Lo sviluppo del porto di Civitavecchia e il  ruolo di retroporto dell’Interporto Centro Italia di Orte

di Stefano Stefanini

NewTuscia – Viterbo – La scorsa primavera  la Conferenza delle regioni  aveva espresso parere favorevole alle Linee guida per la redazione dei piani regolatori di sistema portuale. Il via libera è arrivato attraverso una decisione della Conferenza delle Regioni, dopo un confronto con il Consiglio Superiore del Lavori pubblici che ha portato alla  definizione di un testo condiviso.

Le strutture dell’interporto “Centro Italia” di Orte S.P.A. presieduta da Alessandro Romoli

Le strutture dell’interporto “Centro Italia” di Orte S.P.A. presieduta da Alessandro Romoli

Interessantissimi i risvolti per lo sviluppo dellintermodalità delle merci. Aspetti di area vasta: logistica, retroportualità e infrastrutture di collegamento Il nuovo approccio al tema della logistica introdotto con gli strumenti di livello europeo e nazionale richiede una particolare attenzione ad ambiti territoriali che si collocano a livello intermedio tra quello nazionale e quello locale.   

Sono gli ambiti di area vasta interessati dai Sistemi Portuali e dalle aree logistiche  di riferimento, che comprendono centri intermodali di rilancio e reti infrastrutturali di connessione tra porti e retroporti (pensiamo nel Lazio all’Interporto Centro Italia di Orte rispetto al porto di Civitavecchia); tali ambiti spesso travalicano i limiti amministrativi (siano essi regionali, provinciali o comunali o legati alle competenze delle Autorità di Sistema Portuale) e coinvolgono territori di più Regioni. Il Piano Strategico Nazionale della Portualità e della Logistica (PSNPL) individua, tra i propri obbiettivi strategici, “l’istituzione sul territorio nazionale di ambiti logistici di area vasta, anche interregionali, costituiti (….) da tutti i soggetti pubblici e privati che partecipano al loro sviluppo”,  rendendo in considerazione tutti gli attori che svolgono funzioni fondamentali per lo sviluppo della filiera logistica, includendo quindi anche i gestori dei nodi logistici e le aziende nazionali competenti in materia di infrastrutture ferroviarie, stradali ed autostradali.

L’art. 11-ter della legge 28 gennaio 1994, n. 84 (introdotto dall’art 14 del D.Lgs. 169/2016) istituisce la Conferenza nazionale di coordinamento delle AdSP, ed al comma 3 prevede che  “nell’ambito delle attività cui è preposta la Conferenza nazionale di Coordinamento delle AdSP, ai  sensi dell’articolo 4 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, in sede di Conferenza Stato-Regioni, è definito e approvato un Accordo quadro nazionale volto a integrare l’esercizio delle 11 rispettive competenze e sostenere attività di interesse comune in materia di sviluppo logistico di area vasta a supporto del sistema delle AdSP, in ambiti territoriali omogenei, anche interregionali, per il coordinamento delle politiche di sviluppo della portualità in connessione con le altre reti di trasporto su ferro, su gomma e aeree, anche ai fini delle loro integrazioni ai Corridoi europei e alle rotte del commercio internazionale.”

Il documento strategico “Connettere l’Italia – Strategia per le infrastrutture di trasporto elogistica” (DS Connettere l’Italia), che fa riferimento all’Allegato Infrastrutture al Documento di Economia e Finanza (DEF) dell’aprile 2016, evidenzia gli obiettivi strategici che costituiranno linee guida per la redazione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica (PGTL) ed orienteranno le scelte del Documento Pluriennale di Programmazione (DPP) per quanto riguarda gli interventi infrastrutturali; esso individua alcune strategie, relativamente allo sviluppo della filiera logistica, tra le quali riveste un ruolo di primo piano il puntare su “infrastrutture utili, snelle e condivise” e su forme di “integrazione modale e intermodalità” che richiedono conseguentemente il miglioramento delle catene logistiche di collegamento tra porti e retroporti con particolare riferimento al trasporto ferroviario intermodale. A sua volta il  “Discussion Paper” varato dalla Struttura Tecnica di Missione del Governo inerente “Politiche per il rilancio del Trasporto ferroviario delle merci – Intermodalità, collegamenti tra interporti, porti e piattaforme logistiche”, suggerisce di “applicare anche a interporti e piattaforme logistiche e intermodali una logica di dimensione sovra-territoriale” e di riprendere il concetto, già introdotto in precedenti atti di programmazione, di “Piattaforme Logistiche Territoriali, intese come il complesso di infrastrutture e servizi presenti su un territorio interregionale destinato a svolgere funzioni connettive di valore strategico per il territorio nazionale”, evidenziando tuttavia che è necessario “collegare questa evoluzione, importante in particolare sotto il profilo della governance, anche alla riforma dei porti” (che al momento della pubblicazione del “Discussion Paper” era ancora in fase di studio).

