Stefano Stefanini

BIGIOTTI PAPA BENEDETTO

etto XVI  –  che aveva dedicato  la sua tesi di dottorato alla “Teologia della Storia” nel pensiero del primo teologo francescano  – effettuò  a Bagnoregio nel pomeriggio di domenica 6 settembre 2009.

Il sindaco di Bagnoregio Francesco Bigiotti con Papa Benedetto XVI quando venne a Bagnoregio

Dopo l’esortazione pronunciata nella valle di Faul a Viterbo a “Vivere coerentemente il Vangelo con la famiglia umana, al passo con i tempi” , papa  Ratzinger  volle rivolgere  nel pomeriggio di domenica 6 settembre 2009  di fronte a tantissimi fedeli ed al sindaco Francesco Bigiotti, l’omaggio all’insigne maestro di pensiero e  fonte di  ispirazione teologica: con Bonaventura – primo teologo dell’Ordine di Francesco di Assisi –  per papa Benedetto XVI “spira già il soffio di un tempo nuovo in cui il desiderio dello splendore dell’altro mondo è plasmato da un profondo amore per questa terra sulla quale noi viviamo. Alla chiesa che spera nella pace per un “giorno avvenire” è affidato l’amore per il presente”.

Il viaggio ascensionale verso Dio si riverbera nella bellezza del creato e delle sue creature. Una chiara esortazione alla tutela dell’ambiente da attuare con la forza della fede e della ragione.

A ottocento anni dalla sua nascita ripercorriamo la sua vita. Bonaventura nacque a Civita di Bagnoregio molto probabilmente nel 1217 da Giovanni Fidanza e da Maria di Ritello. All’inizio portò il nome del padre che forse era medico, in seguito gli venne aggiunto o sostituito “Bonaventura”.

Della sua infanzia si conosce pochissimo. Lui stesso racconta che, ancora fanciullo, venne guarito da una pericolosa malattia per l’intercessione di san Francesco. Nella bolla di canonizzazione “Superna Coelestis Patria” del 14 aprile 1482, il Papa Sisto IV ricorda la presenza di Giovanni tra i frati del convento di san Francesco “vecchio” che si trova a metà strada tra Civita e Bagnoregio da non confondersi con san Francesco “nuovo” che si trova ad occidente. Oggi del convento di san Francesco vecchio resta solo la così detta “Grotta di S. Bonaventura”, forse un angolo dove i frati andavano a cercare la solitudine e dove forse anche Bonaventura o da studente o in una delle sue probabili visite a Bagnoregio, ha sostato. A Civita, della casa di san Bonaventura non è rimasta che una grotta accessibile solo attraverso una scala in ferro sospesa nel precipizio. Le sue pietre, raccolte e trasportate nel convento di san Francesco nuovo sono servite per edificare un tempietto che ancora esiste.

Il 14 marzo 1490, a seguito della ricognizione e della traslazione del corpo del Santo a Lione, venne estratto il braccio destro che, custodito in una preziosa teca d’argento a forma di braccio, venne portato a Bagnoregio l’anno successivo dal Ministro Generale dell’Ordine dei Francescani Francesco Sansone. Oggi il Santo Braccio è custodito nella  Cattedrale di Bagnoregio. Per ricordare questa Traslazione in città si fa festa oltre che il 15 luglio, anche il 14 marzo.

Non sappiamo quando Bonaventura abbia  lasciato Bagnoregio per studiare a Parigi, nè conosciamo la parte avuta dai genitori o dai frati nella decisione, ma è facilmente intuibile l’appoggio dei francescani, ben radicati anche in Francia ad un loro studente, anche se quando è partito forse non pensava di farsi frate. Studiò alla Sorbona di Parigi dove, nel 1243, divenne Dottore di Arti. Avendo poi scelto di seguire Francesco, prese la strada della teologia seguendo le lezioni di Alessandro d’Ales che gli ha fatto “più amare la vita del Beato Francesco”.

Questo stimato maestro dirà di San Bonaventura: “sembra che in lui Adamo non abbia peccato”.

Il 23 ottobre 1257, quando era già ministro generale, potè entrare come professore universitario nel corpo accademico della Sorbona. Qualche mese prima, il 2 febbraio 1257, nel convento dell’Ara Coeli a Roma, veniva eletto Ministro Generale dei Francescani anche se si trovava a Parigi. Come settimo successore di San Francesco coprirà questa carica per 17 anni. La fama, la dottrina, la mitezza, la chiarezza di idee e la sua energia avevano convinto i padri capitolari presieduti da Papa Alessandro IV ad eleggerlo. Quello era un momento assai delicato per l’Ordine Francescano e Bonaventura venne giudicato all’altezza. Infatti non si lasciò mai sviare dalla “sinistra cura” come dirà Dante, lasciandosi guidare solo dalla verità. Nonostante il gravoso incarico, continuò a predicare, ad insegnare, a far conferenze, a dirigere le anime ed a consigliare Re e Papi.   Nel 1273 venne creato Cardinale e vescovo di Albano e nel 1274 partecipò al Concilio di Lione divenendone anima ed oracolo. O per l’eccessiva fatica o per la cagionevole salute morì nella notte tra il 14 ed il 15 luglio 1274. Al suo funerale parteciparono tutti padri conciliari. Fu canonizzato il 14 aprile 1482 da Sisto IV.

Nel 1588 Sisto V lo dichiara “Dottore Serafico”. Nel 1643 Bagnoregio lo proclama Patrono principale della città insieme a sant’lldebrando e nel 1986 viene proclamato comprotettore della ristrutturata diocesi di Viterbo insieme a Santa Rosa e a Santa Lucia Filippini, mentre Patrona principale della Diocesi viene proclamata la Madonna della Quercia. Nello stesso periodo viene intestata a lui la parrocchia principale della Città di Bagnoregio già “Parrocchia di San Nicola”.

Le sue numerose opere illuminano la mente e riscaldano il cuore tanto che Leone XIII ebbe a dire: “dalla loro lettura siamo rapiti in estasi e condotti a Dio”.   Tra le opere di carattere esegetico, mistico, ascetico, filosofico, teologico ed oratorio spicca l’ “Itinerarium mentis in Deum” che, insieme ad altri scritti, sembra scritto più col cuore che con la penna.

Perfetto seguace di San Francesco ne assimila gli insegnamenti e li trasmette con la vita e la dottrina. Innamorato della Parola di Dio la legge e trascrive tutta più volte fino ad impararla a memoria.
Come Francesco, Bonaventura ama le creature nelle quali vede impressa l’orma di Dio

tanto che nell’ltinerarium scrive: “apri gli occhi, tendi l’orecchio, disserra le tue labbra, eccita il cuore a vedere, intendere, lodare, amare, glorificare Dio in tutte le cose, se non vuoi che insorga contro di te tutto l’universo”.
Come sarebbe bello se gli uomini di oggi riuscissero a scorgere Dio nelle creature e negli eventi storici sintonizzandosi con il canto degli astri, degli oceani, dei monti, delle valli, dei fiumi, degli uccelli, dei fiori e dei frutti che si leva incessante verso Dio.    Bonaventura chiede all’uomo di ogni tempo di riconoscere la presenza di Dio nelle realtà terrestri perchè solo in questa visuale si possono vincere le suggestioni dell’edonismo, della desacralizzazione e del secolarismo.

L’esperienza di Bonaventura deve farci riflettere come uomini e donne del nostro tempo e in questo anno dell’ottavo centenario la città di Bagnoregio ci fornirà momenti di riflessione e riscoperta del suo messaggio utile per le nostre esperienze di vita.