Proseguono gli eventi dell’Ottava di Sant’Egidio a Orte

Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Sabato 9 settembre alle ore 17,30, presso la suggestiva sede di Palazzo Deci-Celiani, è stato programmato l’evento “Serata a Palazzo Deci-Celiani”, nel cui ambito verrà presentato il libro di Fabrizio Moretti “De laudibus Christi, il Centone di Proba Flaconia” su Proba Sempronia Falconia poetessa latina del IV secolo d.C.

Verrà delineata la figura leggendaria di Proba Seottava sant'egidiompronia Falconia, pagana nello stile e cristiana nei contenuti. In particolare la ricerca dell’autore si soffermerà sull’opera letteraria “Cento Vergilianus de laudibus Christi”, la cui edizione a stampa del 1472, fu probabilmente la prima pubblicazione di un’opera composta da una donna. Proba Sempronia Falconia Poetessa Latina è la figura di una donna patrizia romana che nel IV secolo d.C. ha onorato la città di Orte nel campo dell’arte e della poesia. Giovanni Boccaccio la inserì tra le donne illustri nel suo De mulieribus claris, compose il “Cento Vergilianus de laudibus Christi”, la cui edizione a stampa del 1472, fu probabilmente la prima di un’opera composta da una donna.

Alle ore 18,30 si terrà il Concerto di Musica Rinascimentale e barocca eseguito dall’Ensemble La Gorgone, organizzato dall’Associazione Incontri Mediterranei. A seguire la cena medievale presso la taverna della Contrada San Giovenale.

Sempre sabato 9 settembre è programmata alle ore 17 presso la Sala dell’Affresco di Giobbe la presentazione di “Ricerche e Restauri dell’Università della Tuscia”, con gli interventi di docenti, ricercatori e studenti dell’Ateneo.
Ricordiamo che la figura della poetessa romana fu riscoperta qualche anno fa con il convegno di studi “Una matrona romana al servizio della fede: Faltonia Proba e il suo Centone” a lei dedicato dall’Accademia dei “Signori Disuniti di Orte 1692”.
L’Accademia dei Disuniti aveva presentato gli studi condotti dalla dottoressa Alessia Fassina, ricercatrice nell’Università di Venezia, che aveva approfondito l’opera della poetessa, pagana nello stile e cristiana nei contenuti. La studiosa era stata sollecitata da Vladimiro Marcoccio.

Diamo alcuni cenni biografici sulla poetessa. Proba fece parte di una importante famiglia romana del IV secolo. Suo padre era Petronio Probiano, console nel 322, suo nonno paterno Pompeo Probo, console nel 310. Sposò Clodio Celsino Adelfio, praefectus urbi nel 351, dal quale ebbe almeno due figli. Ebbe anche una nipote, Anicia Faltonia Proba, che aprì le porte di Roma ad Alarico I in occasione del Sacco di Roma (410).

Faltonia Proba compose due poemi, uno solo dei quali a noi pervenuto; l’identificazione di Proba con Faltonia Betizia è quasi unanimemente accettata, anche se alcuni studiosi propongono che l’autrice dei poemi, in particolare di quello pervenuto, fosse l’omonima nipote, Anicia Faltonia Proba.
Il primo poema, forse composto quando era ancora pagana, riguardava lo scontro tra l’imperatore Costanzo II e l’usurpatore Magnenzio, argomento che toccava da vicino Proba, in quanto il marito fu prefectus urbi nel 351, dunque durante l’usurpazione. L’esistenza di tale poema è attestata dal secondo poema, quello pervenuto. L’edizione a stampa del Poema risalente al 1472, fu probabilmente la prima di un’opera composta da una donna e l’autrice è citata da Giovanni Boccaccio nel de “Mulieribus Illustribus”, come confermato, peraltro, dallo storico Giulio Roscio.
Dopo la sua conversione, Proba compose il poema epico cristiano, Cento Vergilianus de laudibus Christi. Si tratta di un centone virgiliano, cioè di un componimento ottenuto giustapponendo versi estratti dalle opere del poeta mantovano, con modifiche minime, che, nel caso in questione, corrispondono all’introduzione dei nomi biblici.
Il poema ha per argomento la creazione del mondo e la vita di Gesù, che diviene un eroe epico, e fu dedicato all’imperatore Onorio. In 694 versi è diviso in proemio e invocazione (versi 1-55), episodi dell’Antico Testamento (versi 56-345), episodi del Nuovo Testamento (versi 346-688) ed epilogo ( versi 688-694).
Dall’analisi di alcuni brani della poetessa emerge con chiarezza, oltre l’opera letteraria di riscrittura di Virgilio, la carica interiore della sua conversione al Cristianesimo, la sua sensibilità di donna che abbandona, riconsiderandoli, gli idoli della “forza”: “la brama di potere, le stragi …le crudeli guerre di tiranni….trionfi che la fama aveva riportato macchiati di sangue” che prorompe nei suoi versi: dall’abbandono degli idoli violenti e sanguinari e dello stile di vita pagana, alla novità di vita dei seguaci di Cristo a soli trecento anni dalla predicazione e dal martirio degli apostoli Pietro e Paolo che danno vita alla giovane, ma già universale, chiesa di Roma. Quello di Proba è certamente un esempio di affermazione ante litteram della sensibilità femminile, immersa nel suo tempo ma di una straordinaria attualità.