Giornata dell’Europa, presentazione del Libro “La dimensione sociale dell’Europa dal Trattato di Roma del 1957 ad oggi” a Orte

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Stefano Stefanini

NewTuscia – ORTE – Si svolgerà sabato 6 maggio il convegno promosso dall’Associazione P’Orte Aperte, in collaborazione con il Comune di Orte, sul tema “Europa e Prospettive” con la presentazione del libro “ La dimensione sociale dell’Europa dal Trattato di Roma del 1957 ad oggi” .

Il libro Orte2La dimensione sociale dell’Europa dal Trattato di Roma del 1957 ad oggi” che verrà presentato e distribuito ai presenti, in particolare ai giovani alunni dell’Istituto d’Istruzione Superiore di Orte, è stato pubblicato dall’Istituto Studi Politici San Pio V in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche IDOS per commemorare il 60 anniversario del Trattato istitutivo di Roma del 1957 della Comunità Economica Europea,  con particolare riferimento alla dimensione sociale dell’Europa e come tentativo di riavvicinare l’Europa agli Cittadini Europei.

Il testo si articola in tre grandi capitoli tematici:

  1. Aspetti storici e istituzionali, con i trattati, le tappe dell’allargamento, l’evoluzione dell’istituto della libera circolazione di persone e delle merci,
  2. La seconda parte tratta delle dimensioni e prospettive sociali europee dell’attualità politica, comunitaria e internazionale, come  il ruolo della Corte di Giustizia Europea , il pluralismo religioso, le politiche per l’imprenditoria ed il lavoro, la mobilità studentesca e la politica culturale, la situazione demografica europea nel contesto mondiale, la ricerca scientifica, le politiche di coesione territoriale, la dimensione internazionale dell’Europa in relazione alle crisi umanitarie, all’Africa ed alle aspettative della diaspora originaria di questo continente.
  3. Il terzo capitolo del libro delinea i tratti dei protagonisti dell’integrazione europea, dai fondatori Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman e Altiero Spinelli, sino a Jaques Delors e Romano Prodi ed il loro ruolo propulsivo esercitato come presidenti della Commissione Europea .
  4. Con l’obiettivo di riappropriarsi degli obiettivi di apertura e credito al futuro e fiducia nell’integrazione europea   che l’Italia come nazione fondatrice può conferire ad un nuovo corso delle politiche europee più sociali e più vicine ai cittadini.

Presso la Sala delle Bandiere di Palazzo Nuzzi, sede municipale, alle ore 18 il convegno si articolerà con il saluto introduttivo del sindaco di Orte, Angelo Giuliani, gli interventi del dott. Benedetto Coccia dell’Istituto di Studi Politici San Pio V, su “Nascita ed evoluzione dell’Europa Unita”.

Il dott. Franco Pittau, del Centro Studi e Ricerche IDOS, approfondirà il tema “L’immigrazione nel contesto

dell’Unione Europea”. Il prof. Sante Cruciani  dell’Università della Tuscia svilupperà le prospettive internazionalistiche de “ Il futuro dell’Europa nel mondo globale”, mentre Essane Clarisse Niagne, presidente dell’Associazione P’Orte Aperte tratterà il tema “Proposte della Diaspora Africana”.

Le conclusioni del Convegno verranno delineate dalla prof. Rachele Schettini, presidente di “Europa 2010”.

Chi scrive modererà gli interventi, come direttore responsabile della rivista d’informazione, opinione, cultura e  marketing territoriale “Il Centro Italia” e vice direttore di “newtuscia.it” .

Ricordiamo che il Convegno sarà preceduto alle ore 16 dalla visita guidata ad Orte Sotterranea ed ai Musei della città .

Ricordiamo che il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha avuto modo di precisare nel suo discorso sui 70 anni dei Trattati di Roma precisato: “Oggi, come sessanta anni fa, abbiamo bisogno dell’Europa unita, perché le esigenze di sviluppo, di prosperità del nostro Continente sono, in maniera indissolubile, legate alla capacità collettiva di poter avere voce in capitolo sulla scena internazionale, affermando i valori, le identità, gli interessi dei nostri popoli.

