NewTuscia – Oggi, come in passato, il compito più importante per l’educatore, genitore o insegnante, è quello di aiutare il bambino a trovare un significato alla

vita.

L’acquisizione della comprensione del significato non è improvvisa, il bambino, man mano che cresce, impara gradualmente a capire e a capirsi meglio e solo così potrà stabilire rapporti positivi con se stesso e gli altri.

Bettelheim sostiene il carattere educativo delle fiabe; le trova importanti per le scelte e la formazione del futuro cittadino del mondo.

Attraverso l’interpretazione psicoanalitica, Bettlheim offre una panoramica sull’impatto emotivo e formativo che la fiaba esercita sui bambini a tutti i livelli della loro personalità.

Gioia Nibbio

D.ssa Gioia Nibbio

Nel libro “Il mondo incantato” (1977), spiega cliberamente psicologiaome le fiabe pongono il bambino di fronte ai principali problemi del genere umano: il bisogno di essere amati, l’angoscia della separazione, la paura della morte ecc.., esemplificando tutte le situazioni e incarnando il bene e il male in determinati personaggi, rendendo chiaro ciò che nella realtà è confuso e ambiguo.

Bettlheim trova giusto il carattere non ambivalente dei personaggi fiabeschi: o solo buoni o solo cattivi, come non siamo nella realtà. Le fiabe esprimono in modo simbolico un conflitto interiore e poi suggeriscono come può essere risolto.

La fiaba sviluppa la creatività. Streghe, orchi, fate, draghi, sono personaggi che custodiscono un patrimonio di risorse e premesse.  Le fiabe sono strumenti educativi preziosi.

Il potere delle fiabe sta proprio nel trasmettere messaggi sempre attuali conservando significati profondi che passano attraverso il conscio, il subcoscio e l’inconscio, placando le ansie esistenziali.

La fiaba secondo Bettelhem può essere definita “un dono d’amore” per il bambino. Essa rassicura, infonde speranza nel futuro, suggerisce che sempre il protagonista, con il quale il bambino si identifica, arriverà a buon fine anche se deve superare prove difficili: lasciare i genitori, perdersi nel bosco, imbattersi contro streghe, mostri, lupi; convince il bambino che egli deve combattere contro se stesso per comprendere e affermare la sua personalità.

Lasciare la famiglia, intraprendere un lungo viaggio, sono temi che ricorrono spesso nelle fiabe, alla luce di un’interpretazione di autori moderni il viaggio è l’elemento che caratterizza e trasforma il processo culturale della conoscenza.

I viaggi vanno a costituire un complesso simbolico attraverso il quale conoscere lfavola-fiaba’altro da sé, e quindi il resto del mondo.

La fiaba svolge una funzione terapeutica in quanto la persona trova le proprie soluzioni, meditando su quanto la storia possa essere simile al suo percorso di vita e ai suoi percorsi interiori. In una fiaba i processi interiori sono esteriorizzati e diventano comprensibili attraverso la rappresentazione dei personaggi della storia e dai suoi eventi.

La natura non realistica della fiaba è un importante ingrediente, perché evidenzia che il proposito della fiaba non è quello di comunicare utili informazioni circa il mondo esterno , ma di chiarire i processi interiori dell’individuo.

Sia il mito che le fiabe ci parlano del linguaggio di simboli che rappresentano un contenuto inconscio. Essi fanno appello alla mente conscia e inconscia, a tutti e tre i suoi aspetti Es, Io e  Super-Io; ecco il perhé della loro efficacia .

Per mito intendiamo il racconto che riguarda le divinità o gli esseri divini nella cui realtà il popolo crede.

Ci riferiamo alla fede non in senso psicologico ma in senso storico.

Tra mito e fiaba esistono analogie e delle differenze intrinseche.

Nel mito l’avvenimento è descritto come miracoloso, grandioso e non potrebbe capitare ai comuni mortali. Anche nella fiabe gli eventi sono improbabili e insoliti, ma a differenza del mito sono presentati come ordinari e come qualcosa che potrebbe accadere a tutti.

Una delle differenze sostanziali tra queste due storie è il finale che nei miti è quasi sempre tragico e pessimistico a differenza della fiaba in cui prevale il lieto fine e una visione ottimistica.

Il pessimismo dei miti è impersonificato in quel paradigmatico mito della psicoanalisi che è la tragedia di Edipo.

Il mito di Edipo suscita nell’adulto potenti reazioni emotive come qualsiasi tragedia, meditando su quello che suscita per lui la storia lo spettatore può arrivare a far luce sui propri pensieri e sentimenti e il materiale in precedenza inconscio può prestarsi ad una elaborazione cosciente.

La storia di Edipo, delle sue azioni e delle sue sofferenze, può portare l’adulto a comprendere quelle che fino ad ora sono state le sue ansie fanciullesche, preservate nella mente incoscia.

Il mito infatti si riferisce ad eventi di epoche remotissime, proprio come le ansie e i desideri edipici dell’adulto che affondano le radici in un lontano passato.

Il mito non reca in sé un messaggio ammonitore come nella fiaba che ci porta ad agire in un modo non pregiudizievole e ingannatorio.

Il complesso di Edipo è il problema cruciale dell’infanzia ed il conflitto nel bambino  molto piccolo è inevitabile. Il bambino più grande cerca di liberarsene attraverso l’istaurarsi di legami affettivi con altre persone.

La fiaba offre del materiale fantastico che suggerisce al bambino in forma simbolica in cosa consiste la battaglia per la crescita e garantisce un lieto fine.

Gli eroi mitici offrono eccellenti immagini per lo sviluppo del Super-Io,ma le richieste che incarnano sono rigide e scoraggiano il bambino verso l’integrazione della propria personalità. Gli eroi mitici sono di dimensioni sovrumane ed inducono il bambino ad avvertire la propria piccolezza quando si confronta con loro.

La lotta per emulare le gesta dei grandi personaggi genera sentimenti di inferiorità ed inadeguatezza.

A differenza di quanto succede nel mito, gli eventi più inconsueti non rendono sovraumano l’eroe di una fiaba ma umano. La fiaba parla di persone comuni, simili a noi con le nostre speranze, paure e sofferenze.

Un bambino si fida della sua fiaba perché la visione del mondo della fiaba concorda con la sua e risponde ai pressanti interrogativi che accompagnano l’infanzia.

Io credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire ad educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare

delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo.

 

Dott.ssa Gioia Nibbio –Psicologa Clinica, Psicoterapeuta in formazione presso la scuola di Psicoterapia Umanistica –Integrata ASPIC , sede di Roma .

Svolge in forma privata  attività di consulenza, sostegno  e diagnosi psicologica  a Capodimonte (VT) e presso  la sede ASPIC di Viterbo .

 

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