di Simone Stefanini Conti

NewTuscia – agricoltura socialeA due anni dall’entrata in vigore della legge sull’agricoltura sociale, tentiamo un primo bilancio della sua attuazione. La legge del 18 agosto 2015 n. 141, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 208 del 8 settembre 2015, ed è entrata in vigore il 23 settembre 2015.

Tra l’altro, questo è stato un provvedimento – come leggiamo nello stesso testo legislativo – “fortemente voluto dal settore agricolo che lamentava una situazione di incertezza giuridica tale da non consentire alle imprese agricole di poter esercitare in maniera efficace attività dirette alla cura delle persone svantaggiate e dei minori attraverso mezzi e strumenti normalmente utilizzati nella produzione agricola (es. fattorie didattiche, agri asilo, inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, ippoterapia ecc..)”.

Uno dei nodi da sbloccare è il rapporto fra mondo della cooperazione sociale e quello agricolo che teme di perdere i fondi messi a disposizione dai Piani sviluppo rurale regionali (Psr).

“La Sardegna ha messo a disposizione negli anni  30 milioni di euro sul settore, l’Abruzzo 10, la Toscana 15, le risorse a disposizione sono tante e bisogna distribuirle equamente fra tutti i soggetti, cooperanti e agricoli” sottolinea il deputato Massimo Fiorio, primo firmatario della legge.

coldiretti-viterbo-182x87Secondo Coldiretti ad attendere il via libera ci sono oltre migliaia di  imprese agricole e centinaia di coperative, attorno alle quali gravitano migliaia di disabili, detenuti, tossicodipendenti e rifugiati.

Ispirata ai valori della solidarietà e dell’inclusione, l’agricoltura sociale ha come scopo la salvaguardia delle biodiversità, la conservazione del suolo e delle risorse idriche. Ma soprattutto è uno strumento di conoscenza, di educazione ambientale e coinvolgimento di persone ad alto rischio di esclusione sociale.

Sono aziende in cui si coltiva, molto spesso con metodi biologici, si allevano animali, si trasformano alcuni prodotti. La differenza dalle altre attività agricole è che vengono coinvolte persone che grazie all’agricoltura trovano nuovi spazi di realizzazione personale. Persone con handicap fisici o psichici, dipendenze da alcol o droga, ex detenuti, e magari anche chi non trova da anni un nuovo impiego.

Le disposizioni sull’agricoltura prevedono in primo luogo che  le aziende  agricole non  siano più sinonimo soltanto di  cibo e paesaggio rurale, ma anche di welfare, di uno spazio dove le fasce deboli della popolazione possono costruire nuove relazioni sociali, fare terapia con gli animali o con le piante, ritagliandosi un posto nel mercato del lavoro.

L’inserimento dei lavoratori svantaggiati la missione principale della nuove disposizioni.

Impresa sociale viene definita come qualunque soggetto che svolga attività agricola previste dal Codice Civile (art.2135) o sotto forma di cooperativa sociale, che preveda l’inserimento di lavoratori svantaggiati.

La legge promuove l’agricoltura sociale quale aspetto della multifunzionalità delle attività agricole, per ampliare e consolidare la gamma delle opportunità di occupazione e di reddito nonché quale risorsa per l’integrazione in ambito agricolo di pratiche rivolte all’offerta di servizi finalizzati all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale di soggetti svantaggiati, all’abilitazione e riabilitazione di persone con disabilità, alla realizzazione di attività educative, assistenziali e formative di supporto alle famiglie e alle istituzioni.

Giusto riconoscimento a tante esperienze di eccellenza, spesso volontarie e autogestite, di chi ha saputo coniugare l’imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale.

Le attività dell’agricoltura sociale, in applicazione degli strumenti di programmazione agricola, sociale e socio-sanitaria regionale, sono indirizzate a:

  1. a) politiche attive di inserimento socio-lavorativo di soggetti appartenenti alle persone svantaggiate di cui all’articolo 4 della legge 8 novembre 1991, n. 381 “Disciplina delle cooperative sociali” e alle fasce deboli così come previste dalla legge regionale 3 novembre 2006, n. 23 “Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale” attraverso assunzioni, tirocini, formazione professionale aziendale;
  2. b) ambiti d’attuazione di percorsi abilitativi e riabilitativi, di cui sono titolari gli specifici servizi pubblici o privati accreditati, destinati ad attenuare o superare situazioni di bisogno o difficoltà della persona umana, connesse a problematiche di vario genere;
  3. c) iniziative educative, assistenziali e formative nonché azioni volte a promuovere forme di benessere personale e relazionale, destinate a minori, quali agri-asili, agri-nidi, centri per l’infanzia con attività ludiche e di aggregazione mirate alla scoperta del mondo rurale e dei cicli biologici e produttivi agricoli, e ad adulti e anziani, quali alloggi sociali (“social housing”) e comunità residenziali (“cohousing”) improntate alla sostenibilità ambientale e alla bioedilizia, al fine di fornire esperienze di crescita e integrazione sociale;
  4. d) progetti di reinserimento e reintegrazione sociale di minori ed adulti, in collaborazione con l’autorità giudiziaria e l’ente locale.

La legge riconosce giuridicamente le tante esperienze di eccellenza, spesso volontarie e autogestite, di chi ha saputo coniugare l’imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale. Può, infatti, cominciare dalla cura dell’orto o da un corso di panificazione il reinserimento lavorativo di persone disabili o svantaggiate.

In questo contesto l’Italia – e la Tuscia viterbese in particolare – si colloca ai primi posti dello scenario europeo con oltre mille progetti e pratiche di agricoltura sociale all’attivo.

Dobbiamo tenere presente che oggi l’agricoltura sociale conta su oltre 4 mila addetti su tutto il territorio nazionale, per un valore della produzione di 200 milioni di euro.

Dati positivi che la legge potrebbe ulteriormente incrementare attraverso la rete delle buona pratiche in cui sono state raccolte, e condivise con le imprese, i consumatori ed i trasformatori, esperienze di sostenibilità in campo ambientale, economico e sociale, in particolare nei territori della Tuscia viterbese.