Le sopra richiamate ipotesi di sviluppo sono del resto coerenti con il nuovo contesto geoeconomico che si sta realizzando da un lato con l’apertura dei valichi alpini e dall’altro con il raddoppio del Canale di Suez, che rappresentano una grande opportunità per il sistema logistico italiano, ma che richiedono, per poter competere con i grandi cluster logistici del nord Europa, da un lato la prosecuzione della politica di investimenti per opere strategiche e il completamento dei corridoi europei, dall’altro l’implementazione di una governance di sistema che aumenti le capacità competitive a livello internazionale delle catene logistiche locali.

porto-civitavecchiaL’attenzione va quindi rivolta ad un sistema complesso, costituito dai porti e dai sistemi portuali, dai retroporti, interporti e piattaforme logistiche territoriali di riferimento e dai collegamenti intermodali tra essi, necessari a rendere funzionale l’ambito logistico nel complesso, perseguendo un’ottica di ottimizzazione degli investimenti e di efficienza delle strutture esistenti e programmate attraverso l’integrazione e lo sviluppo di sinergie di sistema.

In quest’ottica, traguardando anche le prospettive di sviluppo perseguite dall’Unione Europea, rivolte verso modalità più efficienti e meno inquinanti, il trasporto ferroviario delle merci, in primis quello intermodale, è parte fondamentale del sistema di trasporto merci e della logistica nazionale; sotto questo punto di vista la ferrovia può svolgere un ruolo importante nel decongestionamento dei porti attraverso opportune connessioni con i retroporti, per cui un piano di azione strategico in ambito portuale non può essere elaborato senza un ragionamento complessivo sulle connessioni ferroviarie e sulle prestazioni delle direttrici infrastrutturali di connessione del porto, che tenga conto peraltro degli standard previsti sui corridoi europei.

Sono inoltre indubbi i vantaggi che potrebbe portare in termini operativi una pianificazione estesa all’intera area logistica in termini di progettazione integrata degli interventi infrastrutturali nell’ultimo miglio ferroviario, all’integrazione e standardizzazione delle ICT di sistema, ed anche in termini di progettazione e realizzazione di interventi per l’implementazione di corridoi doganali e di integrazione della promozione e del marketing territoriale. Il coinvolgimento delle Regioni e degli Enti locali di area vasta è importante per le funzioni loro attribuite in termini di pianificazione e governo del territorio e per le indicazioni che possono dare, in coerenza con gli strumenti di pianificazione sovraordinati, attraverso i piani dei trasporti ed 13 relativi piani di attuazione settoriali, nelle materie riguardanti la logistica e le infrastrutture di supporto. Quanto sopra, e quanto segue, fatte salve in ogni caso realtà territoriali peculiari caratterizzate da sistemi portuali ed interportuali integrati, localizzati in prossimità di Paesi del Centro ed Est Europa ed al servizio anche di tali mercati. Quindi, appare auspicabile che a questo livello territoriale, integrando l’esercizio delle proprie competenze istituzionali con quelle del governo nazionale, sia dato particolare impulso ai seguentiaspetti:

  1. a) promozione delle catene logistiche dei porti-corridoio anche attraverso accordi di partenariato fra sistemi portuali e gestori di piattaforme logistiche, al fine di incrementare e rendere piùcompetitivi i flussi di trasporto;
  2. b) rafforzamento dell’integrazione tra i vari componenti della filiera logistica attraverso progetti integrati di sviluppo infrastrutturale, organizzativo, e la condivisione di piattaforme ICT comuni con lo scopo di ottimizzare le prestazioni del sistema logistico;
  3. c) adozione di strategie finalizzate alla riduzione degli impatti ambientali generati dalle attività di trasporto attraverso l’integrazione modale e l’uso di tecnologie sostenibili, nonché la promozione del trasporto intermodale in specie marittimo e ferroviario;
  4. d) promozione della razionalizzazione dell’uso del territorio e adozione di iniziative di marketing territoriale volte a valorizzare l’offerta di servizi ed infrastrutture sia per quanto riguarda i mercati globali, sia per quanto riguarda le imprese sul territorio;
  5. e) promozione del sistema logistico su area vasta e predisposizione di progetti integrati per la soluzione dei principali “colli di bottiglia” delle reti; f) promozione degli interventi infrastrutturali necessari per il funzionamento del sistema logistico da proporre per l’inserimento nelle programmazioni settoriali territoriali e, previo accordo con il Governo, nei contratti di programma dei gestori delle infrastrutture nazionali; g) sviluppo, in collaborazione con l’Agenzia delle Dogane, dei “fast corridors” ferroviari e/o su vie navigabili tra porti ed interporti.

Pertanto, si ritiene opportuno che di tale livello di pianificazione/programmazione di area vasta, finalizzato a consentire la migliore operatività ed efficienza dei distretti logistici e a cui la AdSP sono necessariamente chiamate a fornire il loro apporto fondamentale, si tenga debitamente conto nella redazione dei Piani Regolatori di Sistema Portuale. Ciò al fine di recepirne le indicazioni e, conseguentemente, di realizzare ed esaltare le sinergie definite a livello di singolo distretto logistico.