Avv. Vanessa Ercoli

NewTuscia – Tornano ad essere obbligatori i vaccini nelle scuole italiane. L’obbligo di vaccinazione per l’iscrizione a scuola, infatti, non rappresenta una novità in Italia, poiché fu già prevista nel 1967 e rimasta in vigore fino al 1999.

Doctor giving a child an intramuscular injection in arm, shallow DOF

L’8 giugno scorso è entrato in vigore il decreto legge n. 73/2017, approvato il 19 maggio 2017, con il quale sono state introdotte urgenti disposizioni in materia di prevenzione vaccinale al fine di tutelare la salute pubblica e garantire condizioni di sicurezza epidemiologica, superando l’attuale frammentazione normativa.

Una necessità nata a causa dell’aumentare di casi di malattie che si pensavano praticamente debellate. A tale scopo è stata sancita, per i minori dai zero ai sedici anni, l’obbligatorietà e la gratuità di dodici tipi di vaccinazioni, elencate all’articolo 1 del decreto: anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti-Haemophilusinfluenzae tipo B; anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella.
L’obbligo è escluso in caso di immunizzazione a seguito di malattia naturale, comprovata dal medico curante o dall’analisi sierologica ed è, inoltre, possibile omettere o differire le vaccinazioni “in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta”.

Le 12 vaccinazioni previste nel decreto dovranno essere somministrate a tutti i nati dal 2017 in poi. Per i nati dal 2001 al 2016, invece, sono previsti i vaccini contenuti nel “Calendario vaccinale nazionale” seguendo le indicazioni per ogni anno di nascita. Per i nati dal 2001 al 2017 il servizio di vaccinazione sarà gratuito e non si pagherà nemmeno quando sarà necessario recuperare somministrazioni che non sono state effettuate in tempo.

L’inosservanza dell’obbligo espone i genitori e i tutori ad una sanzione amministrativa compresa tra i 500 ed i 7.500 euro, che può essere evitata soltanto provvedendo a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale entro il termine indicato nell’atto di contestazione dell’Azienda sanitaria locale. Decorso inutilmente tale termine, la Asl ne dà segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni per la sospensione della potestà genitoriale.

La documentazione deve essere presentata entro il termine di scadenza per l’iscrizione e può essere sostituita da un’autocertificazione; in questo caso la documentazione deve essere consegnata entro il 10 luglio di ogni anno. I dirigenti scolastici, entro 10 giorni dalla scadenza dei termini, sono tenuti a segnalare la mancata presentazione della documentazione alla Asl, poiché la mancata segnalazione può integrare il reato di omissione di atti d’ufficio punito dall’art. 328 del codice penale. Successivamente, l’ufficio di igiene convoca i genitori, cerca di convincerli qualora fossero contrari a questa forma di prevenzione e dà loro un termine per mettersi in regola.

Solo per le scuole dell’infanzia, incluse quelle private non paritarie, la documentazione costituisce requisito di accesso. Per gli altri gradi di istruzione, invece, sono previsti solo richiami e sanzioni.

Per l’anno scolastico 2017/2018, è stato disposto un regime transitorio: la documentazione, infatti, dovrà essere consegnata entro il 10 settembre 2017 e potrà essere sostituita da autocertificazione, a patto che l’effettiva documentazione sia trasmessa entro il 10 marzo 2018.

In territorio europeo, da un’indagine comparativa del 2010 sull’attuazione dei programmi vaccinali condotta su 27 Paesi dell’Unione europea, risulta che 14 dei 29 Paesi hanno almeno una vaccinazione obbligatoria nel loro programma, mentre negli altri 15 non ci sono vaccini considerati obbligatori ma soltanto raccomandati. Nonostante questo, però, non ci sono neanche rischi di epidemie, come invece sta succedendo nel nostro Paese, perché il livello di responsabilità della popolazione è molto elevato.

In Europa soltanto la Germania, oltre l’Italia, ha previsto l’obbligo di alcune vaccinazioni per essere l’ammissione a scuola.

Dando uno sguardo nel resto del mondo, curioso è il caso dell’ Australia dove la legge sui vaccini presenta un titolo emblematico: “Niente puntura, niente soldi”. Questo perché chi non vaccina i propri figli non può utilizzare alcuni servizi statali e non può usufruire di alcuni tipi di agevolazione fiscale.  Dunque una politica ancora più punitiva rispetto all’Italia.

Tornando nel nostro Paese, voglio, infine, ricordare che, fino ad oggi, anche se il vaccino era considerato obbligatorio, la legge non prevedeva particolari sanzioni per i genitori che avessero scelto di non vaccinare i bambini. Ora, il decreto n. 73/2017 consolida la strada della coercizione portando con sé l’inevitabile conseguenza di inasprire un dibattito già acceso che deriva, secondo me, da un diffuso atteggiamento di sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei medici.

Purtroppo, oggi, gli italiani si fidano di più di quello che trovano su Internet o del parere della vicina di casa che fa la segretaria in uno studio di commercialisti e di medicina non ne sa nulla, piuttosto che del proprio medico.