Gaetano Alaimo
NewTuscia – CIVITA CASTELLANA – Distretto della ceramica di Civita Castellana, l’Osservatorio nazionale dei distretti italiani fa il punto della situazione economica. Dati interessanti quelli emersi dal Rapporto 2015 sui distretti economici italiani, sesta edizione di un’indagine effettuata per la prima volta nel 2010 dalla Federazione dei Distretti Italiani e da Unioncamere, mentre dal 2015 l’analisi viene fatta dall’Istituto Tagliacarne.
Evitando un quadro di dettaglio che può essere consultato direttamente all’indirizzo http://www.osservatoriodistretti.org/, si può dire che, dal 2015, ci sono i primi segnali di uscita dalla stagnazione, soprattutto per l’influsso positivo dato, in questo decennio, dall’export in Europa e Usa ma, soprattutto, dalla crescita esponenziale dei contatti commerciali con i nuovi mercati orientali e russo.
Il Distretto industriale della ceramica di Civita Castellana comprende otto Comuni: astel Sant’Elia, Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Faleria, Gallese, Nepi e Sant’Oreste. La specializzazione produttiva negli articoli sanitari e per l’arredo-bagno e tutti gli altri manufatti collegati, sono stati per anni fonte di reddito e prosperità per tutta la provincia di Viterbo. Dal 2008 la crisi economica ha attanagliato le imprese: molte hanno chiuso e, le più forti e dinamiche, hanno deciso di investire nel mercato europeo e globale per evitare la chiusura.
Il Centro Ceramica di Civita Castellana ha raccolto, nel corso degli anni, tutti i dati delle imprese del Distretto, permettendo un’analisi dettagliata e puntuale sulla situazione economica del comprensorio civitonico. Un successo anche istituzionale, quello del Distretto della ceramica, che è stato il primo ad essere riconosciuto ufficialmente, già nel 2002, dalla Giunta della Regione Lazio. Un’avanguardia nel Lazio, quindi.
I dati che ha fornito il Rapporto dell’Osservatorio sui distretti italiani parla chiaro: nel 2014 le imprese esistenti nell’area economica civitonica erano 287 (-2,70% rispetto al 2013). Maggiore calo % si rileva nel numero di imprese fino a 49 addetti (-3,76%), mentre gli addetti totali del Dostretto nel 2013 (ultimo dato ufficiale disponibile) erano 2.791, con un calo dell’1,85% sul 2012.
In grande crescita, invece, il dato sulle esportazioni. Nel 2014 tutte le imprese del Distretto della ceramica hanno avuto un export di 110 milioni di euro, con un surplus del 5,97% rispetto al 2013. Questo è, a mio avviso, il fatto principale che ha salvato tantissime aziende dalla chiusura. L’export ha permesso, alla imprese che hanno accolto positivamente la sfida di internazionalizzare le proprie attività, di limitare i danni della crisi, della concorrenza spesso sleale di mercati emergenti (che hanno leggi molto meno severe e costo della manodopera molto basso), la maggiore innovazione di altre imprese sulle stesse produzioni.
Quello che risulta dall’analisi dell’Osservatorio è che, almeno da 18 mesi a questa parte, il trend è tornato in area positiva sia per la produzione che per altri fattori: più lento sarà il riassorbimento dell’occupazione ma, procedendo di questo passo, nei prossimi anni dovremmo uscire dalla crisi.















