La visita e le parole di papa Francesco alle Fosse Ardeatine di Roma

Ricordare il Sacrificio di 335 vittime innocenti per non cadere mai più nell’orrore della violenza che attenta la dignità umana. Tito Bernardini ferroviere e martire delle Ardeatine.

Stefano Stefanini

NewTuscia – ROMA – La visita del Pontefice, papa Francesco, alle Fosse Ardeatine il giorno delle Commemorazione dei Defunti si è distinta per la deposizione di una rosa bianca su ogni sacello delle 335 vittime dell’Eccidio.    Queste le parole che il Papa ha scritto firmando il Libro d’Onore del Sacrario delle Fosse Ardeatine: “Questi sono i frutti della guerra: odio, morte, vendetta…Perdonaci, Signore”.

tito bernardiniPapa Francesco ha deposto una rosa anche sul sacello che ricorda Tito Bernardini  il ferroviere  di Orte, per decenni rimasto nell’oblio, e recentemente adeguatamente ricordato.

Infatti il 28  ottobre 2016  si è svolta la cerimonia di intitolazione della Piazza limitrofa alla pista di pattinaggio  nei pressi degli impianti sportivi di Orte  al ferroviere, martire delle Ardeatine.

Da più parti era  l’emersa l’esigenza di intitolare una Via o una Piazza della Città di Orte alla figura sino ad  allora dimenticata di Tito BERNARDINI  nato ad Orte il 24 aprile 1898, barbaramente torturato in Via Tasso a Roma  e poi fucilato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944.

aL’istanza  di intitolazione era stata depositata da tempo al comune di Orte ed  a seguito dell’iniziativa della locale sezione dell’Associazione dei Partigiani d’Italia,  il comune di Orte    ha concretizzato l’intitolazione   della Piazza nei pressi dello Stadio comunale con  la partecipazione del Gonfalone dell’Associazione dei Partigiani d’Italia  recato dal suo segretario generale, Aladino Lombardi   e di molti  cittadini, tra cui i ragazzi delle scuole locali.

Ricordare le vittime delle Ardeatine, come di tanti uomini e donne vittime della guerra – come affermato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella  – non deve limitarsi a far volgere il nostro sguardo e i nostri pensieri a un periodo tragico del nostro passato. Deve piuttosto richiamarci ai valori di quanti ne furono protagonisti e artefici, alla loro energia, alla loro volontà e al loro coraggio che in quei giorni di barbarie permisero alla nostra Nazione di risollevarsi. Nel contempo deve rammentare a ciascun il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, come affermato nella nostra Costituzione.

Così è stato con l’Italia democratica nei settant’anni di vita repubblicana, così deve continuare ad essere nel presente e nel futuro del nostro Paese.

Questa energia e la volontà di sollevarsi e ricominciare sono un patrimonio della nostra storia e della nostra gente che, come in una corsa, passa il testimone di mano in mano, per trasmettere valori e fiducia alle nuove generazioni.  Il nostro Paese è depositario di tradizioni millenarie, di civiltà, di cultura, di umanità, di accoglienza, che il mondo ci invidia e ammira. ” (Quirinale 21 aprile 2016).