Nel 1957, e ancor prima, quando i Padri fondatori, Adenauer, De Gasperi, Monnet, Schuman, Spaak, concepirono il primo disegno di integrazione, l’identità europea non era oggetto di dubbi o di discussione.   I lutti, la fame, le macerie, le malattie, l’angoscia esistenziale provocate dalle due guerre mondiali – da est a ovest, da nord a sud – accomunavano milioni di europei che, con sempre maggiore insistenza, si chiedevano “perché?” rivolgendosi alle rispettive classi dirigenti con un categorico “mai più!”.

Era del tutto evidente, e comprensibile a tutti, quali erano state le conseguenze dell’aver tradito – per ben due volte nel breve volgere di pochi anni – i valori della civiltà europea.

La chiamata a raccolta dei Padri fondatori stava appunto nell’aver ricordato che l’Europa dell’apertura e della solidarietà, dell’arte e delle scienze, l’Europa del libero pensiero, della tolleranza e dell’integrazione, l’Europa dei commerci, doveva ritrovare il proprio percorso e poteva farlo soltanto insieme, riunendo le capacità e il futuro dei Paesi e dei popoli del Continente.

Il capo dello Stato Sergio Mattarella  ha sottolineato  nel suo discorso alle Camere riunite per il 60 dei Trattati di Roma come il 29 luglio 1947, in Parlamento, Luigi Einaudi, a pochi mesi dalla sua elezione a presidente della Repubblica, preannunciando il suo voto favorevole al Trattato di pace, aveva pronunciato queste parole:

Invano gli Stati sovrani elevavano intorno a sé alte barriere doganali per mantenere la propria autosufficienza economica. Le barriere giovavano soltanto ad impoverire i popoli, a inferocirli gli uni contro gli altri, a far parlare a ognuno di essi uno strano incomprensibile linguaggio di spazio vitale, di necessità geopolitiche, e a far a ognuno di essi pronunciare esclusive scomuniche contro gli immigrati stranieri, quasi il restringersi feroce di un popolo in se stesso potesse, invece di miseria e malcontento, creare ricchezza e potenza”.

Soggiungeva, auspicando gli Stati Uniti d’Europa, come nell’idea di Altiero Spinelli : “non basta predicarli. Quel che importa è che i Parlamenti di questi minuscoli Stati i quali compongono la divisa Europa, rinuncino a una parte della loro sovranità a favore di un Parlamento nel quale siano rappresentati, in una Camera elettiva, direttamente i popoli europei nella loro unità, senza distinzione tra Stato e Stato e in proporzione al numero degli abitanti e nella camera degli Stati siano rappresentati, a parità di numero, i singoli Stati”.

L’alternativa reale, in altre parole, ci dice Einaudi, da settanta anni, è – ancor oggi, tra la frantumazione e l’irrilevanza di ciascuno e, invece, un processo di unificazione basato non sull’egemonia del più potente ma su uno sviluppo pacifico per mezzo di istituzioni federali e democratiche (è, questa, la lezione di Altiero Spinelli), con eguaglianza di diritti e doveri per tutti gli Stati, grandi e piccoli, che liberamente decidano di aderirvi.  Del resto, anche Winston Churchill, l’anno precedente, aveva auspicato una struttura che ricostruisse la famiglia dei popoli europei e le permettesse di vivere in pace, in sicurezza e in libertà: “una sorta – disse – di Stati Uniti d’Europa”.

In questi sessant’anni di storia l’Europa è riuscita a mantenere la promessa centrale e fondante della propria identità:  La guerra è stata tenuta lontana e, per la prima volta da tempo immemorabile, tre successive generazioni non ne hanno conosciuto la barbarie.

Non impossibili ritorni a un passato che non c’è più, non muri che scarichino i problemi sugli altri senza risolverli, bensì solidarietà fra Paesi, fra generazioni, fra cittadini che condividono una stessa civiltà.

Il presidente Mattarella ha infine richiamato: “Quando l’Italia, di nuovo libera e democratica, muoveva i suoi primi passi nella Repubblica, Alcide De Gasperi: “Per resistere è necessario ricorrere alle energie ricostruttive ed unitarie di tutta l’Europa. Contro la marcia delle forze istintive e irrazionali non c’è che l’appello alla nostra civiltà comune: alla solidarietà della ragione e del sentimento della libertà e della giustizia”. Facciamo più che mai nostre queste parole.