

Oggi viviamo tempi complessi, frenetici e confusi; spesso ci dimentichiamo da dove arriviamo e come eravamo, ora, con questa collana gli Autori ambiscono a raccontarci le storie più significative ed interessanti delle città, grandi e piccole ma conosciute e ben frequentate. Storie che partono dalle origini e giungono ai nostri giorni, indicando le prospettive di ulteriore sviluppo. Questo volume è dedicato alla storia di Roma dalle origini fino alla fine dell’Impero e ci racconta le vicende istituzionali e politiche, delle migrazioni e delle battaglie, l’economia e i commerci; ma anche la cultura e l’arte, la musica e il bel vivere, i palazzi e i musei della città. Racconti focalizzati però sugli attori di quelle storie, facendoli rivivere coi loro pregi e difetti; uomini sul proscenio e donne in seconda fila (spesso soltanto apparente), usi costumi e cibi, burocrazia, associazionismo e solidarietà, prepotenze e terrorismi.

Paolo Scandaletti ha pubblicato una trentina di libri, alcuni tradotti e premiati. Comprese le biografie di Antonio da Padova, Galileo Galilei, Gaspara Stampa, Chiara d’Assisi e Ottavio Missoni. Da giornalista ha lavorato nei quotidiani e alla Rai, ha avviato “Pordenonelegge” e curato il progetto “Rileggiamo la Grande Guerra”. Ha insegnato Storia del giornalismo e della comunicazione nelle Università di Chieti, Napoli e Roma; fondato e diretto la rivista “DESK”. Con la stessa casa editrice sono uscite Storia dell’Istria e della DalmaziaStoria di Aquileia e di GradoStoria di Venezia e Storia del Vaticano.